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TERMOLI – Si sta parlando molto in questi ultimi tempi del fabbricato denominato Ex Cinema Adriatico poiché lo stesso è divenuto, forte della spinta di un nutrito gruppo di termolesi, l’oggetto di uno dei tre quesiti referendari presentati lo scorso luglio al Comune di Termoli. Pregevoli sono state le ricostruzioni storiche e i giudizi di studiosi, appassionati e intellettuali del luogo e non sono mancate, con grande soddisfazione, le opinioni e le considerazioni della gente “comune”, che si è mostrata, inaspettatamente, particolarmente sensibile al tema. Ma per meglio comprendere il significato di ciò che rappresenta l’ex Cinema Adriatico è il caso di ripercorrere le ultime vicende amministrative che hanno rovinosamente travolto questa struttura, rendendola, ahimè da oltre un decennio, simbolo di degrado e motivo di sdegno per l’intera cittadina di Termoli.
La prima cosa da porre in evidenza è che l’ex Cinema Adriatico è stato dichiarato di “interesse particolarmente importante” con un decreto della Direzione Regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (n. 12 del 5.05.2004), poiché il fabbricato “rappresenta testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni collettive della comunità”.
Con l’avvio del procedimento nel maggio 2004, che ha portato alla costituzione del vincolo paesaggistico, poiché per l’immobile era stata già rilasciata una concessione edilizia per interventi di risanamento conservativo, datata febbraio 2004, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Molise comunicava alla proprietà che la stessa era ormai superata. Ciononostante, nel giugno 2004, la proprietà iniziò i lavori fino a quando, a seguito di ispezioni congiunte con il Comune, la Soprintendenza ne ordinò la sospensione.
Si legge negli atti del ricorso proposto dalla proprietà (prot. 13214 del 30 novembre 2005) che:
“…Al ricorrente è stato dato tempo, esattamente 140 gg., come prescritto, per la partecipazione al procedimento (di costituzione del vincolo), tuttavia lo stesso non si è avvalso di questa opportunità. Continuava invece ad intervenire sull’immobile in maniera tale da deteriorarlo ulteriormente, anziché mettere in essere opere volte a garantirne la sicurezza e la conservazione, sebbene fosse stata altresì ordinata la sospensione dei lavori e prescritto di effettuare urgenti interventi di risanamento per eliminare pericoli alla pubblica incolumità così come scaturito nella riunione della Conferenza di servizi tenutasi in proposito presso il Comune di Termoli…”.
“…per procedere ai lavori sull’immobile, l’interessato avrebbe dovuto abbandonare l’iter intrapreso ex art. 151 del TU, conformandosi al nuovo procedimento ed avviare una nuova pratica di richiesta di autorizzazione ex art. 21 del D.Lgs. 42/2004, che subordina ad autorizzazione del Soprintendente l’esecuzione di opere e lavori di qualunque genere su beni culturali…”.
“…Allo stato dell’arte, da verifica effettuata, si evidenzia che la ditta ha proceduto alla rimozione completa della struttura di copertura e alla demolizione totale di tutte le strutture interne (murature, tramezzature, solai,…), vanificando così tutti i contenuti della tipologia dell’edificio descritti nella relazione storico architettonica allegata al Decreto” (palcoscenico, palchi laterali, piccolo loggiato, camerini in legno compensato). Attualmente dell’immobile non restano che le strutture voltate interne e le mura perimetrali che, mancando della copertura, restano soggette all’inevitabile degrado dovuto all’azione devastante degli agenti atmosferici della stagione invernale.”
Ed ancora:
“…nell’intraprendere i lavori di ristrutturazione di cui all’autorizzazione n. 42/00 del 28.02.2000 ed al permesso di costruire del Comune di Termoli n. 14/2004, lavori sospesi da questa soprintendenza con ordinanza del 14.07.2004, la Ditta ha demolito “arbitrariamente” tutte le strutture interne..”.
Fu così che in data 8 ottobre 2004, su disposizione del Comune di Termoli, si effettuava un sopralluogo congiunto a cui parteciparono: La Soprintendenza, Il Comune di Termoli e i rappresentanti della proprietà, e in occasione del quale venivano indicate una serie di prescrizioni a cui la ditta avrebbe dovuto adeguarsi.
