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Una miscela di cultura antidemocratica, arroganza, pressappochismo e di vera e propria ignoranza sul ruolo del Consiglio comunale ha fatto sì che l’appello da noi rivolto a tutti i Consiglieri cadesse nel vuoto ad opera della maggioranza.
Li avevamo richiamati alla “gravità della responsabilità” che stavano per assumersi davanti alla collettività da loro rappresentata. Avevamo chiesto loro “un atto di coscienza e di coraggio” e di decidere “in maniera scevra da qualsiasi appartenenza partitica o politica, avendo di fronte unicamente il bene collettivo”. Come risposta, senza alcun senso di responsabilità e senza ripensamenti, i Consiglieri di maggioranza hanno alzato un muro impenetrabile che nessun serio ragionamento proposto in aula, supportato innanzitutto dal nostro intervento in Consiglio comunale, è riuscito a scalfire.
Non c’è stato un solo Consigliere di maggioranza capace di cogliere la portata storica del voto a cui erano chiamati ( il primo Referendum comunale celebrato in Molise e uno dei pochi svoltisi finora in tutta Italia). Nessun richiamo dalla propria coscienza, nessun atto di coraggio. Al contrario, un ‘obbedienza cieca e supina agli ordini di scuderia.
I Consiglieri di maggioranza, incuranti della figuraccia a cui andavano incontro, si sono nascosti e trincerati dietro gli sgangherati giudizi della Commissione . Come se la decisione finale sullo svolgimento o meno del Referendum non competesse esclusivamente a loro. Hanno ripetuto all’unisono lo stesso ritornello come un mantra insensato, guardandosi bene dall’entrare nel merito delle motivazioni, del tutto sballate e indifendibili, formulate dalla Commissione referendaria, e delle controdeduzioni da noi formulate sulla base di un autorevole e analitico parere giuridico espresso da un amministrativista esperto e apprezzato.
La Commissione referendaria, d’altronde, per come è nata e per come è stata nominata , non poteva comportarsi diversamente e non poteva che giungere ad una conclusione di non ammissibilità dei quesiti. Avrebbe dovuto essere super partes, ma si è ben presto rivelata una vero e proprio strumento politico, creato dalla sola maggioranza a misura del disegno che si voleva portare avanti.
Ora tocca a noi ricostruire punto per punto questa storia vergognosa e portarla a conoscenza dei cittadini di Termoli. Racconteremo in maniera documentata le azioni di boicottaggio del Referendum che il Sindaco Sbrocca ha messo in atto fin dai giorni immediatamente successivi alla presentazione ufficiale dei quesiti il 28 luglio 2015, e le sue ripetute menzogne alla cittadinanza.
Togliere la parola ad una comunità significa compiere un vero e proprio attentato alla democrazia, ma questa storia triste ha anche un significato più complesso:dimostra in maniera chiarissima che le parole rivelano una concezione del mondo completamente diversa a seconda di chi le pronuncia, e si prestano a facili falsificazioni.
Durante il consiglio del 22 settembre, infatti, tre parole sono state ripetute decine di volte: democrazia, partecipazione, verità. Ma il loro senso era completamente diverso per i consiglieri di maggioranza e per i cittadini che affollavano l’aula. Tocca quindi a noi demistificare queste tre parole, per evitare che il muro contro muro delle due posizioni contrapposte venga giustificato (da coloro che hanno coscientemente pianificato lo scempio di una parte di città) con la virtuosa convinzione morale di essere, addirittura, i nuovi difensori della democrazia: la frase ricorrente è stata, infatti, “ noi vi diamo il dibattito pubblico, che è strumento molto più moderno del referendum”.
Democrazia, partecipazione, verità per noi significano informazione puntuale, coinvolgimento costante nelle decisioni, ascolto; significano avere ben chiari i passaggi di quel processo mondiale che si ripete anche nella nostra piccola città, con l’esproprio dei beni comuni cominciato con la sanità,la scuola e i diritti del lavoro, continuato con l’acqua e le risorse del territorio e che si tenta ora di concludere con l’assalto diretto a pezzi interi di città, il bene comune più inclusivo: quello che viviamo ogni giorno tutti. Democrazia, partecipazione, verità significano opporsi a tutto questo.
Queste parole non possono in alcun modo indicare quello che il sindaco e i consiglieri di maggioranza intendono realmente: chiusura totale, rifiuto della condivisione delle scelte, disprezzo della volontà popolare, presa in giro cosciente dei cittadini con la proposta di un dibattito pubblico pagato da chi realizzerà il progetto, a decisioni già prese.
La conclusione a cui è pervenuto il Consiglio comunale del 22 settembre era ,in qualche modo, già scritta da tempo. Quello che invece Sbrocca e la sua maggioranza non potevano aspettarsi è stata la presenza nell’aula consiliare di un numero davvero grande di termolesi. Cittadine e cittadini di tutte le età, e specialmente studenti, hanno gremito fino all’inverosimile l’aula e gli spazi antistanti e hanno seguito i lavori del consiglio in maniera attenta e consapevole, dando prova di un risveglio civico e politico che lascia ben sperare. Cittadine e cittadini che non si lasceranno imbavagliare, e che stanno già pianificando le prossime iniziative per bloccare la devastazione e il saccheggio della città, e che giovedì scorso, a votazione ultimata hanno sommerso il Sindaco e i suoi con un grido forte e chiaro: “Vergogna!”.
L’Assemblea dei Comitati Referendari
e il Coordinamento No Tunnel
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