myNews.iT - Per spazio Pubblicitario chiama il 393.5496623

L’Archeoclub di Termoli dona alla città il busto in bronzo dello “Stupor Mundi”.

Il busto in bronzo di Federico II in un angolo ai piedi del Castello Svevo di Termoli

TERMOLI – Sabato 28 marzo 2026, davanti al Castello Svevo di Termoli, è stato inaugurato il busto in bronzo dedicato a Federico II di Svevia. L’opera è nata da un’idea del Presidente dell’Archeoclub di Termoli, Oscar De Lena, per celebrare i cinquant’anni dell’associazione. Nessun euro pubblico: tutto finanziato dai soci e da privati. «Il Comune non ha speso nemmeno un euro», ha detto De Lena. Un dono alla città, alla sua storia, alla sua identità ghibellina.

Il sindaco Nicola Balice non ha nascosto l’entusiasmo: «Federico nel 1240 ha fatto ristrutturare quello che è diventato il simbolo della nostra città e credo lo sarà per tanti secoli. Dobbiamo rispettarlo. Tra poco partirà un progetto importante di ristrutturazione del nostro castello, grazie a finanziamenti attratti dal Comune, e lo renderemo ancora più bello. Ringraziamo Federico perché, da buon imperatore dell’Impero Romano, era un uomo illuminato, culturalmente preparato. La sua figura potrebbe essere ancora attuale oggi; credo che, se fosse qui fisicamente, farebbe bene a parte dei nostri tempi. Sarà sicuramente un luogo di grande attrazione per questa estate».

I volti di Federico II a confronto: un’analisi storico-artistica tra il celebre busto in pietra del XIII secolo (Museo Civico di Barletta) e la nuova scultura in bronzo di Michele Carafa. L’opera contemporanea è stata commissionata dall’Archeoclub di Termoli e inaugurata il 28 marzo 2026 ai piedi del suggestivo Castello Svevo

Lo scultore Michele Carafa ha raccontato come è nato il volto dell’imperatore, partendo da una difficoltà concreta: non esistono ritratti certi di Federico. «Quello forse più affidabile, su cui gli studiosi fanno riferimento, è il busto marmoreo conservato al museo di Barletta. Mi sono rifatto molto a quell’immagine», ha spiegato. «Rappresentarlo ha significato dare volto a un uomo di potere con i segni del comando – lo scettro, il globo crucigero, la corona – ma anche a un uomo formato nella Sicilia multiculturale, a contatto con la cultura latina, musulmana ed ebraica. Era un amante delle arti, della scienza e della botanica; aveva dato il via alla scuola siciliana della poesia». Un dettaglio, in apparenza minore, ha richiesto diversi interventi: su insistenza del Prof. Pasquale Corsi, consulente storico dell’opera, la corona non andava semplicemente posata sulla testa. «Doveva essere calzata, e ho dovuto abbassarla più volte affinché occupasse una parte della fronte».

A chiudere la cerimonia è arrivata una sorpresa. Il ricercatore storico Giuseppe La Porta ha affiancato il busto appena inaugurato alla raffigurazione su un capitello della Cattedrale: i lineamenti potrebbero essere quelli di Federico II da giovane. Le due immagini quasi coincidono. «Senza volerlo, ci siamo trovati davanti a una somiglianza quasi identica», ha dichiarato, mostrando una grafica bifacciale al pubblico presente.