La ex caserma dei Carabinieri in via Martiri della Resistenza a Termoli

Stare a casa per i senza casa: cosa stiamo facendo a Termoli?

TERMOLI – State a casa: non è un consiglio, è un obbligo! Ormai anche a Termoli, in tempi di quarantena, ci siamo abituati a sentir ripetere questa frase dall’altoparlante di una macchina che circola (quasi) solitaria per le vie cittadine. L’obbligo di stare a casa, sancito dai noti decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, è parso fin da subito stridente e contraddittorio alle nostre orecchie di operatori di strada, che lavorano ogni giorno fianco a fianco con chi, una casa, non ce l’ha. È per questo che sin dai primi tempi dell’allargamento della zona rossa a tutto il territorio nazionale abbiamo sollecitato l’amministrazione comunale a trovare una soluzione di tutela per le persone senza dimora presenti nel nostro territorio. La soluzione, quindi, è stata concertata ed infine individuata: da lunedì 16 marzo a Termoli le persone che vivono in strada nella nostra cittadina hanno la possibilità, su invio dei servizi sociali del Comune, di accedere al dormitorio straordinario della palestra Schweitzer. Il dormitorio ordinario, l’Isola Felice gestito dalla Misericordia, è stato adibito a luogo per l’isolamento e la quarantena delle persone senza casa o in difficoltà abitative. 

Diversi gruppi e associazioni locali, gratuitamente e volontariamente, si alternano durante il giorno, per sette giorni alla settimana, per fornire supporto relazionale e materiale alle persone che lì vi dimorano. Il nostro centro di piazza Olimpia 1, inoltre, è stato potenziato (in questo periodo di emergenza rimane aperto anche il sabato e la domenica mattina), così come la mensa della Caritas diocesana giù al paese vecchio. Non mancano le difficoltà quotidiane, ma possiamo affermare che un buon livello di tutela per le persone senza dimora è stato garantito anche nella nostra cittadina. I contatti tra i diversi gruppi sono quotidiani e si cerca, nei limiti del possibile, di fronteggiare le varie esigenze degli ospiti e dei volontari che ogni giorno si presentano. Tra i vari soggetti coinvolti il clima è collaborativo, frutto anche di un buon lavoro di rete e di advocacy condotto da molte associazioni nel corso degli anni precedenti.

La questione abitativa locale: un’emergenza nell’emergenza. 

La questione abitativa è strettamente correlata al tema della residenza per l’accesso alle prestazioni sociali, di cui abbiamo trattato, e il problema della casa è molto più ampio della “sola” emergenza che tocca le persone senza dimora. Ricordiamo, per chi se lo fosse perso, che ad aprile 2019 la graduatoria degli aventi diritto alle case popolari a Termoli individuava 136 nuclei: a distanza di un anno quanti di questi hanno avuto effettivamente accesso ad un’abitazione dello IACP? Solo nel 2018, inoltre, in Molise ci sono state 778 richieste di esecuzione di sfratto e 108 sfratti eseguiti: tutti nella provincia di Campobasso! 139 sfratti emessi in Regione, il 90% sono per morosità: si tratta di gente che non ha la possibilità economica di pagare l’affitto perché, ad esempio, ha perso il lavoro. Valutiamo pertanto positivamente la sospensione degli sfratti su tutto il territorio nazionale fino al 30 giugno predisposta dal governo. Ma non basta! Alle fasce di popolazione già in difficoltà per l’accesso alla casa se ne aggiungeranno molte altre colpite dalle conseguenze dell’emergenza Covid: facciamo attenzione, perché la crisi sociale non è dietro l’angolo; ci siamo già dentro fino al collo. A Termoli, sia detto per inciso, secondo i dati ISPRA del 2019, il consumo di suolo è di quattro volte superiore a Campobasso: in sostanza, questo vuol dire anche che, a causa delle politiche scellerate degli ultimi decenni, ci ritroviamo una città costruita sull’ingiustizia sociale: tante case vuote e tante persone senza casa o a rischio di sfratto; tante case a disposizione della rendita immobiliare e finanziaria e zero o quasi zero politiche per il diritto all’abitare. 

Non andrà tutto bene se … Proposte concrete per la fase due a Termoli. 

Si fa un gran parlare della fase due, delle misure per l’uscita dalla crisi innescata dalla pandemia. In molti ci dicono che andrà tutto bene, sottacendo ciò che realmente intendono. I politici liberisti, praticamente la totalità dei nostri rappresentanti al governo, pensano che andrà tutto bene se tutto tornerà come prima: se ripartiranno le imprese e i loro profitti ingiusti e dannosi per l’ambiente; se i lavoratori torneranno a competere tra loro; se la globalizzazione liberista tornerà nel mare dell’economia selvaggia a vele spiegate. No! Non andrà affatto tutto bene, se non ripartiamo dai bisogni sociali delle fasce deboli e private della dignità. Non andrà tutto bene a Termoli, ad esempio, se si continuerà ad ignorare il bisogno ad un’abitazione degna per larghe parti dei nostri concittadini: la nostra fase due deve cominciare dal predisporre politiche per il diritto all’abitare. Come? Proviamo a fare, per punti, alcune proposte molto concrete, sulle quali ci auspichiamo si apra un dibattito cittadino, che coinvolga anche le istituzioni locali:

