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Le Tremiti (Foto di Charly L. Smoke)
ISOLE TREMITI _ La valanga di blog, di sondaggi non autenticati, di interventi spesso anonimi scatenata con autentico furor sacro dall’autore di un progetto per riedificare un ponte borbonico alle Isole Tremiti, lascia di fatto sbigottiti. In superficie potrebbe avere i toni di una scaltra operazione propagandistica, ma riflettendo seriamente – e, sia detto con serena obbiettività, senza malanimo – sulla fattispecie, personalmente non ho potuto sottrarmi all’impressione che sotto il complesso di esagitate grida potrebbe configurarsi un attacco inesausto a quell’opinione pubblica che proprio non vuol saperne dell’idea. Per la veemenza, l’insistenza e la frequenza ripetitiva, parrebbe quasi una nuova forma di terrorismo. Un’operazione stupefacente, all’interno della quale un ipotetico “Deus ex machina” non disdegnerebbe addirittura di assegnare a se stesso con orgogliosa certezza una patente di genio strombazzata di continuo dal coro di fantomatici “supporters” che lo accompagna. Ma quale genio? La genialità è originale, creativa, rifugge da citazioni o facili scopiazzature. Osservando il bozzetto e la relativa descrizione, salta di primo acchito alla mente dell’osservatore informato ed attento un aspetto che da parte mia non potrei descrivere come semplice analogia, in quanto mi pare piuttosto una clamorosa imitazione, quando mi trovo a confrontarne i termini con un vero gioiello dell’architettura di tutti i tempi. La “meravigliosa trovata” che porrebbe sul vagheggiato manufatto di matrice Sipontina una sequenza di postazioni commerciali quanto mai nutrita, non esibisce alcunché di originale, tanto meno di geniale. E’ il semplice recupero di una particolarità che richiama senza via di dubbio all’impostazione caratteristica, celebrata e universalmente risaputa, del PONTE DI RIALTO a Venezia. Quello sì geniale davvero. Esemplare unico, inimitabile, meraviglioso. Il ponte più famoso e più ammirato al mondo, tuttora perfettamente funzionale malgrado si tratti di una struttura risalente (nella versione attuale) alla seconda metà del XVI secolo. Ma in questo caso la concezione e l’esecuzione di quell’autentico gioiello dell’ingegneria seguirono un percorso di esemplare correttezza etica, mirabile per modernità nonostante l’epoca. Infatti nell’anno 1551 i notabili amministratori della Serenissima Repubblica indissero un bando per il rifacimento in pietra del Ponte di Rialto, fino ad allora in legno. Celebrati architetti del calibro addirittura di Jacopo Barozzi da Vignola (detto comunemente “il Vignola”), Andrea Palladio e Jacopo Sansovino presentarono progetti che non furono accolti con favore in quanto giudicati poco idonei al contesto.

Praticamente scartati. Invece, nella presente forzatura che dovrebbe interessare l’area marina del Gargano, il protagonista di ben altra levatura sembra voler proclamare se stesso e imporre la propria iniziativa con potestà pressoché insindacabile, del tutto autonoma. In effetti potremmo affermare che egli si sia nominato esecutore senza che nessuna autorità, nessuna istituzione avesse manco decretato la necessità di un’opera simile. Pare incontrovertibile come Il curioso decantato “genio” si sia così arrogato la facoltà di organizzare lo studio di una consistente opera pubblica. Fin qui nessuna meraviglia. Chiunque, qualunque professionista, può intraprendere tutti gli studi che desidera. Ma nel caso specifico l’anomalia insorge dall’apparente presunzione di un soggetto secondo il quale il proprio disegno andrebbe realizzato “tout court” in base a un ipotetico mandato che gli dovrebbe derivare non tanto dal potere delle istituzioni, bensì da tutta una sequela di sondaggi insistentemente sollecitati e quindi avviati via internet. A parer mio, insomma, un “mandato” dalla consistenza piuttosto bizzarra.

