Ospedale san Timoteo Termoli
Ospedale san Timoteo Termoli, tenda da campo pre-triage

TERMOLI – Il Presidente Toma si è finalmente accorto del dovere di decidere, e dopo i proclami e i messaggi rassicuranti si è accodato ai suoi omologhi che in tutta Italia avevano già provveduto ad assunzioni straordinarie nella sanità, di fronte alla tragedia che il paese sta vivendo.

Bene i numeri sentiti oggi per medici, infermieri e operatori sociosanitari; ma non servono solo anestesisti e rianimatori, e incombe su di noi un enorme convitato di pietra al tavolo della salute dei molisani: quello costituito da un ospedale chiuso fino a domani e da due non riaperti nonostante le pressanti richieste.

Il più grande, l’unico attualmente, ospedale del Basso Molise riaprirà domani dopo ben 12 giorni di chiusura, e dopo aver causato conseguenze facilmente immaginabili per le circa 100.000 persone che vivono in zona: non si sa come riaprirà, con quanto  personale e con quale efficienza (molti medici sono ancora in quarantena, alcuni non hanno nemmeno fatto il tampone, ad oggi!).  Nulla è stato fatto per accelerare la restituzione di questo presidio salvavita a coloro che hanno il diritto di disporne, e tutte le esigenze, anche urgenti, legate alle patologie “normali” sono state ignorate. Aumentando così a livelli insostenibili il livello di ansia e di disagio che tanti di noi già sperimentano a causa della situazione tristissima che ci circonda.

Ripetiamo che la gestione della crisi è stata ed è pessima: non lo diciamo per fare sciacallaggio politico, non si tratta di attacco ideologico ad una destra di governo. È che non si può fare a meno di constatare che oltre a non aver provveduto in tempo a dotare la regione degli indispensabili tamponi e dei presidi di prevenzione e protezione, ad oggi non sappiamo nemmeno di quanto materiale disponiamo, né veniamo informati sui tempi necessari ad avere risposte certe sulla positività.

Ma, soprattutto, denunciamo l’aver tenuto chiuso per dodici giorni l’ospedale di Termoli, e ancor più l’averlo svuotato e depotenziato per anni. Il tutto mentre Larino e Venafro restano chiusi con motivazioni risibili di tempi troppo lunghi; quando si vuol davvero affrontare l’emergenza tutto si risolve, basta volerlo.

Non pretendiamo quello che sono riusciti a fare dal nulla in tre giorni a Wuhan, ma in 12 giorni qualcosa si poteva certamente fare, così come si poteva e si doveva esigere subito nuovo personale per il San Timoteo. Oltretutto questi interventi avrebbero potuto porre le basi per una rivisitazione dell’intero sistema ospedaliero, potenziando il pubblico e continuando sulla strada timidamente intrapresa dal commissario Giustini con i primi tagli ai finanziamenti privati e agli extrabudget… ma forse è proprio questo il motivo per cui non si deve riaprire Larino e Venafro, e si deve lasciar morire il San Timoteo.

Meglio chiedere ospedali da campo (dove? come?) e non toccare proprio il discorso cruciale del diritto alle cure anche per le patologie giornaliere, quelle che necessitano di controlli, visite ambulatoriali, analisi varie. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, in Molise il Coronavirus ha smascherato la realtà fasulla che sulla sanità è stata costruita per anni; ma anche in tutta Italia ci si è resi conto che nel momento del pericolo si può contare solo sulla sanità pubblica, e che l’averla distrutta, in alcuni luoghi, come da noi, più che altrove, è un delitto e un raro esempio di autolesionismo. Perfino negli Stati Uniti, tempio della sanità privata a tutti i costi, si mettono immagini in prima pagina per affermare l’interdipendenza tra salute individuale e sanità pubblica…

Cosa intende fare il Presidente Toma per garantire sanità pubblica ai molisani? Continuare sulla strada dissennata dei finanziamenti diretti al privato convenzionato e dei tagli ai reparti e alle strutture, con i risultati drammatici che tutti abbiamo visto e vediamo? Ci si è resi conto della reale portata del pericolo cui i cittadini sono esposti? Quale mostruosa responsabilità politica e umana ci si vuole assumere, in Regione, persistendo nello smantellamento dei presidi ospedalieri anche dopo aver constatato cosa può succedere in situazioni gravi, che non resteranno purtroppo isolate stando a ciò che dicono gli scienziati, ma costituiscono il primo segnale di nuove realtà con le quali dovremo convivere?

In poche parole, a Palazzo D’Aimmo stanno imparando la lezione data da questa vicenda?  Hanno capito che d’ora in poi vivremo un tempo diviso in Prima del Virus e Dopo il Virus?

Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra chiede una netta inversione di tendenza sulla politica sanitaria, il primo segnale della quale deve essere il potenziamento immediato del San Timoteo con l’assunzione di personale e la ricostituzione dei reparti svuotati. Chiediamo che i presidi di Larino e Venafro siano riaperti per facilitare la gestione dell’emergenza, e che si ragioni sulla possibilità di riapertura definitiva nel quadro di una revisione totale della gestione finanziaria, che torni a mettere al centro del sistema il bene comune salute su base pubblica.

Come deve essere, senza se e senza ma. E senza guardare ai giochini politici e al profitto  sul diritto alle cure, come per tanto, troppo tempo si è fatto.


TERMOLI BENE COMUNE – RETE DELLA SINISTRA