Ieri, presso l’Istituto Boccardi-Tiberio, il convegno che unisce sartorie sociali, esperti e istituzioni nel recupero della lana italiana e della Transumanza.

TERMOLI – Si è svolto ieri, 7 febbraio 2025, a partire dalle ore 10.00 presso la sede dell’Istituto Boccardi-Tiberio di Termoli, l’incontro dedicato al progetto “100% Lana Italica”. Un appuntamento cruciale che ha sancito la promozione della città adriatica a capitale di un nuovo modello di economia sociale, capace di coniugare tradizione manifatturiera, rispetto per l’ambiente e inclusione lavorativa.
L’evento ha visto una nutrita partecipazione di partner tecnici, istituzioni e figure chiave del settore. Al tavolo dei lavori hanno preso parte Slow Fiber con Dario Casalini, l’Università d’Annunzio di Chieti rappresentata dalla professoressa Rosanna Gaddi e le sartorie sociali capofila del progetto.
Folta la rappresentanza istituzionale e politica, con la presenza dei consiglieri regionali Roberto Di Pardo, Stefania Passarelli e Armandino D’Egidio. Per il Comune di Termoli, in rappresentanza dell’amministrazione, sono intervenuti l’Assessore ai Servizi Sociali Mariella Vaino e il consigliere comunale Maurizio Santilli. Presenti inoltre il presidente dell’Anci Molise Gianfranco Paolucci, il presidente della Provincia di Campobasso Pino Puchetti, i sindaci dei comuni di Bojano, Corfinio e Montenero di Bisaccia, oltre all’onorevole Giorgio Lovecchio.
Il dibattito si è arricchito grazie al contributo tecnico di esperti della pastorizia come il “pastore dei Parchi” Nunzio Marcelli e l’esperto Michele Pesante. A rappresentare le aree protette e le realtà cooperative c’erano i delegati del Parco del Matese, Domenico Izzi e Riccardo Terriaca (quest’ultimo anche in qualità di presidente di Confcooperative Molise), e il presidente del Parco Nazionale del Gargano, Raffaele Di Mauro. Hanno partecipato ai lavori anche il dirigente scolastico Valeria Ferra, il Commissario dell’Azienda di Soggiorno e Turismo del Molise Remo Di Giandomenico, insieme a Enzo Dota, Antonello Matera, Patrizia Santella e i rappresentanti della Federazione Italiana Tradizioni Popolari, oltre a diverse altre istituzioni e simpatizzanti.
L’incontro ha analizzato motivazioni, premesse e sviluppi futuri di un percorso nato proprio a Termoli il 25 gennaio 2025, data di fondazione della prima rete nazionale delle Sartorie Sociali. Si tratta di un’alleanza di laboratori etici e creativi riuniti per dare vita a un nuovo modello economico. L’obiettivo dichiarato è restituire alla moda il suo valore umano e culturale, trasformandola da industria del consumo a veicolo di cambiamento.
Pochi mesi dopo la nascita della rete, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, è stato firmato il manifesto “Slow Fashion Italy”. Sostenuto da centinaia di Parlamentari in maniera trasversale, il documento rappresenta una sorta di “costituzione etica” per la moda italiana del futuro. «Il manifesto parla di storie e di mani, di tracciabilità e di dignità, immaginando moda e cultura come due fili intrecciati dello stesso tessuto», si legge nelle premesse del progetto.
Da qui prende forma “100% Lana Italica”, un’iniziativa che unisce cultura, artigianato e tutela ambientale, partendo dal recupero della lana italiana, oggi perlopiù considerata un rifiuto speciale. I dati evidenziati dai promotori sono allarmanti ma carichi di potenziale: «Ogni anno oltre 8.700 tonnellate di lana finiscono bruciate o in discarica. Da quell’immenso spreco, si potrebbero ricavare 15 milioni di metri quadri di tessuto e alimentare una filiera sostenibile capace di generare lavoro e cultura».
L’iniziativa affonda le sue radici nella memoria del Sannio e nella tradizione della Transumanza, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un richiamo alla storia dei Sanniti, custodi di un sapere antico fatto di movimento, rispetto della natura e lavoro condiviso, che oggi torna di stretta attualità.
Il cuore operativo del progetto sarà un laboratorio didattico e manifatturiero, dotato di un innovativo Centro per il lavaggio sostenibile della lana. Qui le Sartorie Sociali potranno sperimentare nuove tecniche, creare prodotti artigianali “100% made in Italy” colorati con sostanze naturali e raccontare, attraverso la “tracciabilità narrativa”, non soltanto un capo, ma la storia delle persone e dei territori che lo hanno generato.
“100% Lana Italica” si configura non solo come un progetto tessile, ma come un atto culturale e politico. «Un modo per ridare valore ai luoghi marginali, per formare nuove generazioni di artigiani, per rendere giustizia a chi lavora con le mani e con il cuore. È, in fondo, la risposta italiana a una moda che ha perso il senso del tempo e della terra».
Il percorso tracciato a Termoli parla la lingua dell’Agenda 2030, dell’Economia civile e dell’articolo 41 della Costituzione, ribadendo un concetto fondamentale: la vera bellezza nasce quando il lavoro non si misura in mero profitto, ma in utilità sociale, rispetto ambientale e dignità umana.























































