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Difendiamo il Molise: giù le mani dalla “Collina litoranea del vino”, dal “Granaio del Molise” e dal “Bacino dell’Oro Verde”. Salviamo e tuteliamo le aziende agricole presenti sul nostro territorio.

Raccolta Olivo

TERMOLI – Sono numerosi i progetti, in fase di approvazione, per la costruzione di parchi eolici e fotovoltaici da costruire tra le vigne, gli olivi e i campi di grano nel Basso Molise, da Campomarino a Santa Croce di Magliano, passando per “Bosco Pontoni”. Se realizzati, questi impianti andrebbero a distruggere le produzioni di vino, olio e grano duro che rappresentano l’eccellenza nell’offerta eno-gastronomica della nostra regione. Slow Food si oppone a questo scempio. Le pale eoliche e i pannelli fotovoltaici avrebbero un effetto devastante sul paesaggio, sulla tutela delle zone viticole, olivicole e cerealicole a denominazione e non, principale fonte di reddito e la più importante risorsa per il futuro del Molise, la nostra comunità.

I progetti vanno contro le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale. Non dimentichiamo che vino, pasta e olio sono il tesoro dell’export molisano e diffondono nel mondo un’immagine prestigiosa della nostra piccola regione. Una regione che vuole e deve preservare la sua vocazione agricola, la sua cultura contadina. Slow Food intende difendere con fermezza le potenzialità del nostro territorio, specialmente ora che, grazie anche a numerosi articoli apparsi su organi di stampa nazionali ed esteri, il Molise è diventato una tra le mete più conosciute e ambite del turismo eno-gastronomico. Progetti così impattanti rischiano di distruggere tutto il lavoro fatto in questi anni, riproponendo l’immagine di un Molise non attento ai suoi tesori ambientali. C’è una giovane generazione di imprenditori che, anche attraverso la realizzazione di cantine e la produzione di pregiati olii extravergini di oliva, rianima e rilancia l’agricoltura di questa regione. Questi giovani imprenditori vanno sostenuti e incoraggiati.

Ovviamente, non siamo contro le energie rinnovabili che rappresentano l’unica seria risposta, rispettosa dell’ambiente, al fabbisogno di energia. È un controsenso, però, che si voglia far passare la realizzazione di impianti per l’energia rinnovabile attraverso la distruzione di terreni agricoli vocati a produzioni pregiate. Tutta la legislazione in materia è chiarissima al riguardo. Basta leggere la normativa per rendersene conto.

Il Decreto Legge n. 219 del 10 settembre 2010 che indica le “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili” stabilisce che sono da ritenersi non idonee: “[…] le aree agricole interessate da produzioni agricolo-alimentari di qualità (produzioni biologiche, produzioni D.O.P., I.G.P., S.T.G., D.O.C., D.O.C.G., produzioni tradizionali) e/o di particolare pregio rispetto al contesto paesaggistico culturale, […]”.

Concetto ripreso dalla stessa Regione Molise nella Delibera n. 133 dell’11 luglio 2017 “Piano Energetico Ambientale Regionale della Regione Molise” dove si precisa che: “[…] per il corretto inserimento degli impianti fotovoltaici in Molise valgono i seguenti criteri di fondo: […] esclusione totale dell’installazione a terra, salvo casi specifici quali aree abbandonate o dismesse (cave, discariche, ecc.) […]”.

Nel dicembre del 2019 il Ministero dello Sviluppo Economico insieme al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti pubblicano il “PIANO NAZIONALE INTEGRATO PER L’ENERGIA E IL CLIMA (PNIEC)” dove a pag. 56 si stabilisce che l’approccio da seguire nell’individuazione dei siti per le concessioni deve essere : “ispirato alla riduzione del consumo di territorio, per indirizzare la diffusione della significativa capacità incrementale di fotovoltaico prevista per il 2030, promuovendone l’installazione innanzitutto su edificato, tettoie, parcheggi, aree di servizio, ecc. Rimane tuttavia importante per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 la diffusione anche di grandi impianti fotovoltaici a terra, privilegiando però zone improduttive, non destinate ad altri usi, quali le superfici non utilizzabili ad uso agricolo. In tale prospettiva vanno favorite le realizzazioni in aree già artificiali (con riferimento alla classificazione SNPA), siti contaminati, discariche e aree lungo il sistema infrastrutturale”. Arriviamo così al recentissimo Decreto Legislativo n. 199 dell’8 novembre 2021 in attuazione della Direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili dove all’Art.20 punto 3 si stabilisce che: “Ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettere a) e b), della legge 22 aprile 2021, n. 53, nella definizione della disciplina inerente le aree idonee, i decreti di cui al comma 1, tengono conto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, delle aree agricole e forestali, della qualità dell’aria e dei corpi idrici, privilegiando l’utilizzo di superfici di strutture edificate, quali capannoni industriali e parcheggi, e verificando l’idoneità di aree non utilizzabili per altri scopi, ivi incluse le superfici agricole non utilizzabili, compatibilmente con le caratteristiche e le disponibilità delle risorse rinnovabili […]”.

Quindi non a caso, per il fotovoltaico a terra la Regione Molise ha ritenuto di dover destinare un “budget” di 500 MW che andrebbero istallati in tare improduttive, così come previsto da tutte le norme di riferimento prima riportate.

Invece sembra che per gli impianti da realizzare siano state scelte soprattutto superfici perfettamente coltivabili, terreni fertili ubicati nelle aree di maggior pregio agricolo del Molise assoggettate oltre che ad aiuti comunitari, anche a marchi di qualità quali DOP e Biologico come nel caso dell’azienda agricola-olivicola di Marina Colonna situata nel comune di San Martino in Pensilis, orgoglio della regione Molise in campo olivicolo.

Sono sempre di più le società “non agricole” con dietro soggetti che investono su queste fonti rinnovabili adducendo interessi “green” e camuffando le operazioni come promozione di una cultura agro-energetica a scapito delle imprese agricole che, operano nel rispetto della natura, attraverso progetti di sviluppo ecosostenibili legati alla qualità delle produzioni agricole e degli allevamenti, nonché alla difesa e cura del paesaggio. Il tutto mentre aumenta il numero di nuove generazioni di agricoltori che cercano proprio la disponibilità di terra per realizzare il proprio futuro e si vedono sottrarre questa opportunità dovendosi misurare con un mercato fondiario fortemente alterato.

Se la REGIONE MOLISE dovesse concedere tutte queste autorizzazioni su terreni fertili perfettamente idonei e dediti all’attività agricola, disattendendo la normativa in materia da lei stessa approvata, si realizzerà un gravissimo danno per il territorio e per le produzioni agricole. Si avrebbe un impatto negativo sul paesaggio, un’alterazione all’assetto fondiario e, riducendo la presenza dell’imprenditoria agricola, si darebbe un colpo di grazia alla biodiversità presente sul nostro territorio.

Urge una regolamentazione che vada a privilegiare nelle autorizzazioni siti meno vocati a colture di pregio evitando di andare a danneggiare aree così ampie di terreno “fertile” e, in quanto tali, preposte alla produzione di CIBO!

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