Saverio Metere, architetto e poeta termolese

Fa ancora RUMORE… la dichiarazione d’amore di Fred Buongusto alla sua terra natale

TERMOLI – Ieri Buongusto con l’addio al Molise, oggi Diodato al Festival di Sanremo per dire: “…ciò che penso e non dovrei pensare ma non posso sopportare questo silenzio innaturale”. Ogni occasione è utile per inviare con una canzone dei messaggi politici o sociali.

E c’è un silenzio assordante nel Molise in questo momento! Dopo circa 60 anni dalla divisione dall’Abruzzo, Termoli, se non fosse stato fatto qualcosa durante il periodo Lapenniano, saremmo ancora a pescare con le paranze. É tutto fermo! La Regione langue e reagisce in maniera scomposta. Il consigliere Fabio De Chirico s’incazza (testuale!) e si lancia in una invettiva contro tutti quelli che accetterebbero un distacco della costa molisana a favore di quella abruzzese. Dovrebbero fare, invece ammenda, l’esame di coscienza e chiedersi perché siamo giunti a questo punto. Noi termolesi, con un paese dalle caratteristiche invidiabili fra tutti i paesi del Molise, siamo rimasti nel guado di una non crescita insopportabile, non più tollerabile. Le nostre migliori intelligenze se ne sono andate fuori per estrinsecare le loro capacità e professionalità. Il Molise è rimasto il paese dove si torna e subito si riparte “…quande si’ rrevate, quande te ne vaje…”, canta Buongusto, che, come tanti, ha preferito andarsene dalla sua amata terra.

Oggi si presenta l’occasione di un distacco dei Comuni della costa e del Basso Molise e una loro aggregazione alla Regione Abruzzo ai sensi dell’art.132 comma 2 della costituzione. Non stiamo parlando di unirci ai cugini abruzzesi ma solo di poter valorizzare una parte della nostra Regione, quella costiera e magari una parte dell’interno. Non stiamo rinnegando le nostre origini ma cercando di creare insieme agli abruzzesi un legame antico omogeneo che ci consenta di avere reciproci rapporti di convenienza economica per entrambi. 

Nell’anno 2000, a Termoli fu offerta la possibilità di costituirsi come terza Provincia. Non se ne fece niente, data anche la complessità dell’operazione; non ultima la carenza di alcuni servizi essenziali caratterizzanti la nuova provincia. Si è anche parlato di macroregioni includendo anche le Marche. Il procedimento sarebbe stato troppo complesso perché si sarebbe dovuta rivedere la Costituzione.

Ciò che oggi si vuole attuare è un semplice processo di carattere economico in modo da poter sfruttare reciprocamente le risorse dell’una a favore dell’altra. L’Abruzzo non è il lupo e il Molise non è l’agnello! Si parte, per entrambi, da considerazioni di opportunità strategiche: noi portiamo in dote le nostre caratteristiche e potenzialità e l’Abruzzo le capacità imprenditoriale delle quali noi difettiamo. Insomma, abbiamo bisogno di nuove idee, di una nuova linfa di professionisti che si prendano carico di vedere oltre, di sfruttare tutte le risorse presenti per aumentare le possibilità della loro valorizzazione. 

Tanti si sono chiesti perché le nostre due province non sono state in grado di far progredire tutto il Molise. Uno dei problemi è quello che c’è troppa differenza tra il loro territorio e il nostro: l’uno non compensa le carenze dell’altro! Inoltre, come scrivevo in un precedente articolo, la loro ingerenza nella nostra Amministrazione è stata spesso improntata all’ottenimento di risultati politici a proprio vantaggio. E se oggi ci troviamo a fare queste considerazioni lo dobbiamo proprio al fatto che il più delle volte i nostri politici sono stati molto corteggiati dal potere centrale. Oggi s’incazzano per cose che avrebbero dovuto fare loro mentre occupavano, e occupano ancora, poltrone importanti.

E chiudo questo difficile articolo con una frase con la quale Fred Buongusto conclude la sua canzone: “…Mulise, ddu’ iurne è sóle e cente iurne chióve”. E Diodato gli fa eco con le parole facilmente interpretabili: “…E consumo le mie scarpe che sanno bene dove andare”.

Io auguro, invece, alla mia Regione che ci siano sempre giornate di sole perché siamo stanchi di ripararci sotto ombrelli improvvisati di Regioni o paesi stranieri. Vogliamo stare a casa nostra, consumare le nostre scarpe nei paesi dove siamo nati, cresciuti e pasciuti; dove sono nati i nostri padri e vogliamo fare nascere e crescere i nostri figli (Sanità permettendo), dove c’è il nostro Santo protettore, nel caso specifico San Basso. 

Vogliamo essere, in una parola, TERMOLESI!

VOJE NASCE A TÉRMELE
 
Ando’ è náte pateme
 'ndo’ è náte mamma mi’
 ando’ ce stá S.Bassele
 che ‘hè ‘u Sante mi’.
 
‘Hi voje nasce a Tèrmele
 e stâ ‘n grazje de Ddi’
 assòpe ‘a rèna calle
 a ffianche au máre mi’.
 
Vòje senti’ ‘u profume
 di’ vióle ‘n primavére
 ‘u sòle dell’estáte
 e ‘u fridde ch' é sengére.
 
‘U calle du’ garbine
 ca fá scuppiâ ‘i récchje
 ‘u majéstrále éstive
 e ‘u máre che sernécchje.
 
‘Hi vòje nasce a Tèrmele!
 Pure se so’ cenèse
 ch’ assòp’i documènte 
 cia da lègge: è termelese!
 
 Saverio Metere
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