Certo non ci si poteva augurare la morte di questi veri “servitori dello Stato” per giungere a quella diffusa coscienza antimafia che poi si è creata e che, se ci fosse stata all’epoca, non li avrebbe lasciati soli, come lo stesso Falcone più volte aveva denunciato. Ma la storia e il destino hanno strade nebbiose. Oggi, a venti anni da quegli accadimenti, tutte le istituzioni di quello Stato, che Falcone e Borsellino servirono fino all’estremo sacrificio, ricordano ed onorano questi paladini della legalità, della lotta alla mafia e del contrasto alla criminosa attività antisociale delle organizzazioni malavitose. Una vera e propria guerra questa che è stata ed è combattuta da tanti altri magistrati, politici, poliziotti e carabinieri, molti dei quali purtroppo sono rimasti sul campo.
Oggi dunque onoriamo anche queste persone ed esprimiamo loro la nostra gratitudine per quello che hanno fatto che stanno facendo e che faranno, e rinnoviamo il nostro impegno ad andare avanti, a far tesoro del loro insegnamento e del loro operato. Ciò per giungere ad un giorno in cui non solo non si abbia a morire per mafia, ma tutti i cittadini possano svolgere liberamente e senza paura la propria attività in ogni luogo di questo paese, senza incrociare organizzazioni malavitose che ostacolino o condizionino la loro iniziativa. Invito quindi tutte le scuole della Regione a voler creare nella giornata odierna momenti di discussione e di dibattito sulla figura di Falcone e Borsellino e più in generale sulla lotta alle mafie. Ciò sicuramente per onorare la memoria delle vittime della criminalità, ma anche e soprattutto per creare nella giovani generazioni i giusti “anticorpi” per rigettare la cultura criminale e implementare il senso dello Stato”.