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Eolico Offshore, Termoli Bene Comune deposita 7 osservazioni in Capitaneria contro il progetto

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Da sinistra Marcella Stumpo e Pino D’Erminio di Termoli Bene Comune – Rete della sinistra

TERMOLI – Il 10 gennaio scorso abbiamo presentato alla Capitaneria di porto di Termoli le nostre osservazioni relative al progetto denominato “Eolico Offshore Molise”, presentato da Maverick srl; osservazioni che riassumiamo sinteticamente, per fornire ai cittadini una corretta informazione sulla nostra posizione. Precisiamo preliminarmente che siamo favorevoli all’eolico ed all’idrogeno verde, quando compatibili con il contesto sociale, ambientale, storico ed economico; non in questo caso, le cui smodate dimensioni condizionerebbero pesantemente gran parte del nostro mare ed il nucleo industriale di Termoli.

1) Specchio di mare interdetto alla navigazione ed alla pesca

Lo specchio di mare, per il quale si chiede la concessione demaniale marittima per la durata di 40 anni, copre complessivamente 295,4 kmq; una superficie enorme, collocata in un’area di interesse per la pesca e per il traffico marittimo, diportistico e commerciale. Non è affatto vero, come afferma Maverick, che si tratti di un’area dove la pesca è praticata a bassa intensità. Ad aggravare le cose, c’è l’istanza, avanzata da un’altra società, di installare al largo di Punta Penna un altro parco eolico offshore, che occuperebbe 122 kmq; senza dimenticare le già esistenti piattaforme per la coltivazione di idrocarburi Rospo Mare A, B e C, nonché il serbatoio galleggiante Alba Marina.

2) Inquinamento elettromagnetico nello specchio di mare in concessione

Il parco eolico offshore di cui trattasi è costituito da 120 aerogeneratori flottanti, con potenza installata di 15 MW ciascuno e complessiva di 1.800 MW, che si stima debba produrre 5,4 milioni di MWh/anno. L’elettricità prodotta dagli aerogeneratori è convogliata da una rete di cavidotti sottomarini ad alta tensione (66 kV) a due stazioni di trasformazione ad altissima tensione (400 kV), collocate su piattaforme fisse, e da qui a Termoli, con un altro elettrodotto sottomarino ad altissima tensione. Sui fondali del parco eolico si instaura così un inquinamento elettromagnetico permanente, che non è stato affatto preso in esame e potrebbe indurre mutazioni genetiche nella fauna che ha il suo habitat sul fondale.

3) Impatto visivo

Maverick sostiene che dalla costa il parco eolico sarebbe invisibile, ma prende in considerazione soltanto l’altezza al mozzo delle torri, che è di 150 metri, trascurando le pale, che portano l’altezza dell’intera struttura a 280 metri.

4) Cessione di elettricità alla Rete di Trasmissione Nazionale (RTN)

Dei 1.800 MW di potenza installata, 1.000 MW sono riservati ad alimentare la RTN, tramite un elettrodotto interrato al altissima tensione (380 kV), lungo circa 27 km, che dal punto di approdo dell’elettrodotto marino raggiunge la stazione elettrica di Larino, che ha una potenza di immissione di 1.000 MW. Si trascura che a Larino è già convogliata l’elettricità prodotta dalla centrale termoelettrica Sorgenia, che ha una potenza installata di 770 MW, e da impianti terrestri rinnovabili, eolici e fotovoltaici, con il risultato che una quota significativa della potenza installata, rinnovabile e non, resterebbe inutilizzata.

5) Creazione di due centrali per la produzione di idrogeno “verde”

800 MW, dei 1.800 MW di potenza installata, sono previsti per alimentare due centrali per la produzione di idrogeno “verde”, tramite elettrolisi dell’acqua, ubicate nel nucleo industriale di Termoli, a breve distanza l’una dall’altra e ad altre industrie, senza alcuna area di rispetto, necessaria dato che l’idrogeno è l’elemento più esplosivo ed infiammabile che esista. Inoltre, l’acqua per il processo elettrolitico sarebbe prelevata dall’acquedotto, con un consumo annuo stimabile di 570 milioni di litri, equivalente al consumo annuo di acqua potabile di 7.000 persone.

6) Ricadute occupazionali

La realizzazione del parco sarà necessariamente affidata ad imprese altamente specializzate, data l’eccezionalità dimensionale e, per certi versi, la sperimentalità tecnica dell’opera; inoltre, il porto base per le operazioni sarà con tutta probabilità Porto di Vasto e non quello di Termoli, che non dispone di spazio e pescaggio sufficienti. Nella fase di esercizio si tratta di monitorare e manutenere chilometri e chilometri di cavidotti subacquei ad alta tensione (66 kV), due grandi stazioni di trasformazione su piattaforme offshore, 25 km di elettrodotto subacqueo ad altissima tensione (400 kV), dalle stazioni di trasformazione alla costa termolese; per farlo, necessitano competenze ed attrezzature specialistiche non comuni.

7) Natura ed affidabilità dell’impresa presentatrice del progetto

Occorre la massima chiarezza rispetto a tre requisiti dell’investitore: 1°) la capacità tecnica; 2°) la capacità economica (inclusa la garanzia di dismissione degli impianti, a fine vita utile); 3°) la provenienza trasparente e lecita dei capitali da investire (no a denaro sporco e riciclaggio). La società di progetto Maverick srl è posseduta dalla Green Bridge srl, che si occupa di consulenza manageriale; entrambe le società sono di proprietà del sig. R. L., non hanno dipendenti e dispongono di un capitale di 2.500 euro, la prima, e di 10.000 euro, la seconda. È evidente che l’investimento previsto di 5,5 miliardi di euro non è nelle corde del sig. R. L. Non essendo soddisfatto nessuno dei tre requisiti dell’investitore, indicati pocanzi, l’istanza presentata da Maverick srl non dovrebbe neanche essere presa in esame.

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