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Vincenzo Limongi
TERMOLI _ In qualità di delegato del settore culturale nella lista POPOLARI – LIBERALI a sostegno della candidatura a sindaco di Remo Di Giandomenico, mi preme esprimere delle considerazioni perlomeno su quelli che sono i punti salienti del programma che riguardano tale settore. La voce principale su cui si incentra il programma è quella della Fondazione Culturale. Tanto si è detto negli ultimi anni di questa istituzione e tanto ancora si dice in questi giorni. In qualità di ex-operatore culturale sul territorio (ho scelto di terminare la mia attività di organizzatore lo scorso mese di ottobre) sono stato spettatore e talvolta “vittima” di questa realtà. Prima di ogni delucidazione in merito, è necessario ricordare che la Fondazione Culturale è sì una realtà che “solitamente” (e sottolineo “solitamente”) nasce per necessità di un soggetto privato, ma giuridicamente può nascere anche per volontà di una persona giuridica (e non fisica, quindi).
L’importante, per questa realtà, è lo scopo che la fondazione si prefigge di perseguire. Nel nostro caso è palese che una ipotetica Fondazione Culturale Termolese, fondata dall’ente Comune, avrebbe quale unico scopo quello di promuovere e diffondere ogni forma di espressione culturale sul territorio, a vantaggio dei cittadini termolesi (fruitori) e delle associazioni e/o degli operatori culturali operanti sul territorio. Il timore, affatto infondato, manifestato da taluni sulla reale operatività e validità della Fondazione, deriva dal fatto che altre realtà analoghe in regione sono state realizzate ed utilizzate fino agli ultimi mesi non a vantaggio e al servizio degli operatori culturali e delle associazioni attive sul territorio, ma in molti casi, al contrario, per isolare questi soggetti. Per esprimere una metafora calzante, mi sovviene l’esempio di un’arma, un fucile, per esempio, che può essere utilizzato per ammazzare ma anche per sport, come un semplice tiro al piattello.

Per intenderci, non è il caso, a mio avviso, di condannare una realtà di per sé pulita e trasparente come la fondazione; è il caso magari di condannare chi non ne fa un buon uso. Non entro nel merito dell’attività delle fondazioni esistenti in Molise o di quelle nascenti. Preferisco però esprimere dettagliatamente quelli che sono i presupposti e gli obiettivi della Fondazione Cultura Termolese. Anzitutto espongo quali sono i motivi che mi hanno portato a questa ipotesi. Nel caotico iter burocratico che incontra chi, come me in passato, ha intenzione di organizzare o proporre un evento, ci sono vari passaggi e ostacoli da superare ogni volta.

Per esporre in maniera analitica: – IDEA – PROPOSTA – INCONTRO CON ASSESSORE – VALUTAZIONE DELL’ENTE – NUOVO INCONTRO – VALUTAZIONE DEL CONTRIBUTO – APPROVAZIONE DEL BILANCIO – VERIFICA DEI FONDI A DISPOSIZIONE – APPROVAZIONE O RIFIUTO DEL PROGETTO – SALDO CONTRIBUTO (in caso di approvazione). I punti importanti di questa serie di tappe sono
1) – la “VALUTAZIONE DELL’ENTE”
2) – la “VERIFICA DEI FONDI”
3) – il “SALDO DEL CONTRIBUTO”

1) – Dovrebbe darsi per scontato che un ente si avvalga della presenza in amministrazione di un assessore preparato e professionale. Gli addetti ai lavori sanno che così è mediamente in una amministrazione su dieci. Risultato? Si assiste spesso ad un rifiuto de contributo, ma spesso addirittura di un’assenza totale di valutazione stessa (la proposta non viene nemmeno visionata!) da parte di un assessore che non ha alcuna competenza in materia, o che sceglie solo in base a delle direttive imposte dall’alto o a dei gusti personali, ignorando le esigenze non tanto di chi propone, quanto dei cittadini che partecipano alle manifestazioni culturali.

