Tra conquiste storiche, diritti negati e sfide future, la sezione FIDAPA ha celebrato la Giornata Internazionale della Donna tracciando un bilancio sulla parità di genere.

TERMOLI – Domenica 8 marzo 2026, presso il Cinema Oddo di Termoli, si è tenuto l’atteso convegno dal titolo “Il coraggio delle donne nel mondo e il loro ruolo nel guidare il cambiamento“. L’evento, promosso e organizzato dalla sezione FIDAPA di Termoli, ha riunito esponenti istituzionali, esperte di diritto e rappresentanti di diverse sezioni FIDAPA per riflettere sul lungo e tortuoso percorso dell’emancipazione femminile.
A introdurre e moderare i lavori è stata Matilde Tartaglia, Presidente della sezione Fidapa di Termoli, che ha aperto l’incontro con una riflessione profonda sul reale significato della ricorrenza. Elena Marcelli, Presidente Fidapa Larino: “Per molto tempo io ho pensato che la festa della donna fosse da non celebrare, perché mi sembrava assurdo che per 364 giorni noi fossimo cenerentole e solo un giorno quello della riscossa”. La Presidente ha poi rivolto un pensiero commosso e carico di empatia alle tante donne che, nel mondo, sono ancora oggi prive dei diritti più basilari: “Quante donne nel mondo non hanno nessun diritto che per leggi scritte ovviamente dagli uomini devono essere subordinate, devono non apparire, stare con delle palandrane senza mostrare il viso, senza mostrare niente, senza voce in capitolo, senza contare nulla”.
Il dibattito è entrato nel vivo con l’intervento di Antonietta Colasanto, Past Presidente della sezione FIDAPA di Foggia Capitanata (intervenuta per portare i saluti della Presidente Anna Laura D’Alessio), che ha portato all’attenzione della platea le sfide concrete che la componente femminile affronta nella società contemporanea. “Stiamo vivendo una società dove si parla tanto di donne, si creano anche normative che in qualche maniera possono sostenerci, però poi quando ci giriamo intorno e quando vediamo quello che succede in realtà, ci rendiamo conto che forse siamo veramente indietro”. Nel ricordare il suo impegno undicennale contro le discriminazioni, ha espresso un forte e personale rammarico per la recente abolizione della figura delle consigliere di parità, definite un supporto vitale: “Sono presidi fondamentali perché sono presidi in cui si ricevono le istanze delle donne che molte volte non hanno la possibilità o comunque forse non sono neanche a conoscenza di quelle che sono le sedi in cui possono andare a chiedere aiuto e sostegno”. La relatrice ha ricordato come esistano ancora pesanti forme di violenza nel mondo del lavoro, unita a quella economica e sociale, rendendo il percorso ancora estremamente in salita.
Il fulcro storico e giuridico della mattinata è stato affidato all’intervento magistrale di Loredana Tullio, Docente ordinaria di Diritto e Delegata per le Pari Opportunità presso l’Università del Molise. La docente ha delineato con chiarezza il difficile cammino verso la parità e la tutela dei diritti delle donne, smontando la falsa percezione di un’evoluzione semplice o naturale: “Quando noi parliamo di parità utilizziamo un linguaggio che spesso dà per scontato quella che è una evoluzione, una progressione quasi lineare… la realtà è molto più complessa perché questo cammino delle parità il più delle volte è stato un percorso tortuoso, un percorso accidentato, un percorso fatto di conquiste ma anche di arretramenti”.
La professoressa ha ripercorso secoli dominati da un solido modello patriarcale, ricordando come la donna fosse storicamente esclusa dalla realtà e relegata esclusivamente alla sfera privata, assumendo passivamente il ruolo di “angelo del focolare”. Ha illustrato tappe fondamentali e spesso dolorose del nostro ordinamento costituzionale e civile: dallo Statuto Albertino che escludeva implicitamente le donne dalla vita politica, all’autorizzazione maritale (abrogata solamente nel 1919 grazie anche al contributo femminile durante la Grande Guerra) che impediva loro di riscuotere crediti, accendere mutui o stare in giudizio senza il permesso del coniuge. Un quadro normativo all’interno del quale vigeva la potestà maritale e il cosiddetto ius corrigendi: “Il diritto di correggere il temperamento ribelle della moglie, detto in parole povere esercitare violenza, e il diritto civile lo consentiva perché la donna era subordinata all’uomo”.
Nel corso del convegno è stato celebrato con orgoglio l’80° anniversario del diritto di voto alle donne, concesso per la prima volta nel 1946, ricordando con un sorriso amaro l’ammonimento della stampa dell’epoca alle neoelettrici, esortate a recarsi alle urne “senza rossetto” per non macchiare e invalidare le schede. È stato inoltre reso un doveroso omaggio a figure pioniere come Maria Montessori e al giudice Ludovico Mortara della Corte d’Appello di Ancona, che nel 1906 tentarono coraggiosamente di aprire una prima breccia nel diritto di voto femminile accogliendo l’iscrizione di 10 maestre marchigiane; una decisione poi rapidamente ribaltata dalla Cassazione di Firenze per il timore di offrire al mondo civile il “nuovo e bizzarro spettacolo di un governo di donne”.
Le grandi conquiste sociali degli anni ’70 sono state analizzate come uno spartiacque fondamentale: dalla cruciale riforma del diritto di famiglia del 1975, al controverso cammino per il divorzio (1970) osteggiato all’epoca anche da figure femminili di rilievo come Lina Merlin, fino alla legge sull’interruzione volontaria di gravidanza del 1978. Particolare emozione in sala ha suscitato il ricordo di Franca Viola, diventata simbolo dell’emancipazione femminile e del rifiuto del matrimonio riparatore e del delitto d’onore, due reati aberranti cancellati dal codice penale italiano con imperdonabile ritardo, solo nel 1981.
Arrivando alla storia contemporanea, Loredana Tullio ha sottolineato la svolta epocale dell’introduzione del doppio cognome sancita dalla Corte Costituzionale nel 2022. Citando direttamente l’estensora di questa sentenza storica, la giudice di origini molisane Emanuela Navarretta, ha evidenziato il significato più intimo di questa riforma: “Si elimina il richiamo alla sola linea paterna volta ad oscurare unilateralmente il rapporto genitoriale con la madre, viene meno l’invisibilità della donna”.
L’intensa mattinata si è conclusa con un forte appello collettivo verso una vera parità sostanziale, affrontando criticità modernissime come il gender pension gap legato al minor salario femminile e al cosiddetto lavoro avido, e richiamando l’urgenza di un’educazione sin dall’infanzia mirata al superamento degli stereotipi di genere. Un cambiamento culturale profondo che, per realizzarsi, non può più escludere la componente maschile della società: “Parlare soltanto tra donne non serve, occorre coinvolgere anche gli uomini… Una democrazia è pienamente tale solo se riconosce e garantisce la dignità, la libertà, l’opportunità, le pari opportunità tra tutti e tutte”.








































