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TERMOLI _ Parrucchieri ed estetiste disposti a riconsegnare ad amministratori pubblici ed organi di controllo le proprie licenze per dire basta al cancro dell’abusivismo. A denunciare la situazione di concorrenza sleale a cui è sottoposto il settore sono CASARTIGIANI MOLISE, CNA MOLISE, U.R.A.-CLAAI e CONFARTIGIANATO. Gli abusivi nel settore degli acconciatori, ovvero la categoria che racchiude parrucchieri, barbieri e estetisti, iniziano ad essere tanti anche in Molise. E’ per questo che le imprese Molisane del settore, sono pronte a restituire le proprie licenze agli organi preposti. Una provocazione per esprimere il continuo e persistente disagio con cui ciascuno di loro si trova costretto a fare i conti.

Non solo il gravoso carico fiscale ma anche la carente azione di controllo nei confronti degli abusivi che, a causa della crisi, spadroneggiano sempre di più, determinando situazioni di concorrenza sleale ormai impossibili da sostenere. Basti pensare ai sempre più numerosi “servizi a domicilio” diventati ormai un rituale incontrollato che determina situazioni di mercato irregolare! Eppure le imprese di questo settore hanno fatto enormi investimenti in formazione e aggiornamento professionale, per allestire le proprie attività con le migliori tecnologie esistenti!!

Non da ultimo hanno ottemperato a tutti gli adempimenti in materia di sicurezza sul lavoro, rispettando altresì tutte le delicate questioni sull’ambiente! L’incresciosa problematica è emersa dalle continue denunce delle imprese del settore che lamentano l’annoso problema alle Associazioni di categoria. “La questione è molto seria – hanno evidenziato le Organizzazioni– ed è arrivato il momento di dire basta! Le nostre imprese sono in ginocchio ed è intollerabile che sopportino ancora questa situazione. La pubblica opinione deve riflettere sulle conseguenze causate da questo fenomeno increscioso: l’abusivo non paga le tasse, non rispetta i requisiti igienico sanitari, non utilizza correttamente apparecchiature e cosmetici.

Al contrario i saloni regolari assicurano il rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie in merito alla sterilizzazione degli strumenti, all’igiene degli operatori, all’utilizzo di cosmetici ed apparecchiature: una garanzia per il cliente”. Ma chi sono gli abusivi? Sono soggetti sconosciuti al fisco, i cosiddetti evasori totali. Spesso persone che lavorano senza titoli professionali, senza le iscrizioni previste per legge, che si ingegnano ad allestire veri e propri negozi in casa o girando con la fatidica “valigetta”. Oppure dipendenti di saloni che, dopo l’orario lavorativo, fanno prestazioni nelle case dei clienti per poi scivolare del tutto nell’illegalità. Attività equivoche che compromettono l’immagine dell’intera categoria di estetiste ed acconciatori! Le imprese evidenziano come fino ad oggi il problema sia stato sempre sottovalutato, ma la situazione ora non è più tollerabile specie in un momento di forte crisi economica! Ecco perché le Organizzazioni di rappresentanza attiveranno tutte le loro forze per far ristabilire la legalità. “Incontreremo le istituzioni e gli organi di controllo – evidenziano i rappresentati del mondo associativo – a cui chiederemo un forte impegno contro l’abusivismo.

Se c’è la volontà istituzionale di agire contro il fenomeno, allora è possibile ottenere dei risultati ed è importante stringere il cerchio su questo fronte, per far capire che non c’è terreno fertile per l’illegalità. Nel dare ascolto alle richieste delle imprese, Le sigle dell’artigianato e della piccola e media impresa non sono più disposte ad aspettare e coordineranno le eventuali proteste delle aziende del settore per sensibilizzare l’opinione pubblica e principalmente gli organi preposti ai controlli! Le modalità operative saranno decise nel corso delle prossime riunioni che si terranno a breve scadenza”. Le Associazioni, oltre alla strada della sensibilizzazione diretta, sollecitano le autorità a percorrere anche altre vie per ovviare ad uno dei motivi che spingono al sommerso come gli alti costi di gestione e una miriade di balzelli insostenibili.

Il cosiddetto “affitto della poltrona” per esempio, è una sperimentazione già attiva in alcune regioni italiane. Grazie ad accordi con i Comuni, le Camere di Commercio e le Rappresentanze di Categoria, si stanno stipulando contratti per usare spazi all’interno di strutture già esistenti e limitare i costi per giovani che avviano l’attività. Una forma di collaborazione che aumenta anche l’offerta alla clientela e coinvolge anche parte di quei giovani che comunque hanno requisiti professionali per svolgere l’attività ma che preferiscono operare con metodi poco ortodossi, senza rispettare le leggi.

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