Nello specifico il Comune di Termoli richiese la realizzazione dei seguenti interventi:
-Transennatura dell’intero fabbricato, sia internamente che esternamente; -Smantellamento di ciò che rimane della copertura esistente poiché presenta rischi di crollo; -Risistemazione delle mura ove necessario; -Interventi di adeguamento antisismico sulle fondazioni e sulle mura.
Mentre la Soprintendenza prescrisse i seguenti interventi: -Rifacimento della copertura in legno dopo opportune opere di consolidamento delle strutture portanti; -Predisposizione dei ponteggi interni per lo smantellamento di ciò che rimaneva della copertura esistente.
Arriviamo così ai giorni nostri, dopo dieci lunghi anni in cui il fabbricato, dopo i primi interventi di messa in sicurezza, si ritrova così com’è: un rudere avvolto dai ponteggi che ne nascondono la vista ma non la presenza, proprio lì, in pieno centro, in fondo al corso e di fianco al castello Svevo.
E in tutti questi anni purtroppo, le varie amministrazioni che si sono succedute non sono riuscite, assieme alla proprietà e alla Soprintendenza a trovare un percorso per riqualificare il fabbricato e ridare lustro ad uno dei luoghi più suggestivi della cittadina adriatica.
È noto oggi che, con la mediazione dell’Amministrazione Comunale ed in particolare dell’Assessore Gallo, la proprietà dell’Ex Cinema Adriatico abbia predisposto uno progetto di fattibilità relativo al risanamento e recupero del fabbricato e lo abbia sottoposto alla Soprintendenza per il rilascio di un parere favorevole.
Come specificato nel sito del Comune di Termoli: “ Qualora la Soprintendenza si pronuncerà positivamente sullo Studio si procederà entro e non oltre il 31 ottobre 2015 alla definizione del progetto esecutivo sul quale gli Uffici del Settore Urbanistico del Comune di Termoli esprimeranno il parere definitivo. Tutto questo è contenuto in un Protocollo di intesa sottoscritto dall’assessore Giuseppe Gallo e dall’Amministratore della società proprietaria dell’edificio e regolarmente protocollato presso l’Ente comunale. Il protocollo d’intesa stipulato con la Proprietà dell’ex Cinema Adriatico – afferma l’assessore Giuseppe Gallo – rappresenta un primo passo importante verso la conclusione di un’annosa questione che potrebbe aver intrapreso il suo iter risolutivo definitivo. Qualora non venissero rispettati gli accordi e i tempi prescritti nel Protocollo d’intesa, l’Amministrazione provvederà ad attivare tutte le procedure previste dalle norme per la tutela dei Beni artistici vincolati”.
Il Comitato partecipaTErmoli, che ha presentato il quesito referendario avente per oggetto l’acquisizione dell’Ex Cinema Adriatico da parte del Comune, ebbe ad agosto un incontro ufficiale con l’Assessore Gallo e in quell’occasione protocollò una richiesta di accesso agli atti per visionare il Progetto di Fattibilità presentato dalla proprietà e il Protocollo d’Intesa. Contestualmente il comitato richiedeva più volte un incontro con la Soprintendenza per avere maggiori chiarimenti e rassicurazioni sulla procedura in corso. Ad oggi purtroppo è necessario segnalare che gli atti richiesti dal comitato, nonostante le numerose sollecitazioni, non sono stati consegnati (l’unico documento ad oggi consegnato è un verbale di riunione prot. 27997 del 21 luglio 2015) e la Soprintendenza, dopo ben due richieste, non è riuscita ancora a fissare un incontro col comitato partecipaTErmoli, il tutto mentre è ormai scaduto il termine annunciato dall’Assessore Gallo per la risoluzione dell’annosa questione.
Chissà se alla fine, in caso di fallimento del tentativo di mediazione del Comune, proprio l’acquisizione del fabbricato ad opera del Comune, ad esempio attraverso una permuta, non si rivelerà l’unica strada percorribile per rivedere la struttura riqualificata e nuovamente fruibile? A questo punto è auspicabile il superamento di tutti gli attuali impedimenti all’indizione del referendum cittadino, in primis la costituzione della commissione referendaria, per consentire ai cittadini di Termoli di votare ed esprimersi sul tema, e al Comune di agire di conseguenza.
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