TERMOLI –  In questi giorni moltissimi articoli pubblicano la notizia che Enel sarebbe stata condannata dal Giudice di pace di Venezia a rimborsare 103 euro  per l’Iva applicata in bolletta sulle accise, affermando che è illegittima l’imposta applicata su un’altra tassa.

Partendo da questo fatto (vero, dico subito) gli articoli lanciano un vero incitamento ad andare all’arrembaggio contro la corazzata Enel, per riprendersi il “maltolto”. Gli articoli pubblicano addirittura un modulo per la richiesta del rimborso, con tanto di dotte citazioni di giurisprudenza (le sentenze dei giudici che hanno condannato Enel).

Nei giorni scorsi, cercando su google “rimborso iva enel” dei primi 10 articoli che parlavano dell’argomento, nessuno mostrava la notizia come non attendibile.

Le conclusioni… sbagliate

Quindi chiunque avrebbe concluso che il rimborso era legittimo e che valeva la pena richiederlo, magari anche con una causa davanti al giudice, giusto?

Sbagliato! Perchè la causa si sarebbe rivelata basata su elementi di diritto inesistenti, e perchè avrebbe portato quasi sicuramente a una sonora (e costosa per l’utente) sconfitta.

Vediamo di fare chiarezza (ascolta la puntata del podcast qui sotto).

Approfondiamo la notizia

Innanzitutto la sentenza. È vero che c’è stata, ma si tratta del 2016!

Vabbè, tu dirai, e che differenza fa?

Non va bene, ti rispondo, perchè la data dei fatti, nel valutare la veridicità o la falsità di una notizia, è fondamentale.

Come mai si parla oggi, 24 settembre 2019, di una sentenza emessa nel 2016? Come mai la cosa viene presentata coma una straordinaria novità a favore dei consumatori, come se si fosse appena saputo della cosa e come se tutti dovessero correre a preparare il ricorso contro Enel?

La risposta è molto semplice: perchè queste notizie, comunicate in questo modo strillato, suscitano molto interesse, viralità e divulgazione ulteriore da parte degli stessi lettori, che aprono catene su whatsapp e facebook inviando la notizia a tutta la cerchia dei loro contatti, pensando, da ignoranti (nel senso che ignorano quale sia la verità), di fare cosa gradita.

E invece approfondendo… si scopre che, benchè la sentenza del Giudice di pace del 2016 si fondi su ben più autorevoli decisioni della Cassazione (n.3167/97), in realtà si tratta di una sentenza infondata, anzi contraddetta dall’apparato normativo vigente. Si tratterebbe di una sentenza contraria alla legge, e, quindi, da non considerare per situazioni simili.

La situazione reale della legge

Anche la sentenza della Cassazione deve essere stata male interpretata dal Giudice di Venezia. La Cassazione infatti, dice sì che che un’imposta non può costituire mai base imponibile per un’altra, ma, dice pure, “salvo deroga esplicita” (cioè salvo che la legge non preveda diversamente).

E questa eccezione è in effetti presente nel nostro ordinamento, esattamente nella direttiva 2006/112/UE del 28 novembre 2006 che all’art. 78, lett. a), stabilisce che nella base imponibile dell’IVA devono essere compresi i seguenti elementi: “le imposte, i dazi, le tasse e i prelievi, ad eccezione della stessa IVA”.

In conclusione: l’applicazione dell’iva anche sulle accise, per quanto possa apparire ingiusta, è ad oggi, e finchè la legge non cambia, legittima e qualsiasi richiesta di rimborso all’Enel sarà probabilmente respinta, anche in sede giudiziale (con conseguente probabile condanna alla spese legali).

Come riconoscere le bufale

Questa vicenda appare emblematica per alcune caratteristiche tipiche riscontrabili nelle bufale (o fake news) che ogni giorno infestano le i nostri canali preferiti di informazione e comunicazione su internet.

Vediamo di individuarli: ci potrà servire in futuro per evitare di perdere tempo e soldi per seguire consigli illusori e dannosi.

  1. le bufale sono cicliche, ovvero appaiono periodicamente. Prova a fare una ricerca su google su “rimborso iva enel” e vedrai quanti articoli, esattamente sulla stessa notizia, appariranno negli ultimi 3 anni.
  2. per il meccanismo di cui all’1) le bufale spesso si basano su fatti passati, che continuano a suscitare l’attenzione dei lettori perchè, sempre, suggestivi (chi non vorrebbe recuperare dei soldi prelevati in modo apparentemente ingiusto dal proprio fornitore elettrico?)
  3. le bufale appaiono prevalentemente su siti non legati agli organi di informazione tradizionali, che tendono ad avere strumenti di controllo delle informazioni più efficaci. Quindi occhio ai siti “farlocchi”.
  4. le bufale spesso appaiono troppo belle per essere vere….

Infine un consiglio banale ma sempre efficace: in presenza di una qualsiasi delle caratteristiche elencate sopra, prima di condividere la notizia con i vostri amici, fermatevi e cercate maggiori informazioni su google: quasi sempre questa verifica vi darà ottimi elemente per stabilire la veridicità della notizia.

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