Dal provvedimento immediatamente eseguibile del 29 ottobre 2025, nessuna seduta è stata pubblicata online. E la comunicazione sui social delle dirette online? Assente.

TERMOLI – «Nonostante l’impegno alla trasparenza, sul canale YouTube ufficiale del Comune di Termoli risulta presente un solo video nella sezione live, risalente a oltre cinque anni fa». Questa è la fotografia di una situazione che lascia perplessi. Dal 29 ottobre 2025, data del provvedimento immediatamente eseguibile, non è stato caricato alcun archivio delle sedute consiliari, nonostante l’obbligo di garantire dirette streaming e accesso pubblico alle riunioni. Una promessa che, almeno finora, sembra essersi fermata alle intenzioni.
Sedute in streaming, ma subito oscurate.
Le sedute consiliari vengono sì trasmesse in streaming, ma immediatamente oscurate. Come abbiamo fatto notare più volte, si è dovuto attendere questo Consiglio per modificare il regolamento voluto dall’amministrazione Sbrocca. Tuttavia, nonostante la modifica, tutto è rimasto solo sulla carta: nessuna reale applicazione, nessuna trasparenza concreta.
Trasparenza digitale: un obbligo oppure un optional?
La pubblicazione delle sedute online non è solo una questione di modernità, ma di democrazia. Consentire ai cittadini di seguire i lavori del Consiglio comunale è un diritto, soprattutto in un’epoca in cui la tecnologia rende tutto più semplice. Eppure, il canale YouTube del Comune di Termoli mostra un deserto digitale: un solo video nella sezione live, datato oltre cinque anni fa.
Comunicare è gratis: perché non farlo?
E poi, cosa costa comunicare anche attraverso i social che c’è una diretta online del Consiglio comunale?
Un post su Facebook, un tweet, una storia su Instagram: strumenti immediati, a costo zero, che garantirebbero maggiore partecipazione e coinvolgimento.
Il rischio: una trasparenza solo sulla carta?
Quando la trasparenza resta confinata nei regolamenti e non si traduce in azioni concrete, il rischio è evidente: alimentare sfiducia e distanza tra istituzioni e cittadini. La tecnologia c’è, gli strumenti ci sono, ma manca la volontà di usarli?
















