
La imponente rivoluzione verso la ricerca della verità, quindi, non può che partire dal rimodernamento dell’ordinamento giudiziario italiano. Questo tipo di riforma dovrà diventare il simbolo di un rinnovato protagonismo dei cittadini onesti, un rilancio etico oltre che economico del nostro Paese, affidato alla lungimiranza di un legislatore che metta l’uomo al centro dei propri interessi, ritenendolo fine ultimo (e mai mezzo!) dell’ordinamento giuridico. Non dobbiamo mai dimenticare che le regole sono fatte per aiutarci a vivere civilmente e non debbono essere una gabbia stretta per i più deboli, mentre i più forti prosperano tranquillamente sulla prevaricazione e sull’inefficienza diffusa.
Il nostro, purtroppo, è un Paese spesso senza responsabilità: troppi assassini in libertà, troppi mandanti di stragi ancora ignoti, troppe ingiustizie in ogni campo e questo accade perché l’Italia è diventata un luogo dove è sempre più facile aggirare la legge. Per rimediare a questa degenerazione, giustizia e verità dovranno essere valori inviolabili di ogni singolo cittadino, ne hanno diritto le vittime, i loro familiari e tutti coloro che chiedono il riconoscimento di un diritto. Per fare questo occorre che i cittadini siano messi nelle condizioni di interpretare il loro ruolo nel modo più attivo e partecipativo possibile.
Purtroppo, in questo momento storico, siamo orfani di tanti grandi uomini che hanno fatto la storia più nobile del nostro Paese. Sono convinto, tuttavia, che se vogliamo costruire un’Italia “nuova”, diversa, libera dal ricatto delle mafie e della politica corrotta, la riforma della giustizia debba essere giocoforza il pilastro portante per la costruzione del nuovo edificio. Ho più volte detto, in occasioni istituzionali e non, che i politici non possono più sottrarsi dal dare il proprio contributo per riconquistare i valori della giustizia e della verità da tempo perduti. I modelli a cui ispirarsi sono nostri padri costituenti e coloro che per lottare le illegalità diffuse hanno sacrificato la loro vita. Occorre, infine, uno moto d’orgoglio di un popolo avvilito che, nonostante tutto, può ancora sperare in un’Italia dove giustizia e verità siano realmente i valori fondanti di una nuova democrazia.