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Giuseppe Iglieri e Daniele Colucci protagonisti del 14° incontro del corso presso la Curia Vescovile: un’analisi tra evoluzione storica, tutele giuridiche ed efficienza dei processi nell’era del PNRR.

TERMOLI – Si avvia verso le battute finali il Corso di Formazione Politica organizzato dall’associazione “Girolamo La Penna” presso la Curia della Diocesi di Termoli-Larino, un percorso che vedrà la sua conclusione definitiva con l’appuntamento previsto per sabato prossimo. L’incontro di oggi, ospitato nella sala “Ecclesia Mater”, ha rappresentato uno snodo cruciale, intrecciando la memoria storica del territorio con le complesse dinamiche del diritto del lavoro contemporaneo. Ad aprire i lavori è stato Giuseppe Iglieri, ricercatore in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi del Molise, che ha tracciato un profilo della regione definendola un’“isola felice”, analizzandone lo sviluppo economico e sociale nel delicato passaggio dalla Guerra Fredda alla globalizzazione.

Dallo scenario storico, il focus si è spostato sugli aspetti giuridici grazie all’intervento di Daniele Colucci, Presidente del Tribunale di Larino. Il magistrato ha voluto subito sgombrare il campo dall’aridità tecnica, sottolineando la necessità di non perdere mai di vista la dimensione umana: “Parlerò di qualcosa di apparentemente, e forse non solo apparentemente, più arido perché poi quando si toccano tematiche di tipo giuridico si rischia di perdere quel pizzico di umanitas che invece altre esposizioni presentano”. Entrando nel vivo della materia, Colucci ha definito il perimetro della sua giurisdizione, chiarendo come il settore lavoro sia un ambito “ultra-specialistico”: “Cos’è la giustizia del lavoro? Sono le cause che si fanno per ragioni di lavoro, tra un datore di lavoro e un lavoratore”.

Il cuore del sistema risiede nella protezione del contraente più fragile, una caratteristica distintiva rispetto al rito civile ordinario introdotta con la riforma del 1973. “Il processo del lavoro è stato delineato dal legislatore in modo tale da rendere sollecita e pronta la tutela in particolare del lavoratore”, ha spiegato il magistrato, “perché è nato con questa costruzione ideologica come processo a tutela del lavoratore individuato tradizionalmente come la parte debole del rapporto”.

Un aspetto centrale dell’analisi ha riguardato l’efficienza del sistema in relazione agli standard europei e ai target del PNRR, dove il confronto con il rito civile appare netto: “Mentre la giustizia del lavoro probabilmente riesce a raggiungere questi obiettivi entro il 30 giugno… il contenzioso civile ordinario probabilmente non riesce a raggiungerli…”. Questa celerità è garantita da un rigore procedurale che non è semplice burocrazia, ma garanzia di sopravvivenza quando sono in gioco diritti fondamentali. “Vi sono dei diritti che col passare del tempo verrebbero irrimediabilmente compromessi”, ha ammonito il Presidente, portando l’esempio concreto del licenziamento: “Se io vengo licenziato ingiustamente, nel frattempo non ho alcuna retribuzione e non posso mangiare. Mi serve una tutela innanzitutto rapidissima davanti a un giudice”.

Le procedure d’urgenza diventano così vitali anche in casi di discriminazioni, un tema su cui Colucci è stato categorico: “Pensiamo alle discriminazioni che avvengono in ragione del sesso, dell’età, delle condizioni personali e sociali o delle proprie convinzioni religiose. Questo richiede una tutela immediata da attuare attraverso un procedimento particolarmente veloce e informale… perché è necessario intervenire affinché determinate situazioni vengano bloccate”.