TERMOLI –  L’estensione “social” degli anni ’50 è stata sicuramente la televisione, dove c’erano famiglie che potevano permettersi il lusso di un televisore in casa e chi andava in un bar per assistere al programma della serata. Allora ci si radunava per scarsità di televisori e le trasmissioni del tempo stimolavano un dialogo costruttivo tra persone reali, attorno al tema della serata in tv.

Ad esempio, come non ricordare quel famosissimo gioco televisivo di “Lascia o raddoppia?”, dove si presentavano dei concorrenti esperti di un particolare argomento?

Ebbene la regola principale del quiz era quella che i concorrenti non dovevano essere dei professionisti, cioè la loro conoscenza della materia non poteva essere dovuta a un’attività professionale ma solo amatoriale, fatta da ricerche, passione e di ore sui libri. Mentre gli spettatori, dall’altra parte di quella “scatola infernale”, dialogavano in base alle loro reali conoscenze e alla loro cultura personale. E in quelle tranquille discussioni, fatte in famiglia oppure in un bar, era facile intuire chi era “realmente” preparato da chi non lo era.

Oggi di televisori ne abbiamo fin troppi, affiancati da altre diavolerie elettroniche, gli strumenti sono “smart” e notevolmente cambiati. Nell’epoca dei “Millennial”, a differenza di quella trasmissione, gli esperti sono tantissimi e la fonte di ogni “sapere” è quasi esclusivamente “social”. Chi scrive, spesso è fermamente convinto di trovarsi nel giusto, non ripropone un ragionamento con parole proprie, ma cita o rimanda alle stesse fonti senza capacità alcuna di rielaborare un pensiero. Nella maggior parte dei casi si copiano e incollano “post”, per scrivere e discutere sul tema del giorno e invece, alla fine, si arriva quasi ad uno scontro.

Cavalcare il malcontento è diventato il pane quotidiano in politica, seguito da un codazzo di tanti “soldatini” che approvano l’opinione a raffica di “like”, come nelle peggiori assise comunali, dove si vota una delibera alzando la mano per un mero esercizio di scuderia.

Ecco che il dibattito politico diventa sempre più “dissocial”, tutto è cambiato! Il relativismo domina e si legge di tutto e il contrario di tutto.

Ora, dopo questa premessa, parliamo del “quiz” dell’anno:  con il “raddoppio” ferroviario si “lascia” la stazione di Termoli?

Non a caso il tema caldo di questi giorni si è concentrato sulle due delibere nate nelle stesso giorno, il 25 novembre 2019, quella della giunta regionale Toma e l’altra della giunta comunale Roberti. Gli atti “gemelli” però, dopo una prima lettura, sembrano divisi dalla nascita e la domanda sorge spontanea: parleranno la stessa lingua?

Secondo i consiglieri d’opposizione termolesi, gli atti giuntali, quasi identici, cozzano tra di loro sul tema più importante, ossia sull’eventuale delocalizzazione della stazione fuori dal perimetro urbano. Dove l’amministrazione Roberti propone di lasciarla in centro, con un progetto di copertura, e la Regione Molise la vorrebbe al di fuori del nucleo cittadino. 

“Per ciò che attiene la dislocazione della stazione ferroviaria è stato proprio un atto di imperio contro la volontà dei Termolesi!” Tuonano gli ex amministratori, artefici del progetto del famigerato Tunnel.

Non tarda ad arrivare l’intervento, in esclusiva “social”, del Sindaco Francesco Roberti: Né l’amministrazione comunale di Termoli né la Regione Molise hanno deliberato lo spostamento della Stazione Ferroviaria, in verità si chiederà a RFI di eliminare dalla stazione di Termoli la parte dei binari utilizzati per la sosta e per la movimentazione dei treni merci, al fine di evitare, sia possibili incidenti rilevanti dovuti a ‘rotture di carico’,  in caso di  trasporto merci  pericolose e sia i rumori di frenata dei treni merci. Dunque, differenziare il traffico passeggeri dal traffico merci, progettando un  raccordo con il nucleo industriale e con il porto commerciale fuori dal centro abitato“.

E la replica piccata degli autoincensati a “centrosinistra termolese”, rappresentato in Comune dagli ex amministratori e attuali consiglieri d’opposizione Sbrocca, Vigilante, Scurti e Casolino: A seguito della nostra conferenza stampa del centro sinistra, il Sindaco di Termoli Roberti fa una brevissima replica ove nega che la Regione – nel deliberare il parere positivo al raddoppio ferroviario del tratto Termoli – Lesina – abbia deciso di spostare la Stazione di Termoli.

Ciò significa negare l’evidenza e ciò che è scritto nero su bianco nella richiamata delibera di Giunta Regionale ovvero la 461 del 25.11.2019. E per confutare una  siffatta  inaccettabile affermazione alleghiamo il richiamato provvedimento in maniera tale che i Termolesi possano leggerlo e verificare quanto disposto nello stesso. Orbene si evince come (alla pagina 2 dell’atto nella parte deliberativa punto n. 2 – terzo capoverso) la Giunta abbia prescritto alle Ferrovie di “…provvedere alla ricollocazione ed alla riqualificazione della Stazione di Termoli al di fuori del nucleo cittadino, assicurando alla stessa una migliore sistemazione in termini urbanistici, di edilizia, di accessibilità ” […].

Crediamo che la questione sia talmente chiara che non possa essere oggetto di interpretazione. Ma allora ci si chiede – continuano i consiglieri d’opposizione – perché il Sindaco Roberti nega la realtà delle cose (lo aveva già fatto nella nostra prima conferenza stampa sul raddoppio). Siamo francamente preoccupati perché delle due l’una: o è una tecnica comunicativa per contraddire capoticamente l’attività dell’opposizione o è una distorsione della realtà che il Sindaco ha“.

In conclusione speriamo che la Stazione non diventi un altro Tunnel e argomento principale della nuova amministrazione. Credo che oggi una gran parte dei cittadini termolesi, dopo molti anni di “chiacchiere” sul “futuro” di questa città, siano veramente stufi e tutto rischia di diventare solo un enorme paradosso.

Quindi, oggi, quale sarà la risposta giusta alla domanda sul “futuro” della Stazione di Termoli? Quale busta apriamo?

  1. lascio la stazione e raddoppio?
  2. lascio stare la stazione e raddoppio?