L’Archeoclub di Termoli dona alla città il busto in bronzo dello “Stupor Mundi”.

TERMOLI – Sabato 28 marzo 2026, davanti al Castello Svevo di Termoli, è stato inaugurato il busto in bronzo dedicato a Federico II di Svevia. L’opera è nata da un’idea del Presidente dell’Archeoclub di Termoli, Oscar De Lena, per celebrare i cinquant’anni dell’associazione. Nessun euro pubblico: tutto finanziato dai soci e da privati. «Il Comune non ha speso nemmeno un euro», ha detto De Lena. Un dono alla città, alla sua storia, alla sua identità ghibellina.
Il sindaco Nicola Balice non ha nascosto l’entusiasmo: «Federico nel 1240 ha fatto ristrutturare quello che è diventato il simbolo della nostra città e credo lo sarà per tanti secoli. Dobbiamo rispettarlo. Tra poco partirà un progetto importante di ristrutturazione del nostro castello, grazie a finanziamenti attratti dal Comune, e lo renderemo ancora più bello. Ringraziamo Federico perché, da buon imperatore dell’Impero Romano, era un uomo illuminato, culturalmente preparato. La sua figura potrebbe essere ancora attuale oggi; credo che, se fosse qui fisicamente, farebbe bene a parte dei nostri tempi. Sarà sicuramente un luogo di grande attrazione per questa estate».

Lo scultore Michele Carafa ha raccontato come è nato il volto dell’imperatore, partendo da una difficoltà concreta: non esistono ritratti certi di Federico. «Quello forse più affidabile, su cui gli studiosi fanno riferimento, è il busto marmoreo conservato al museo di Barletta. Mi sono rifatto molto a quell’immagine», ha spiegato. «Rappresentarlo ha significato dare volto a un uomo di potere con i segni del comando – lo scettro, il globo crucigero, la corona – ma anche a un uomo formato nella Sicilia multiculturale, a contatto con la cultura latina, musulmana ed ebraica. Era un amante delle arti, della scienza e della botanica; aveva dato il via alla scuola siciliana della poesia». Un dettaglio, in apparenza minore, ha richiesto diversi interventi: su insistenza del Prof. Pasquale Corsi, consulente storico dell’opera, la corona non andava semplicemente posata sulla testa. «Doveva essere calzata, e ho dovuto abbassarla più volte affinché occupasse una parte della fronte».
A chiudere la cerimonia è arrivata una sorpresa. Il ricercatore storico Giuseppe La Porta ha affiancato il busto appena inaugurato alla raffigurazione su un capitello della Cattedrale: i lineamenti potrebbero essere quelli di Federico II da giovane. Le due immagini quasi coincidono. «Senza volerlo, ci siamo trovati davanti a una somiglianza quasi identica», ha dichiarato, mostrando una grafica bifacciale al pubblico presente.

































































