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Nella galleria di arte contemporanea della Nuova Officina Solare una personale curata da Nino Barone dedicata alla pittura materica dell’artista romena da vent’anni residente a Campomarino.

TERMOLI – La Nuova Officina Solare – Galleria d’Arte Contemporanea, in Corso Nazionale 12 a Termoli, ha inaugurato ieri sera la mostra personale di Simona Dobrescu, pittrice di origine romena da vent’anni residente a Campomarino. La mostra, intitolata “Memoria e Materia” e curata da Nino Barone, resterà aperta fino al 27 marzo 2026. «Un’artista che lavora molto con la materia», ha detto il curatore presentando l’evento, «e riesce a esprimersi attraverso tutta una serie di costruzioni che lei fa sulle superfici».

Dobrescu si è laureata all’Università di Belle Arti di Bucarest, dove ha assorbito le regole e le forme classiche prima di rinnovarle attraverso una sperimentazione individuale costante. La formazione accademica ha lasciato un segno profondo e dichiarato. «Là ho sperimentato tantissime tecniche: il disegno, che là è proprio la base, e il colore», ha raccontato l’artista. «Ho avuto un professore tedesco che per me è stato fondamentale. Anche la scultura mi ha insegnato molto a capire le forme, la profondità, la materia. Forse per questo le mie opere sono materiche, perché mi piace sentire la forma proprio». In Italia ha esposto in diverse collettive con artisti del territorio molisano e oggi insegna pittura al Centro Servizi Turistici e Culturali di Campomarino, in corsi rivolti sia a bambini che ad adulti.

La sua pittura colpisce per la capacità di evocare sensazioni tattili attraverso immagini visive. La materia con cui movimenta le sue tele — tessuti, carta, sabbia, pigmenti incollati — non viene semplicemente applicata sulla superficie, ma segue un procedimento mentale predisposto in anticipo che, attraverso gesti misurati, materializza forme organiche di diverso spessore capaci di richiamare immagini di ancestrale memoria. L’ispirazione, ha spiegato Dobrescu, può arrivare da qualsiasi direzione: «Vedo un pezzo di tessuto e mi viene in mente qualcosa, guardo un paesaggio e lo voglio trasformare, oppure un sentimento, qualcosa che ho dentro. Mi piace trasmetterlo, trasformarlo, creare qualcosa di nuovo. Penso che questo significhi arte per me».

I colori sono al centro di tutto. «I colori che mi rappresentano sono i colori del mare, un elemento che mi mette tanta paura ma nello stesso tempo mi affascina e mi emoziona; e i colori della terra, che mi ricordano il paese da dove sono venuta; il verde, che è il colore della vita». Sulla tela appartengono alla tavolozza classica — terre, rossi, ocra gialla, blu — che mescolati al bianco e al nero producono toni timbrici capaci di accentuare il contrasto tra chiaro e scuro e di aumentare l’espressività delle forme. Come ha sottolineato Barone, «è nella memoria a lungo termine che Dobrescu recupera le forme più vive e persistenti che narrano del vissuto nella sua terra di origine e in quella di adozione».

Si tratta di una pittura che si colloca nell’esperienza internazionale dell’arte astratto-concreta: «Le immagini ottenute non raccontano storie, non somigliano a niente di già visto, però hanno la forza di portarci in un’altra dimensione dove la fiaba si mescola con sensazioni e sentimenti contrastanti», ha osservato il curatore. Una lettura che l’artista ha confermato con parole semplici e dirette: «Con questa mostra ho cercato di rappresentarmi così come sono io: un po’ sensibile e un po’ pure forte». «Senza dubbio», ha concluso Barone, «la sua arte incarna molte istanze sociali e culturali che caratterizzano la nostra incerta e instabile contemporaneità, però sempre con una visione positiva dell’umanità in divenire».