  1. Adoperarsi fin da ora affinché si sblocchi, in tempi rapidissimi, l’accesso alla palazzina popolare di Colle Macchiuzzo: quella palazzina è pronta da anni, non è abitata. Pare ci sia un problema con l’allaccio al sistema idrico. Qualunque sia il problema si risolva immediatamente: diverse famiglie aventi diritto potrebbero da subito avere una casa.
  2. Aprire un tavolo di confronto e coordinamento sulla emergenza abitativa tra IACP, servizi sociali comunali, sindacati ed associazioni di Terzo Settore per capire l’impatto dell’emergenza Covid sull’emergenza abitativa preesistente ed emergente, per facilitare l’accesso alle misure di protezione sociale in tema di diritto alla casa previste da Governo e Regione, per fare un’indagine sulla situazione della abitazioni popolari: quali sono le condizioni degli appartamenti? Ci sono abitazioni vuote? Quante persone fanno fatica a pagare? Perché? In che modo operatori e servizi sociali territoriali possono prendere in carico i nuclei maggiormente in difficoltà? Diversi mesi fa abbiamo fatto richiesta allo stesso ente per poter accedere ai dati rilevanti, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. 
  3. Ridefinire il ruolo e la funzione del dormitorio ordinario Isola Felice: potrebbe essere messo a disposizione dei senza dimora transitanti o delle persone e/o nuclei in emergenza abitativa. Resta aperta la problematica delle donne senza dimora, che al momento possono essere accolte solo in una stanza messa gratuitamente a disposizione dalla Caritas Diocesana.
  4. Per le altre persone senza dimora domiciliate a Termoli, uomini e donne, dare un’accelerazione sostanziale al confronto con le associazioni locali e con la Fio. PSD (Federazione Italiana Organismi Persone senza Dimora) per strutturare progetti di Housing First, di accesso supportato alla casa per almeno 20 persone.
  5. Sin da subito il Comune dovrebbe, coordinandosi attivamente con l’Ambito Territoriale Sociale di cui è ente capofila, farsi mediatore per sostenere l’accesso alla casa delle persone in strada che percepiscono il reddito di cittadinanza, che prevede anche il contributo all’affitto.
  6. Riqualificare l’esistente in chiave sociale
  • Il complesso di piazza Olimpia, che deve essere ristrutturato, venga adibito a centro di raccolta e di supporto ai bisogni sociali e culturali del territorio: si potenzino le attività che già vi vengono svolte e se ne aggiungano delle altre di tutela delle fasce deboli;  si affidi la gestione di questo nuovo incubatore sociale ad associazioni qualificate del territorio. Per fare questo sono necessari investimenti; non si può scaricare tutto solo sul volontariato. Bene il principio della collaborazione leale tra le parti; no al principio dell’amministrazione delegata.
  • L’ex caserma dei carabinieri: finalmente è stata sottratta alla speculazione. Benissimo! Quello stabile dispone però anche di appartamenti: siamo d’accordo a trasferire lì alcuni uffici pubblici periferici, ma alcuni appartamenti già presenti potrebbero essere destinati a far scorrere le graduatorie intasate di IACP. D’altronde quell’area dispone di due ingressi separati; non sarebbe impossibile far convivere le cose.
  • L’ex Istituto Nautico e la stessa sede su viale Trieste della Scuola Schweitzer: comprendiamo l’importanza dei circoli sportivi, ma forse sarebbe necessario pensare ad un uso più razionale, socialmente e culturalmente orientato, delle risorse, materiali e immateriali, della nostra cittadina. Bene l’università delle Tre Età: come questa importante istituzione locale può essere coinvolta per definire un altro utilizzo, orientato al bene comune, di quello spazio?
  • Il palazzo di vetro di Difesa Grande, la Casa del Podestà di via del Molinello, il palazzo Crema: sono solo alcune, insieme all’ex cinema Adriatico, delle ferite aperte di Termoli: si avvii un confronto con i proprietari affinché tali strutture, che rischiano seriamente di deteriorarsi, possano tornare a beneficio della collettività. Ma non c’è più tempo; l’incuria va avanti da troppo tempo. Lo ripetiamo: se va avanti così, non andrà tutto bene!
  1. Il canone concordato: è necessario prevederne la possibilità anche per Termoli, come lo sportello Casa di Asia Usb ha richiesto al tavolo tecnico della Prefettura.
  2. Prevedere politiche comunali per favorire l’accesso ad affitti sostenibili anche per le fasce di popolazione, spesso precarie o in povertà relativa: non è possibile che per otto mesi l’anno molte case a Termoli restino vuote per ottenere una rendita, sotto forma di affitto, smisurata durante i periodi estivi: questo nuoce contemporaneamente al turismo locale e alla popolazione residente, anche giovanile, spesso obbligata a restare a casa con i genitori o a trasferirsi altrove. È possibile stabilire che i proprietari che lasciano la propria casa vuota debbano pagare più tasse locali? E viceversa: prevedere sgravi per chi affitta tutto l’anno, magari proprio a canone concordato?
  3. Infine, ma come misura prioritaria (soprattutto in questa fase di emergenza nell’emergenza): richiedere e sostenere la richiesta di blocco degli sfratti su tutto il territorio regionale fino a quando sarà necessario, come noi abbiamo già fatto insieme a Casa del Popolo Campobasso e allo Sportello Casa di Asia Usb inoltrando una richiesta alle stesse Prefetture di Campobasso e Isernia.

Sono proposte concrete, punti su cui è necessario avviare un confronto cittadino, che coinvolga le parti sociali e i cittadini organizzati. 

Ci piacerebbe che nei prossimi mesi potessimo passare dagli altoparlanti delle auto che ci ricordano che stare a casa è un obbligo, a manifesti ed atti concreti che ci ricordino che la casa è un diritto essenziale di ogni essere umano.

State a casa: non è un obbligo, è un diritto!!!

La città Invisibile/ Termoli