Le tradizioni contadine, la fede e la memoria familiare rivivono nel cuore del Borgo Antico. Il racconto e l’allestimento unico di Vincenzo Cicchino in un’usanza secolare che rafforza i legami della comunità.

TERMOLI – La città di Termoli si prepara a celebrare una delle sue tradizioni più sentite e partecipate: «’A vetäre de San Gesèppe», un evento che ogni anno, dal pomeriggio del 18 marzo fino all’ora di pranzo del 19, vede la comunità riunirsi in un’atmosfera di festa e devozione.
La celebrazione inizia con l’allestimento di altari e tavolate, le “vetäre”, nelle case del Borgo Antico e in altre zone della città, diventando momenti di aggregazione per famiglie e giovani. Questi altari, adornati con cura, accolgono i visitatori con il “Grano di San Giuseppe”, un insieme di cereali bolliti simbolo di abbondanza e fecondità, e con una fetta di pane, cercando così di sottolineare i valori della solidarietà.
Uno degli altari più noti è quello della famiglia Ronzitti-Cicchino, allestito da oltre trent’anni nel cuore del Borgo Antico. Quest’anno, la famiglia celebra il San Giuseppe per la 34ª volta, mantenendo viva una tradizione che rafforza i legami comunitari e la fede religiosa. A svelare i dettagli e i profondi significati dietro questo impegno è proprio Vincenzo Cicchino, che accoglie i visitatori spiegando le radici del suo altare: «Buongiorno a tutti, siamo arrivati anche quest’anno alla fatidica festa di San Giuseppe, che qui a Termoli si festeggia in modo particolare il 18 marzo, e anche il 19 giustamente».
Il legame di Cicchino con questa devozione è strettamente personale e familiare: «Questo che vedete dalle foto è l’altare che allestisco a casa mia da ben 34 anni. Ho iniziato l’anno successivo alla morte di mio padre che, guarda caso, si chiamava Giuseppe, e anche per onorare la sua memoria e quella di mia madre, che si chiamava Giuseppina». Nonostante la lunga durata, il percorso ha vissuto delle brevi interruzioni, trasformate però in opportunità di condivisione: «Quest’anno è il 34º anno, nonché il 33º altare, perché siamo stati fermi per due anni a causa del Covid. Abbiamo pensato, in uno di questi due anni, di fare una versione estiva per i turisti e la risposta è stata tanta da parte loro, un po’ meno da parte dei termolesi che non leggono il mese di agosto come ricorrenza del San Giuseppe. Però siamo rimasti soddisfatti per aver trasmesso e fatto conoscere questa tradizione ai tanti turisti che girano e che vengono a visitare Termoli e tutte le sue bellezze».
Ogni anno, la composizione della “vetäre” si rinnova, seguendo ispirazioni intime e visioni creative. «Quest’anno ho allestito questo altare perché sentivo il desiderio di fare qualcosa di particolare, un po’ di calate, un po’ di stoffe rosa sul bianco, e questa è stata l’ispirazione che, in pratica, ricorreva un po’ nei miei sogni notturni», confida Cicchino.
Oltre all’impatto visivo, l’allestimento racchiude il dualismo storico e sociologico di Termoli: «Nell’altare c’è la parte religiosa e la parte profana. Quella religiosa è proprio l’allestimento di un altare come scioglimento di un voto, di una promessa fatta a San Giuseppe, magari anticamente per i buoni raccolti della terra. Termoli, fino a quando non era a vocazione marinara, era prettamente a vocazione agricola e quindi la maggior parte delle famiglie avevano dei possedimenti di terra, li coltivavano e vivevano di questi raccolti». Questo retaggio contadino trova la sua massima espressione nell’accoglienza: «Anche a valorizzare proprio questa idea c’è questa minestra di legumi bolliti che viene regalata, viene fatta dono ai visitatori la sera del 18 marzo».
L’invito è esteso a chiunque desideri partecipare a questa festa di fede e tradizione. Gli altari saranno accessibili per le visite a partire dal 18 marzo alle ore 15:00 e il 19 marzo dalle ore 9:00 presso la Residenza famiglia Ronzitti-Cicchino in via Vescovo Pitirro n. 7 nel Borgo Antico.























