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Voglio trovare un senso a questa situazione, anche se questa situazione un senso non ce l’ha”.

Oreste Campopiano

TERMOLI – Quando, nel lontano 2004, Vasco Rossi scriveva questa bella canzone, non avrebbe mai immaginato che, quindici anni dopo, le sue parole  sarebbero diventate così attuali in Molise.  Già, perché oggi i molisani si stanno interrogando, alla luce dei tragici accadimenti, se questa Regione ha ancora “un senso” o se invece non lo ha più, vista la situazione di assoluta confusione in cui versa.

Abbiamo acquisito  il triste primato della più alta  percentuale di mortalità per Covid a livello nazionale; siamo l’ unica Regione in Italia a non disporre di una struttura sanitaria dedicata esclusivamente al ricovero di questi malati;  tutti gli ospedali regionali sono  al collasso per il numero di degenti affetti da coronavirus e con il concreto pericolo di contagi indotti; registriamo l’88% dei decessi totali (che hanno superato la impressionante soglia di 400 morti) concentrati negli ultimi quattro mesi, con una media di circa 80 decessi al mese.

Ed in questo contesto di così drammatica emergenza, che non investe solo i profili  sanitari, ma che è diventata  emergenza sociale ed ancor più economica, si è innestata una crisi politica che ha evidenziato la incapacità e la inconsistenza delle rappresentanze elettive del parlamentino regionale e delle formazioni partitiche di riferimento.  Un contesto che ha fatto esplodere tutte le contraddizioni interne ai vari gruppi ed ha manifestato la sostanziale fragilità e debolezza di un sistema ormai in disfatta.

La Politica ed i suoi attuali interpreti in Molise non è mai stata  così lontana dalla opinione pubblica, che la recepisce ormai come un corpo estraneo di cui liberarsi il più in fretta possibile.

Le reazioni, anche eccessivamente rabbiose e disgustate, che hanno accompagnato l’ultima vicenda di Giunta (che con la politica , sia chiaro, non ha  nulla a che vedere) danno il senso di quel fossato profondo, difficilmente colmabile, che si è venuto a creare tra il popolo e le Istituzioni elettive.

Allora ci si deve interrogare, con assoluta onestà intellettuale, non tanto sulle alchimie dei numeri che comunque restano risicatissimi ed utili solo per… tirare a campare, tamponando  di volta in volta le falle per  soddisfare gli appetiti di qualcuno, ma sulla opportunità di tenere in piedi una Regione che ha smarrito il suo ruolo e che non è capace di dare risposta alle tante necessità del territorio e della popolazione che ormai è alle corde.

Solo così si potrà  provare, come dice Vasco… a dare un senso a questa situazione,  anche se questa situazione un senso non ce l’ha “. 

Oreste Campopiano

                                                                          

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