La terra è diventata una spelonca di ladri

TERMOLI – Siamo vicini alla Pasqua. Inizia il culto dell’Amore. Cristo si avvia sul Golgota portando la croce sulle spalle. Lo insultano e gli sputano addosso. In un altro luogo i mercanti nel suo Tempio comprano, vendono e contrattano mentre si scatena una tempesta, un vento forte che devasta e fa volare tutto in aria. La terra si ribella e fa scoppiare una pandemia, un virus contenuto nella bocca di un serpente che ha sostituito sui rami degli alberi il gufo e la civetta.
L’uomo si rende conto di aver abusato di quello che Dio gli aveva regalato. Ma, oramai, è troppo tardi. Il virus risparmia i minori e se la prende con quelli che, in qualche modo, possono essere stati i colpevoli: gli anziani. È inutile appellarsi a Lui e chiedere il miracolo di fare cessare il morbo. Non è un Dio spietato ma giusto che ci esorta a vivere non nella ricerca dei nostri vantaggi e interessi privati, spesso illeciti: “Non fate della casa del Padre mio un mercato!” È l’invocazione, in una situazione che non presume di servire Dio mediante violenza. Le sue parole ci esortano e ci aiutano a respingere il pericolo di fare della nostra anima un luogo di mercato e a non vivere solo nella continua ricerca del nostro tornaconto.
Sembra una situazione assurda, un incubo del quale non si intravede la fine. La fine del tunnel sembra molto lontana, incerta. Rinchiusi nelle nostre case ci è permesso appena di mettere la testa fuori della nostra finestra. La gente sui balconi suona e canta canzoni liberatorie. “Fuori il Virus”… Viva l’Italia… Ce la faremo… Riconquisteremo la nostra libertà di vivere”. Ma non più come una volta! Avremo, forse, una prova d’appello, perché Dio è grande e misericordioso. Saremo più ossequienti verso una natura amica o continueremo ad essere figli di un Dio Minore che mangia i propri figli? È il momento di dimostrarlo. La famiglia, gli affetti, l’amicizia dovranno essere i nostri nuovi compagni di viaggio in questo percorso terreno che si è oscurato in una nuvola nera di egoismi e ignoranza. Dovremo essere tutti più accondiscendenti verso i nostri simili e le libertà sociali facendoci guidare, questa volta, da un nuovo modello di sviluppo, da una vera socialità, dai veri valori della vita permeati da un sentimento di altruismo.
I “mercanti scacciati dal tempio” è solo l’ossimoro di una realtà che ci deve insegnare che il denaro non è che un miraggio. Raggiunto il quale, saremo solo degli insoddisfatti perché avremo dimenticato la natura e i sentimenti.
Durante l’ultima funzione del Papa in Piazza S. Pietro, su tutta la facciata della Scala Santa c’erano delle pubblicità per un cellulare, per una marca di scarpe e, infine, per una vettura.
Sono simili ai simboli del Vitello d’oro fatto eseguire da Aronne come simbolo di successo, denaro ricchezza che gli ebrei, in fuga dall’Egitto, adorarono mentre Mosè era sul Monte Sinai per farsi consegnare dal Signore le Tavole delle Leggi.
Abbandoniamo, quindi, la ricerca del Vitello d’oro e diamo spazio ai sentimenti! È il messaggio che questo maledetto CORONAVIRUS 19 ci deve lasciare come insegnamento.
CACCIÁTE DA ‘U TÉMPJE “ A’na cáse mi’ ‘ng’é mercáte! Páce, féde e pu’ ‘a speranze ‘llavarranne ‘llu peccáte!. Quésta Cáse ‘hè de Ddi! Ne ‘hé proprje ‘na spélonghe: e ‘u padrone songhe ‘hi!”. L’óre sciuvele ‘a mmizz’i dite ‘mpezzenisce ognè cóse e ’u munne ‘hè smarrite. L’aneme no, ne ‘nge scagne e ne ‘nge vénne maje p’aumentâ i guadagne! T’haje viste sofférénte… E tra l’indifférenze e ‘a cattevèrje d’a ggènte tu pertive quillu légne ‘mbezzenite de sanghe pe’ ‘nu munne proprje indégne! Sfuttèváne e sputáváne ’i carne dólórante l’ummene e ‘i cortigiáne ‘lli mercante agguérrite addinde e fore ‘u Tempje… i farise’ abbrutite ch’ avive giá cacciáte da scanne ’recupèrte da i sòlde e da i peccáte. Ve’ d’a Tèrre ‘sta véndétte: no cchjù fiure ‘nd’i sèrre no cchjù gufe nè cevétte. ‘Ssòp’i ráme ‘nu sèrpènte ‘ssòtt ‘a lénga e ’i dinte te’ ‘nu virus assaje potènte che scaténe ‘a pandemi’ e l’umanitá cosciènte. ne stá cchjù ‘n grazje de Ddi’.
CACCIATI DAL TEMPIO “A casa mia non si fa mercato! Pace, fede e infine la speranza laveranno quel peccato! Questa è la Casa di Dio! Non è affatto una spelonca: e il padrone sono io!” L’oro scivola tra le dita sporca ogni cosa e il mondo è smarrito. L’anima no, non si baratta e non si vende mai per aumentare i guadagni. Ti ho visto sofferente… E tra l’indifferenza e la cattiveria della gente tu ti portavi quel legno sporco di sangue versato per un mondo proprio indegno! Ti schernivano e sputavano sulle carni doloranti uomini e cortigiane quei mercanti agguerriti dentro e fuori del Tempio… i farisei abbrutiti che avevi cacciato da scanni ricoperti dai soldi e dai peccati. Viene dalla Terra questa vendetta: non più fiori nelle serre non più gufi nè civette Sopra i rami un serpente sotto la lingua e in mezzo ai denti cela un virus assai potente che scatena la pandemia e l’umanità cosciente non sta più in grazia di Dio. Saverio Metere