Trattasi nella fattispecie di pretese “analisi” senza autenticazione, prive di ogni ragionevole garanzia, senza volersi addentrare in una pur dovuta analisi del campione di “pubblico” interpellato. Nello svolgimento di suddetti sondaggi qualunque ipotetico furbastro potrebbe votare innumerevoli volte a volontà, determinando così un forzato esito plebiscitario del tutto ingannevole. Per favore, siamo seri! E’ assodato che le autorità neppure pensano a quell’eventualità. Basti considerare le notizie ufficiali pubblicate in proposito da oltre due anni a questa parte. A titolo indicativo, possiamo citarne una, di eloquenza lampante, nella quale il primo cittadino delle Isole Tremiti liquida la questione senza mezzi termini, con chiarezza disarmante: “‘PONTE DELLE EMOZIONI’ PER IL SINDACO NON SI FARA’ MAI ISOLE TREMITI.

Il ‘ponte delle emozioni’, progetto fantasmagorico che prevede di unire le tre Isole Tremiti al momento SEMBRA ABBIA EMOZIONATO SOLO IL SUO IDEATORE, l’ingegnere De Meo che ha presentato nel corso di una conferenza stampa il suo progetto. Il primo cittadino delle Diomedee infatti, intervistato sulla possibilità di costruire il ponte di legno che con i suoi 500 metri collegherebbe San Nicola a San Domino e a Cretaccio, ha risposto con un secco: «Basta! questo ponte è il progetto di un singolo che STA USANDO IL NOME DELLE TREMITI PER FARSI PUBBLICITA’ MA LA SUA IDEA NON TROVA NESSUN FONDAMENTO a partire dal finanziamento che non c’è e non ci sarà mai per quell’importo». L’ingegnere De Meo però, incurante delle reazioni dell’amministrazione comunale tremitese continua a sognare e a pubblicizzare la sua idea con materiali hi-tec e oltre 80 postazioni sulle campate del ponte che ospiterebbero altrettanti enti disposti ad aprire un’attività turistica o commerciale alle Diomedee. Il ponte, secondo il progetto, consentirebbe a 16 barche di attraccare e darebbe lavoro a mille persone. Questo però al momento resta solo sulle carte di De Meo perché nella realtà non trova ancora nessun riscontro”.

Adesso pare più che ragionevole una chiara visione che tenda realisticamente ad un futuro di civile rinascita nelle Isole Tremiti, il cui orizzonte si è rivelato per troppo tempo offuscato dalle tendenze più deteriori dell’aggressività, dell’invidia, dell’inimicizia e della maldicenza. Un malaugurato cancro alimentato proprio dalle ingerenze furbesche degli speculatori. Riterrei a tale proposito utile ribadire un mio pensiero già espresso più volte in altra sede. Occorre occuparsi con urgenza non solo della piaga dei rifiuti, ma anche di ulteriori emergenze basilari quali la scuola, la sanità, il sostegno alla maternità, l’educazione. Non esiste futuro per una società sorda al richiamo delle esigenze testé accennate. Non sottovalutiamo inoltre il rilievo determinante che la civiltà di un popolo si riconosce dal modo in cui tratta i bambini, gli anziani, le donne. Dovrebbero sollevare allarme indicazioni come quella che, durante i mesi non interessati dal turismo, vede scendere il numero degli abitanti sotto le 150 unità. Ma per carità, basta con quella sconsiderata fantasia del ponte. Sono certo che essa scaturisca da una tendenza di grandiosità faraonica, utile soltanto alle mire affaristiche di probabili maneggioni estranei all’interesse nonché ai bisogni della popolazione.

In conclusione, LA TUTELA DI ECONOMIA, PROGRESSO SOCIALE, CULTURA E AMBIENTE NELLE TREMITI RINNEGA IL MIRAGGIO DANNOSO DI UN PONTE SUPERFLUO.