LarinoTribunaleTERMOLI – Esce dal carcere Luigi Turdò, l’imprenditore termolese ed ex assessore comunale nella scorsa legislatura arrestato dalla Guardia di Finanza di Termoli nell’ambito di una inchiesta per frode e bancarotta fraudolenta. La moglie, colpita da un provvedimento cautelare con confino ai domiciliari, è tornata in libertà con obbligo di dimora a Termoli. Attenuata la misura anche nei confronti del consulente del lavoro dell’imprenditore, inizialmente ai domiciliari ed ora libero con l’obbligo di dimora. Revocato il divieto di espatrio per un’altra delle persone coinvolte a cui era stato imposto di non allontanarsi dall’Italia.

Queste le decisioni del Gip del Tribunale di Larino Cappitelli che, oggi pomeriggio, ha accolto le istanze presentate dai difensori degli indagati. “Sono pienamente soddisfatto – ha commentato il penalista termolese Domenico Bruno, difensore del commercialista – in quanto sono state riconosciute dal giudice nella sostanza le motivazioni di richiesta della revoca di misura cautelare anche se la tematica sarà oggetto di approfondimenti. Abbiamo dimostrato di aver restituito tutta la documentazione contabile agli imprenditori nel 2013 un anno prima rispetto alle contestazioni degli inquirenti”. Soddisfazione anche per il legale di fiducia della famiglia Turdò, Benedetto Cianci.

Per la Procura Turdò sarebbe il regista occulto delle 7 società aperte e chiuse in 27 anni di attività, dal 1988 al 2012. L’imprenditore sarebbe riuscito a costituire le diverse imprese gestite sempre da altre persone a lui vicine con un periodo di vita delle ditte inizialmente di una decina di anni e poi sempre più breve fino alle ultime attive solo per 2-3 anni.
L’inchiesta, coordinata dal Sostituto procuratore di Larino Carrai, ha portato gli inquirenti ad effettuare accertamenti e riscontri investigativi molto dettagliati in varie città d’Italia come Foggia, Napoli, Padova e persino all’estero, in America, dove l’imprenditore si era trasferito negli ultimi tempi così da ricostruire l’intero mosaico di illeciti.

Tra gli ultimi tasselli messi assieme dai finanzieri, la verifica delle somme trasferite proprio oltreoceano. A far scattare l’indagine, alcune segnalazioni giunte alla Finanza di Termoli e la capacità degli investigatori locali di riuscire a rimettere assieme un quadro molto complesso di società divenute “scatole vuote”, fatture false, trasferimenti e giri di denaro tra figli, prestanomi e ditte, acquisti e vendite di una barca, di una casa vacanze a Capracotta (Isernia) ed altri immobili. Uno dei fornitori di materiali non pagati era giunto a vantare un credito di un milione di euro rischiando a sua volta il fallimento in attesa del saldo del grosso debito da parte dell’imprenditore.