myNews.iT - Per spazio Pubblicitario chiama il 393.5496623

A Termoli il primo dibattito in Molise di sei giovani under 25 sul futuro della magistratura italiana.

TERMOLI – Al Palazzo Vescovile in Piazza Duomo, sei ragazzi under 25 si sono sfidati sul referendum giustizia. L’evento – “Le ragioni del SÌ e del NO spiegate dagli under 25” – è il primo del genere in Molise: i giovani non come pubblico, ma come unici protagonisti. Tre per il SÌ e tre per il NO: Nicola Di Toro di Forza Italia GiovaniAlessandro Alfonso e Guido Sellecchia di Azione Universitaria – GNCarlo Marolla del Network Giovani M5SManuel Di Fazio ed Edward Kijak del gruppo misto. L’iniziativa è di Carlo Marolla, referente giovani M5S Termoli e coordinatore regionale Network Giovani Molise.

Il confronto ha mostrato due posizioni difficilmente conciliabili. Il fronte del NO ha aperto su un argomento provocatorio: «Non basta che l’indipendenza della magistratura sia scritta nella legge. Anche Cina, Russia, Cuba e Corea la dichiarano formalmente nelle loro costituzioni. La vera domanda è cosa succede nella pratica». Manuel Di Fazio, rispondendo a chi accusava il fronte del NO di allarmismo, ha chiarito che non occorre immaginare scenari estremi: «I totalitarismi adesso non ti vengono a bussare alla porta con l’olio di ricino, lo si fa attraverso delle riforme… se passasse questa riforma sarebbe più facile avere un controllo».

A sostegno della tesi, il NO ha portato un caso concreto: «Nel maggio 2019, la Corte di Giustizia Europea rifiutò di convalidare un mandato d’arresto tedesco perché le procure della Germania non garantivano indipendenza sufficiente dal potere politico. Un esempio di come la dipendenza dei magistrati dall’esecutivo produca conseguenze reali, non solo teoriche».

Il punto più caldo per il NO è la riforma del CSM con il meccanismo del sorteggio. L’obiezione è tecnica ma diretta: se due terzi dei membri fossero estratti a caso tra i magistrati, quella componente arriverebbe al tavolo frammentata e senza una linea comune. Il terzo nominato dal Parlamento, invece, si presenterebbe compatto. Edward Kijak ha sintetizzato il rischio: «Il restante terzo scelto dal Parlamento avrebbe una coesione, una conoscenza, e di conseguenza un potere nettamente più forte in tutto il Consiglio. Qui si mina l’indipendenza dell’organo giudicante».

Il SÌ ha spostato il fuoco sul processo penale, contestando la struttura stessa del sistema attuale. Guido Sellecchia ha usato la metafora del gatto e del topo per descrivere il rapporto tra Pubblico Ministero e imputato: finché Giudice e PM condividono carriera, cultura e organo di autogoverno, l’avvocato difensore parte sconfitto in partenza. La separazione delle carriere, ha argomentato, non è una preferenza ideologica ma un prerequisito di equità. Alessandro Alfonso, rispondendo a chi sosteneva che la riforma confondesse i ruoli, ha rovesciato l’argomento: «È chiaro che l’arbitro non può avere la divisa da arbitro e indossare la maglia rossa di una squadra in campo». Da quella premessa, lo sdoppiamento del CSM diventa quasi ovvio: «Se andiamo a distinguere nettamente i due ruoli, è chiaro che non possono fare capo allo stesso organo di autogoverno».

A chiudere il fronte del SÌ, Nicola Di Toro ha difeso la nuova Alta Corte disciplinare, presentandola come risposta a un problema che i sostenitori del NO faticano a negare: le correnti politicizzate interne alla magistratura. Il principio invocato è semplice: «Chi sbaglia paga, e vale per i magistrati esattamente come per qualsiasi altra categoria professionale».

A margine, Carlo Marolla ha commentato la serata: «Ho voluto fortemente questo evento e i risultati mi danno ragione: abbiamo dato vita a qualcosa di unico, portando per la prima volta in Molise un dibattito tra giovanissimi appassionati che hanno dimostrato una fame di conoscenza senza precedenti. Nonostante ci fossero eventi mediaticamente più rumorosi e importanti in concomitanza, i giovani di Termoli hanno scelto noi, preferendo il confronto vero tra idee diverse, anche diametralmente opposte alle mie, e trasformando la serata in una bellissima espressione di libertà e informazione. Nonostante i tempi strettissimi e il cambio di location all’ultimo minuto, vedere una sala straripante di ragazzi pronti a confrontarsi su temi tecnici e complessi è la prova che la politica, locale e nazionale, è purtroppo lontana anni luce dalle nostre reali necessità».