Fotografia d’autore in bianco e nero: la mostra “Scritture di Luce” di Gino Giancristofaro a Termoli dal 3 al 16 gennaio 2026.

TERMOLI – «Scritture di Luce»: il termine fotografia nasce dai vocaboli greci “luce” e “scrittura” o “disegno”, da cui deriva l’interpretazione disegnare con la luce, concetto che facilita la lettura dell’opera fotografica di Gino Giancristofaro. È indubbio che, dalla sua comparsa ad oggi, la tecnologia fotografica abbia condizionato il modo di vedere, studiare e rappresentare la realtà, incidendo sull’evoluzione degli usi e costumi della società moderna, fino a divenire l’ottava arte. Oggi, con strumenti alla portata di tutti – incorporati in telefonini, portatili, orologi – chiunque può raccontare un pezzo di storia, riportando immagini delle meraviglie della natura o delle creazioni dell’uomo. Tuttavia, che ciò implichi che tutti possano fare arte è «un altro discorso, certamente un paradosso». La fotografia, pur essendo uno strumento di massa, non può essere banalizzata: «l’artista fotografo non rappresenta, vede oltre e scrive con la luce».
Gino Giancristofaro è uno di questi artisti e da circa cinquant’anni sperimenta con costanza e metodo, raccogliendo in un pamphlet in continua evoluzione la sua esperienza di ricercatore, interpretando le metamorfosi delle cose al contatto con la luce. Dietro ogni scatto vi è una complessa opera di produzione: Gino si è costruito da solo le apparecchiature necessarie per catturare e riportare la giusta luce nelle sue fotografie, tutte rigorosamente in bianco e nero, dove si manifesta una gamma infinita di toni grigi, dal bianco della carta al nero dei sali d’argento.
Le immagini esposte sono state realizzate durante il lungo periodo della pandemia, segnato dall’isolamento e dal distacco sociale. Per mantenere distacco e obiettività, «mi sono estraniato dal contesto, diventando un occhio esterno capace di selezionare immagini essenziali tra gli oggetti quotidiani, fino ai paesaggi visti da una finestra o vissuti in lunghe passeggiate solitarie». Sono fotografie suggestive, platoniche, dotate di grande forza emozionale, capaci di coinvolgere lo spettatore non solo per il godimento estetico, ma anche per riflettere sul senso del contesto rappresentato. Scenari ricchi di particolari, splendidamente ricavati dalla gamma dei grigi, sfumati in attimi senza tempo, come la pandemia ci ha indotto a pensare. «Con il suo fare, Giancristofaro raccoglie e perpetua l’esperienza dei grandi scrittori di luce, portando la fotografia alle alte vette della sensibilità umana e scrivendo il suo messaggio espressivo giorno dopo giorno» (Nino Barone).
«Ho insegnato lingua straniera nelle scuole di Termoli e San Severo per oltre quarant’anni, ma il mio incontro con la fotografia è avvenuto ancor prima», racconta Luigi Giancristofaro, che durante gli studi universitari ha frequentato la scuola di fotografia presso il CADOF di Pescara, diplomandosi nel 1980. Nonostante l’impegno come docente di inglese, ha continuato a fotografare, accumulando un archivio di decine di migliaia di immagini. Lavora prevalentemente in bianco e nero, utilizzando tecniche classiche di camera oscura. «La stampa non è semplice trasposizione del negativo, ma un momento creativo: ogni negativo può essere interpretato in molti modi».
Utilizza spesso il sistema zonale, effettua test con un sensitometro autocostruito, e predilige macchine fotografiche di grande formato, come una 8×10” autocostruita e una Toyo View 45. Gli obiettivi più usati sono Schneider Symmar 300mm, Carl Zeiss Apo Germinar 240mm e Apo Symmar 150mm. Le stampe sono realizzate con ingranditori fotografici, alcuni autocostruiti.
La mostra “Scritture di Luce” è ospitata presso la Nuova Officina Solare – Galleria d’Arte Contemporanea, a cura di Nino Barone, in Corso Nazionale 12 A – Termoli, dal 3 al 16 gennaio 2026, con apertura dalle ore 18.00 alle 20.30.

















