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Consiglio Comunale di Primavera (Video e galleria fotografica)
TERMOLI – Dovremmo parlare di un consiglio comunale “infuocato” quello che si è svolto martedì mattina a Termoli, dove la maggioranza consiliare rigetta la mozione della minoranza che chiede di esaminare la petizione popolare firmata da ben tremila cittadini, ove si richiede la sospensione dei lavori del famigerato tunnel e dell’annessa riqualificazione. 
In verità, si è assistito ad uno spettacolo piuttosto deludente, che si rinnova ad ogni assise comunale e che va al di là delle specifiche e diverse posizioni sull’opera in oggetto, e che ormai caratterizza lo stile di questa amministrazione: una totale assenza di sensibilità democratica e di confronto politico su qualsiasi tema.

Le opposizioni esercitano il loro compito democratico e istituzionale: controllano e contrastano le azioni della maggioranza (almeno quelle che non condividono). Forse toni e atteggiamenti possono risultare più o meno gradevoli, magari eccessivamente caricati o teatrali, ma sta a chi amministra il potere cittadino gestire serenamente il confronto e articolare le proprie controdeduzioni politiche.  Chi amministra ha sempre le maggiori responsabilità. Osserviamo, invece, che spesso è proprio la maggioranza a buttare tutto in rissa. Per carità,  siamo avvezzi all’animosità politica, ma il fatto è che davvero i consigli comunali ormai si concludono sempre nel dileggio e nell’aggressione verbale e, va anche precisato, prevalentemente da parte della maggioranza contro l’opposizione.  

C’è da chiedersi perché così poca discussione politica e così tanta cattiveria? 
Forse è una reazione che maschera l’inconsistenza (o l’assenza) di valide argomentazioni politiche o forse un limite culturale di questa maggioranza, ma alcuni consiglieri pare proprio che non sappiano né come e né cosa rispondere alle critiche, anche aspre, dell’opposizione. Sembra che trascendano intenzionalmente nella cagnara, invece di tentare di “smontare” o controbattere politicamente. Questo compito di solito è lasciato in modo preminente al sindaco, che in conclusione del parapiglia, tenta infine di difendere la propria opzione. Qui si scorge chiaramente un distacco politico abissale tra l’esecutivo e i propri gruppi consiliari, questi ultimi ridotti al ruolo di “scherani” politici o di alzatori di mano verso chi detta programmi e linea politica.

Entrando nel merito dello specifico consiglio comunale che ha discusso sulla petizione popolare, questo lo si è potuto constatare nel vivo. Ascoltare l’intervento di un consigliere che, invece di rispondere alla denuncia politica di scarsa sensibilità democratica mossa dal grillino Di Michele,  se ne esce con la vicenda delle comunarie di Genova, dando l’idea di non voler (o non riuscire) stare ai meriti delle questioni. Ma anche il sindaco, in risposta al medesimo consigliere, solleva la vicenda della lottizzazione romana di Tor di Valle della sindaca Raggi. Questo ci lascia davvero basiti, forse dovrebbero rammentare che stanno amministrando Termoli e che queste surreali decontestualizzazioni politiche hanno il netto sapore della elusione.

Puntualmente poi, a cornice di ogni consiglio, si osserva qualcuno pronto a contraddire con acredine qualche intervento o addirittura zittire minacciosamente il flebile commento di qualche cittadino in sala; c’è poi chi lancia epiteti in vernacolo termolese e chi sembra che voglia addirittura arrivare “alle mani” contro l’opposizione. In tutto questo bailamme, la politica dove sta?

Ricordiamo che ai tempi della installazione della famigerata turbogas a Termoli, a fronte di una diffusa opposizione cittadina e istituzionale, fu convocato un consiglio comunale monotematico nel palazzetto dello sport per consentire di assistere alla discussione a numerose centinaia di cittadini. Stiamo parlando dell’amministrazione Di Giandomenico. Adesso, viene da sorridere quando la presidenza del consiglio comunale va in escandescenze se solo coglie un accenno o un commento tra il pubblico: nessuna concessione ai sentimenti e a quella passione di cui la politica una volta era  totalmente intrisa. Tutti pronti a barricarsi dietro l’inflessibile e comodo rispetto delle regole.  

In fondo, questa è la misura politica dell’attuale amministrazione: più cinica che passionale, più incline ai calcoli che alla dialettica politica. Si obietterà che dietro tali scelte c’è il legittimo intento di rimpinguare le piangenti casse pubbliche o fornire servizi di cui siamo carenti. Tuttavia, l’interesse collettivo non pare così lampante in questo project financing, dato che risulta totalmente sbilanciato in favore degli interessi privati ed una effettiva convenienza per la città e per la cittadinanza non si intravede.

Ci sono ragionevoli elementi per affermare che la tanto decantata “Termoli del futuro”, negli intendimenti di questa amministrazione, dovrà svilupparsi senza la partecipazione e il concorso dei propri concittadini. D’altro canto non è neppure tanto credibile un sindaco che dichiara, con voce rotta dall’emozione, di provare massimo rispetto per ognuno dei tremila firmatari della petizione e che poi è costretto a convocare il consiglio dopo oltre un anno dalla presentazione delle firme, a seguito di una formale richiesta presentata dall’opposizione.

Insomma, a vedere come vanno le cose nella casa comunale, più che la citazione di Pericle sulla democrazia ateniese affissa nell’atrio del municipio, ci torna alla mente il ritornello di una nota canzone popolare: “…e qui comando io e questa è casa mia!”

Antonello Manocchio