A Termoli, sette opere dipinte come atto di resistenza: l’omaggio a Paulo Coelho della Nuova Officina Solare Arte Contemporanea.

TERMOLI – Sette opere dipinte appositamente per l’occasione, sette guerrieri evocati attraverso colori e segni. È questa la proposta di Nino Barone — architetto, pittore, nato a Termoli nel 1955, tra i nomi più coerenti della ricerca pittorica concettuale del Mezzogiorno – che torna a esporre nella città natale con una mostra dal titolo dichiaratamente politico, ospitata dalla Nuova Officina Solare Arte Contemporanea in Corso Nazionale n°12.
«Solitamente i titoli delle mie opere – chiamate ad esempio “Superficie GVR + 7 segmenti”- servono solo a indicare delle ipotesi di lettura poiché, anche se apparentemente scarni e conclusi, lasciano sempre allo spettatore un margine di interpretazione allo scopo di avvicinarlo al gioco creativo della formazione dell’opera. Tuttavia, per quelle esposte in questa mostra ho sentito l’incombenza di titolarle diversamente, anche e soprattutto al fine di caricarle di un significato più profondo, per spiegare il perché le ho dipinte espressamente per questa occasione: in fondo, per partecipare consapevolmente al dibattito culturale in corso nel Paese, per rispondere fattivamente ai segnali reazionari e postcoloniali, sempre più insistenti, che invadono e offendono la dignità della comunità mondiale.»
Il punto di partenza è letterario. Barone si è rivolto al “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho (1997), guida spirituale in cui lo scrittore brasiliano rielabora pensieri filosofici antichi per affrontare le difficoltà della vita con la mentalità di un combattente. Da quella lettura è nata la storia visiva che struttura l’intera esposizione.
«Mi sono chiesto in quale modo avrei potuto agire per dare il mio apporto, o almeno per testimoniare concretamente il mio dissenso, e istintivamente ho pensato ai miei colori come mezzo per esprimere tutta la mia costernazione, ma anche per diffondere un messaggio positivo. La strada l’ho trovata meditando sull’energia evocativa dei colori a me cari: mi sono tornate alla mente le sensazioni procuratemi dalla lettura di quel libro.»
Per rendere esplicito il filo conduttore della mostra, l’artista cita direttamente il testo di Coelho, riportando il brano stampato nell’aletta sinistra della copertina:
«Se accade che il clamore del mondo soffochi la nostra voce interiore, vuol dire che è giunto il momento della lotta: dobbiamo risvegliare il guerriero della luce che dorme in ciascuno di noi e intraprendere un cammino disseminato di lusinghe e tentazioni, un sentiero in cui ogni passo può nascondere le insidie di un intero labirinto, un percorso in cui la vittoria ha il medesimo volto della sconfitta.»
Un monito che Barone declina in chiave contemporanea, puntando il dito contro quello che chiama il «disegno sovversivo delle monocrazie»: sistemi che operano, a suo avviso, per un ritorno a strutture feudali, mascherato dalla promessa di tecnologie avanzate nell’interesse collettivo, ma «in realtà pensate solo per il privilegio di pochi». Combattere, per lui, significa agire nei processi di trasformazione con ogni mezzo che la civiltà democratica mette a disposizione.
Sul piano formale, la serie mantiene il metodo pittorico che Barone ha messo a punto nel corso di cinquant’anni di ricerca: superfici composte da poligoni stocastici diversamente colorati, attraversate dalla texture di segni neri, in una pittura che si muove nella tradizione dei concettuali che costruiscono relazioni topografiche attraverso codici di forze, direzioni e intensità delle frequenze segnico-cromatiche — una strada percorsa fin dal 1975, quando fondò e animò il Gruppo Solare, il Gruppo di Orientamento e poi il Movimento Internazionale Archetyp’Art, esperienze che lo formarono come artista e come organizzatore culturale.
«Li ho dipinti con la mia solita procedura dove il colore e il segno, simboli animistici ancestrali, materializzano superfici composte da poligoni stocastici diversamente colorati sovrapposti dalla texture di segni neri che, nell’insieme, vogliono evocare forme di totem che sprigionano, come arma di difesa, la loro forza luminosa. Non voglio rappresentare la forma esteriore dei guerrieri, scusatemi per questo, ma ho la pretesa di far uscire dal quadro la forza spirituale che li rende vivi – per meglio dire: ci rende.»
La mostra arriva dopo una stagione espositiva intensa. Negli anni Duemila e Duemiladieci, Barone aveva già consolidato la propria presenza istituzionale: dal 2005 al 2014 aveva ideato e coordinato il Convegno della Nuova Critica d’Arte Italiana “Tracker Art”, e dal 2007 al 2014 aveva gestito a Termoli la Galleria d’Arte Contemporanea “Officina Solare”. Nel 2008 aveva vinto il Primo Premio al LIII° Premio Termoli. Sul fronte internazionale, aveva partecipato all’evento collaterale alla Biennale di Architettura di Venezia “Without Land / Senza Terra” (2016), alla mostra “La boîte de Pandore” al Palais, place Léopold di Arlon, in Belgio (2018), e alla mostra “Italian Airs” presso la Sanat Galerisi di Istanbul (2019). Nel 2023 era presente al Padiglione Niger della Biennale di Architettura di Venezia, seguita da Paratissima a Torino nel 2024, dalla Fiera di Lubiana nel 2025 e dall’Arte Fiera di Bologna nel 2026, tutte con lo Stand Juliet di Trieste – galleria che da anni accompagna il suo percorso. Le sue opere figurano in collezioni private in Italia e all’estero, con oltre cento mostre all’attivo.
La mostra “I Guerrieri della Luce” è visitabile fino al 13 aprile 2026, tutti i giorni dalle 18.00 alle 20.30.
















