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Il mondo giovanile e i mezzi di comunicazione oggi: problematiche, gestione, urgenze e compiti educativi”: un confronto profondo a Termoli con il Prof. Tonino Cantelmi in occasione dei 50 anni della Parrocchia San Francesco.

TERMOLI – Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della Parrocchia di San Francesco d’Assisi (1976–2026) entrano nel vivo. Partendo dalla memoria per leggere il presente e immaginare il futuro, la comunità francescana ha promosso oggi, venerdì 6 marzo, il primo grande momento pubblico di riflessione. Al centro dell’attenzione, uno dei temi più stringenti della società odierna: il delicato e complesso rapporto tra il mondo giovanile e i mezzi di comunicazione.

Il dibattito, dal titolo esplicito “Il mondo giovanile e i mezzi di comunicazione oggi: problematiche, gestione, urgenze e compiti educativi”, ha preso il via questa mattina presso il Cinema Sant’Antonio, trasformando la classica conferenza in un vero e proprio laboratorio condiviso. L’evento mattutino ha registrato l’attenta partecipazione di oltre 500 studenti delle sezioni del liceo classico e scientifico dell’Istituto Alfano.

Ad aprire i lavori è stata la Preside Concetta Rita Niro, che, dopo aver ringraziato Padre Paolo per l’iniziativa, ha richiamato i ragazzi al loro ruolo attivo, invitandoli a misurarsi con l’impatto che i media hanno sulla loro vita emotiva. “Il compito educativo di cui parla il titolo del convegno non spetta solo agli adulti, è una responsabilità condivisa”, ha affermato la Dirigente, rivolgendosi direttamente alla platea giovanile. “Vi invito ad ascoltare attentamente e a partecipare, in quanto la consapevolezza è l’unico vero strumento che vi permetterà di vivere questo mondo digitale in modo da protagonisti e non da spettatori passivi”.

La guida della riflessione è stata affidata al Prof. Tonino Cantelmi, noto psichiatra e tra i massimi esperti in Italia di psicologia dei nuovi media. Il professore ha tracciato fin da subito un quadro crudo e allarmante sul rapporto quotidiano tra gli adolescenti e l’intelligenza artificiale. “Un giovane su due tra i 12 e i 17 anni, se ha un problema, se ha un bisogno, se ha una difficoltà, si rivolge a Chat GPT o a una forma di intelligenza artificiale con cui dialoga”, ha spiegato. Le ragioni di questa delega emotiva sono profonde e spiazzanti: “Perché l’intelligenza artificiale lo capisce, lo ascolta, è sempre disponibile, non si stanca mai, non giudica”.

Il cuore del problema, secondo l’analisi del Prof. Cantelmi, risiede in una drammatica carenza relazionale intergenerazionale. “Questi ragazzi si rivolgono alle tecnologie perché mancano gli adulti. Questa è la verità drammatica: noi adulti siamo assenti, siamo incapaci, siamo deludenti, siamo scontenti, non riusciamo a entrare in dialogo con i ragazzi”, ha incalzato l’esperto.

Nel corso dell’incontro si è esplorato il confine sottile e fragile tra empatia e crudeltà giovanile. Mostrando il toccante video di una bambina che dona i propri capelli al fratellino malato oncologico, il professore ha ricordato come la capacità di prendersi cura dell’altro, la “compassione” sia la radice stessa della civiltà umana. Eppure, l’eccesso tecnologico e la costante esposizione sui social media stanno erodendo questa dote naturale, favorendo dinamiche autoreferenziali e un’inaudita violenza verbale e psicologica. Appoggiandosi ai dati del 2018 della ricercatrice Jean Twenge, lo psichiatra ha evidenziato come i social inneschino “un incremento di insoddisfazione nella vita, infelicità, sostanzialmente depressione nei ragazzi, crudeltà, tristezza, disaffezione emotiva e solitudine”. La crudeltà stessa è figlia del distacco: “La crudeltà nasce quando tu veramente perdi la capacità di vedere nell’altro l’umano e non riesci più a cogliere le sue emozioni”.

A destare preoccupazione sono anche le profonde modificazioni cognitive e neurologiche legate all’abuso tecnologico. Il cervello dei giovani, trovandosi ancora in una fase di sviluppo plastico, risulta estremamente vulnerabile. L’iperstimolazione visiva e la continua ricerca di micro-gratificazioni portano a una sovrapproduzione di dopamina, spianando la strada alle dipendenze. Inoltre, abituarsi a delegare la lettura, la sintesi e il problem solving all’algoritmo comporta un gravissimo deficit strutturale: “Stiamo preparando una generazione che ha un cervello che si sbilancia sempre di più sulla carenza di pensiero critico, pensiero metaforico, capacità simbolica del pensiero, con prevalenza di tutta l’area visopercettiva”.

La provocazione intellettuale del professore ha trovato un terreno fertilissimo nella seconda parte della mattinata, sfociando in un dibattito maturo e partecipato. Uno studente ha preso la parola denunciando come i social promuovano superficialità e materialismo, avvertendo sul rischio di una “desensibilizzazione morale ed emotiva delle masse” causata da un algoritmo che propina in continuazione contenuti violenti o distorti generati dall’IA. A seguire, un insegnante di matematica ha condiviso la frustrazione didattica di dover escogitare metodi per “far friggere il cervello” agli alunni, stimolandone la fatica del ragionamento prima che capitolino davanti alle soluzioni istantanee di Chat GPT. Infine la testimonianza di uno studente, che ha portato alla luce la dolorosa perdita della socialità fisica nella provincia odierna: un tempo ci si incontrava per strada, oggi “si incontrano a giocare solo sulla PlayStation o sul telefono”, smarrendo la ricchezza del contatto e delle amicizie vere.

Questa ricca sessione mattutina troverà il suo ideale compimento nel pomeriggio. Dalle 16:30 alle 18:30, i locali della Parrocchia di San Francesco ospiteranno il secondo step della giornata, un momento formativo dedicato a genitori, docenti, catechisti e operatori pastorali. Una scelta logistica non casuale, per ribadire la volontà di vivere la Chiesa come imprescindibile spazio di ascolto e comunità.

A chiusura dell’evento mattutino, sorpreso positivamente dalla straordinaria tenuta dell’attenzione degli studenti – un vero e proprio miracolo nell’era del multitasking distrattivo – Cantelmi ha ribadito la via d’uscita: l’antidoto alla deriva digitale resta il recupero autentico delle relazioni interpersonali. Lo psichiatra ha infine salutato i giovani dell’Istituto Alfano supportato da un ultimo filmato con un augurio: “Sono convinto che le persone introverse, che soffrono, che sono sole, anche quelle eccentriche che non corrispondono ai canoni, salveranno il mondo”.