“Jac Art Revolution Story” porta in città le tavole originali dello stile jacovittiano, le architetture locali rilette in chiave contemporanea e l’arte dello stone balance. L’evento coincide con i 20 anni dello Jacovitti Club.

TERMOLI – Al Castello Svevo è in corso la mostra “Jac Art Revolution Story”, aperta al pubblico tutti i pomeriggi dalle ore 17:00 alle 20:00 fino al 22 marzo. L’esposizione ruota attorno alla figura del fumettista molisano Benito Jacovitti, messa in dialogo con la storia della città e con opere di artisti contemporanei.
Tra i protagonisti del percorso espositivo c’è Giuseppe La Porta, e il padre Domenico La Porta, che hanno contribuito con schizzi e disegni propri. La mostra non si ferma all’omaggio al maestro: affronta anche temi legati all’attualità, dall’architettura urbana ai conflitti in corso.
Tra le opere esposte figurano tavole in stile jacovittiano con i personaggi iconici del maestro – su tutti Cocco Bill – e lavori che, nelle parole di Giuseppe La Porta, affrontano «ricostruzioni architettoniche oppure anche disegni che hanno a che fare con significati di ciò che sta avvenendo nella nostra contemporaneità… come la guerra o anche altri casi di cronaca».
A fare il punto sul significato dell’evento è Domenico D’Onofrio, relatore della mostra: «Quest’anno lo Jacovitti Club festeggia 20 anni dalla nascita. Siccome il 9 marzo ’23 è nato Jacovitti, ogni marzo facciamo un omaggio a Jacovitti con dei format nuovi su questo grandissimo artista».
L’ambizione del progetto va oltre il singolo autore. «Facciamo conoscere, oltre Jacovitti, anche tutte le discipline pittoriche, scultoree, fumettistiche», prosegue D’Onofrio. «Il Molise deve far vedere non solo Jacovitti, ma tanti artisti nazionali e molisani che sono veramente formidabili».
Spazio anche alla Land Art con Agostino Senese, che da oltre vent’anni si dedica allo stone balance in ambienti naturali – spiagge, boschi, fiumi, cascate. «La mia missione è quella di mettere l’arte al servizio della natura per esaltarne la bellezza e generare emozioni», si legge nel suo pannello. Lo spirito della sua ricerca, si specifica in mostra, è «quello di avvicinare l’uomo alla natura e di farne parte».

































































