Prima visita in Molise dell’onorevole Gianni Cuperlo del Partito Democratico: confronto su sanità, lavoro e democrazia per contrastare spopolamento e disuguaglianze.

TERMOLI – Venerdì 16 gennaio 2026, nella suggestiva cornice della Cala Sveva, si è svolto l’incontro pubblico con Gianni Cuperlo, alla sua prima visita in Molise. L’iniziativa, promossa dai circoli PD di Termoli e Guglionesi, ha rappresentato un momento di confronto sui temi più urgenti per il futuro dei territori: spopolamento delle aree interne, crisi della sanità pubblica, riduzione dei servizi essenziali e migrazione forzata dei giovani in cerca di opportunità. Questioni che colpiscono in modo particolare il Molise e che richiedono risposte politiche concrete, non promesse vuote.
Nel suo intervento, Cuperlo ha denunciato la strategia della paura alimentata dalle destre, definendola un pericolo per la democrazia:
«L’antidoto è assolutamente inesistente dal punto di vista della sua efficacia. Per capirci: la paura dei migranti, l’antidoto sono solo i porti chiusi, il blocco navale, cose che non si possono mai nemmeno immaginare di realizzare. È un’iniezione di paura alla quale si offre un antidoto inefficace. Ma intanto, di che cosa? In cambio di una quota di libertà? Questa è la destra, questo è l’impianto concettuale e ideologico di tutte le destre con le quali noi abbiamo avuto modo di misurarci e confrontarci nel corso degli anni.»
Poi ha aggiunto:
«Il pericolo oggi è che la paura possa consentire, nel momento in cui tu non sei più in grado di garantire la speranza, di risolvere i problemi o comunque di affrontarli in modo più efficace e convincente, che le persone arrivino a pensare – anche oltre il fascismo – che la democrazia non sia più necessariamente lo strumento, l’istituzione che più può garantire quei diritti e quelle condizioni di vita. E allora la disaffezione verso le urne, allora l’astensionismo crescente: sono fenomeni con i quali siamo chiamati a misurarci da diverso tempo, da diversi anni.»
Tra i punti centrali dell’incontro, la sanità pubblica. Cuperlo ha richiamato dati allarmanti:
«Quando tu leggi la statistica che spiega come, anche negli ultimi due anni, sia ulteriormente incrementato sino al 9,9%, quasi il 10% della popolazione, il numero di cittadini italiani che hanno rinunciato nell’anno passato a intervenire in termini di prevenzione e di cura sui problemi che riguardano la loro salute, tu sei di fronte al fallimento di quella che era una realtà fondamentale su cui è costruito il tuo modello di Stato.»
Da qui la proposta di riportare la spesa sanitaria al 7% del PIL, come avvenne nella fase più drammatica della pandemia:
«Perché fai una battaglia parlamentare per portare il rapporto tra la spesa sanitaria e il PIL al 7%? Era la soglia che avevamo quasi raggiunto nella stagione drammatica del Covid. Il governo ci ha spiegato – e la Meloni insiste a dirlo ogni volta che prende la parola in pubblico – che mai nessun governo ha portato la spesa sanitaria, in valore assoluto, alla somma che i servizi di cura, prevenzione e assistenza possano garantirsi. E allora noi presentiamo in Parlamento, unitariamente tutte le opposizioni, gli emendamenti alla manovra per garantire un incremento della spesa sanitaria pubblica. Forniamo le coperture perché questo possa accadere. E gli emendamenti vengono sistematicamente respinti. Allora certo che dobbiamo spiegare bene che cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo.»
Cuperlo ha insistito sulla necessità di ricostruire un legame sentimentale tra politica e cittadini:
«Guai se la politica si sente e si pensa indenne da limiti. Beh, io sono convinto che possiamo farlo, questo lavoro. E ancora una volta, Piero (ndr: Piero Castrataro, Sindaco di Isernia, presente in sala), quello che stai facendo tu va nella direzione di spiegare perché siamo quelli che hanno dentro di sé anche la volontà, la coscienza di far vivere queste battaglie nel rapporto con le persone, per rendere possibile che le persone si riavvicinino nuovamente alla nostra capacità di manifestare empatia e sentimenti di condivisione.»
Un concetto che ha arricchito con una similitudine ispirata a Papa Francesco:
«Ho già citato Francesco Bergoglio e non dovrei farlo per una seconda volta. Però, qualche anno fa, io rimasi colpito e mi innamorai di una sua similitudine che mi sembrò quasi una parabola laica. Lui faceva un paragone tra il pastore delle greggi, che deve portare su di sé l’odore degli animali, e il pastore delle anime, che deve portare su di sé l’odore delle anime che conduce. E io ho pensato che per la politica, e non è blasfemia, debba valere qualcosa di simile. Devi portare su di te la dimensione anche fisica, materiale delle persone, della parte del Paese che tu vuoi rappresentare. Emancipare, liberare dal bisogno.»
L’onorevole ha concluso con un ricordo personale, simbolo di riscatto e opportunità:
«Io ho sostenuto l’esame di terza media l’anno stesso in cui quell’esame l’ha sostenuto mia madre, perché lei aveva abbandonato la scuola, era rimasta orfana e aveva lasciato la scuola dopo la quinta elementare. Quando l’accordo dei sindacati con il governo per le circa 50 ore consentì a lavoratrici e lavoratori adulti non diplomati di colmare quel ritardo e di frequentare la scuola serale per conseguire la licenza di terza media, lei decise di farlo. Era giovane, aveva 32 anni, aveva me, era una ragazza. Io ricordo quasi infantile il tavolo della cucina, sparecchiato dopo cena, e lei che faceva i compiti mentre io giocavo a battaglia navale con mio fratello. Mi ricordo la gioia, la felicità di questa giovane donna, di questa giovane mamma, quando ritirò il suo diploma che non le serviva per una cosa particolare, ma c’era l’elemento della conquista: qualcosa che le era stato negato, le era stato restituito. Questa è la chiave decisiva: la speranza, quella che consente alla politica di parlare al cervello, ma anche ai sentimenti delle persone».