2) – Per sapere se e in quale misura può essere erogato il contributo per un evento, bisogna attendere l’approvazione del bilancio che spesso arriva intorno a marzo/aprile, a giochi già fatti o in ritardo per l’organizzazione di un evento di luglio/agosto. Gli eventi da realizzare in estate vanno programmati non oltre il mese di febbraio. Imprescindibilmente.

3) – Gioia e dolore di un organizzatore di eventi è il contributo pubblico. Fortunati quando si ottiene, ma disperati quando bisogna che venga erogato. In quasi tutti i casi il contributo pubblico o le fatture vengono liquidati non prima di 6/8 mesi dalla fine della manifestazione. A questo punto viene facile pensare ad una realtà a sé stante, se vogliamo “isolata” da quella che è la macchina burocratica delle amministrazioni pubbliche, ma non isolata dalla gente, dai fruitori di cultura e dagli operatori culturali. Una realtà che diventi partecipazione di ognuna di queste realtà. Si pensi alla Fondazione come ad un ente separato dall’amministrazione in quanto ad attività propria. Una realtà in cui confluiscano ogni anno non solo i fondi di bilancio destinati alla cultura del Comune, ma anche quelli della Regione e quelli della Provincia, magari in forma partecipativa, in caso di Fondazione Cultura analoga.

Una realtà in cui siano parte attiva i finanziatori stessi, come gli enti pubblici sopra citati, ma anche i privati: le piccole, medie e grandi imprese attive sul territorio. Potrebbero, tali imprese, partecipare attivamente alle attività culturali, versando un loro contributo annuale e liberandosi così da tutte le continue richieste di sponsorizzazione che a volte riguardano progetti di dubbia rilevanza culturale. Ma l’aspetto più importante, quello che sancisce la chiusura o l’apertura e quindi la partecipazione nei confronti dei promotori culturali ma anche dei fruitori di cultura, è l’organo competente che decide sull’attività della Fondazione: il Consiglio di Amministrazione. Non un collegio di persone scelte da un singolo con criteri personali e soggettivi, ma rappresentanti degli studenti, degli anziani, degli adolescenti, dei commercianti, degli operatori culturali e anche dell’ente pubblico.

E ogni carica dovrà essere rinnovata ogni 2 o 3 anni, per garantire la varietà di scelta degli eventi da promuovere. E soprattutto ogni membro avrà un semplice gettone di presenza simbolico per ogni incontro, e non uno stipendio annuale a 4 zeri! A mio avviso l’unica ancora di salvezza per la cultura sul territorio è la Fondazione Culturale. Una realtà intorno alla quale si alzi un muro che non sia di isolamento dall’esterno, quanto di protezione e difesa da chi è solito fare un cattivo uso dei fondi destinati alla cultura, e all’interno della quale trovino posto gli addetti ai lavori, i finanziatori pubblici e privati e i fruitori di cultura, quei semplici cittadini che rappresentano coloro che possono valutare le proposte, quelli che con la propria presenza e con il proprio giudizio disinteressato promuovono o anche bocciano, perché no, le iniziative proposte.

Sarà il vero strumento di democrazia con cui si dovranno valutare e finanziare gli eventi. La Fondazione Culturale è un punto di partenza fondamentale nel programma della cultura del candidato sindaco Remo Di Giandomenico; è la chiave di accesso a disposizione dell’amministrazione che verrà, degli operatori culturali della città e di tutte le associazioni attive sul territorio. E’ stata da me discussa, valutata ed approvata insieme al candidato sindaco della mia lista, e penso che debba essere valutata e discussa con tutte le associazioni e gli operatori culturali della città, perché non risulti di chiusura verso le realtà culturali bensì di beneficio per chiunque abbia il desiderio e la volontà di fare cultura o di nutrirsi di cultura.