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Sul sito che pubblicizza e supporta il “Dibattito Pubblico” , viene citata la Legge Regionale della Toscana (LR 46/2013) da cui si prende spunto per l’innovativo processo partecipativo in salsa termolese.
Tuttavia il prof. Olivetti omette di inserire nella fase di “Conclusione del Dibattito” , cosa che in realtà è prevista nell’art. 12 della Legge Regionale, l’eventualità di rinunciare all’opera. Ma questo ovviamente non può essere nemmeno contemplato nell’esperimento termolese (Mica sono venuto a Termoli a cambiare aria, diceva qualcuno) e lo ribadisce senza pudore lo stesso “Garante del Dibattito” quando puntualizza che comunque: resta fermo il principio di democrazia rappresentativa e la podestà dell’Amministrazione di fare le sue scelte.
Qualcuno potrebbe pensare che sia innovativo, democratico e partecipativo questo dibattito pubblico, e lo sarebbe certamente stato se soltanto si fosse organizzato almeno un anno fa e soprattutto prima dell’aggiudicazione della gara. Ora non è nient’altro che indorare una pillola amara, una presa per i fondelli, una totale ipocrisia.
Un’altra grave distorsione allo strumento del Dibattito Pubblico promosso dall’Amministrazione è la definizione dell’obiettivo perseguito ovvero:“quello di informare la cittadinanza su tutti gli aspetti del progetto, accogliere le osservazioni dei soggetti portatori di interesse legittimi e consentire all’Amministrazione e alla ditta di valutare gli esiti prodotti da questa fase di partecipazione”.
In verità, il prof. Olivetti ci dovrebbe insegnare che gli obiettivi principi di un dibattito pubblico, così come cita la Legge della Regione Toscana che hanno preso come esempio, sono ben altri e riguardano: l’integrazione delle azioni istituzionali con processi e strumenti di democrazia partecipativa e soprattutto la promozione della partecipazione degli abitanti alla costruzione, definizione ed elaborazione delle politiche pubbliche.
In ultimo quello che lascia maggiormente amareggiati è il fatto che alla fine del Dibattito Pubblico sarà, udite bene, la Ditta De Francesco e non l’Amministrazione Comunale, a decidere se presentare variazioni al progetto, se presentare le modifiche recepite, se confermare il progetto.
In poche parole la Ditta De Francesco, una ditta privata che cura giustamente i propri interessi e non certo quelli dei cittadini di Termoli, prerogativa che dovrebbe spettare ad un Sindaco e alla sua amministrazione, si è sostituita di fatto all’Amministrazione Comunale acquisendo la facoltà di decidere se e cosa sia giusto e conveniente per la città di Termoli e per i suoi cittadini, e in altre occasioni si è pure permessa di intromettersi in un dibattito politico. Ma vi pare possibile? Sembrerebbe di si!!!
Allora esortiamo tutti i cittadini termolesi che hanno a cuore la difesa del proprio patrimonio storico identitario e che sono ben consapevoli della differenza tra una riqualificazione urbana e una speculazione edilizia a non rimanere indifferenti, di responsabilizzarsi e prendere una posizione. Cantava Fabrizio De Andrè: “anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti!!!”
Movimento 5 Stelle Termoli