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Nel suo intervento di oggi Velardi parla anche di abbandono della struttura ospedaliera termolese finita nel mirino di vandali per la carenza di sorveglianza durante le ore notturne in modo particolare

Luigi Velardi
Luigi Velardi

TERMOLI _ L’assessore Velardi scende in campo, rompendo gli indugi e superando la riservatezza imposta dal ruolo politico, per assumere una posizione dura sull’Atto emanato dal direttore generale dell’ASREM. “E’ mio preciso dovere , in questo momento, dare priorità alle proteste della gente e ai pericoli che corre l’intero territorio del basso Molise. Certo, occorre procedere ai tagli necessari, rivedere il sistema sanitario della regione. Ma ciò non toglie, che questo processo debba necessariamente fare a meno di un processo di confronto con gli esponenti politici, la classe sanitaria, gli enti locali, cioè con la società, che è depositaria del primario diritto alla salute. Noi non mettiamo in dubbio quello che c’è da fare nella sanità per mettersi in regola, ma mettiamo in discussione come si fa, con quali processi, con quali ricadute sui territori e le comunità locali.

Non è possibile che l’Atto aziendale sia il prodotto di un percorso monocratico, maturato nella più totale solitudine, senza sentire il dovere , non dico istituzionale,ma politico, rispetto ad una Giunta regionale della quale, il direttore, è stato espressione unanime e ad un Consiglio regionale che, fino a prova contraria, è comunque il massimo organismo elettivo sul territorio regionale. Sia ben chiaro, non è in discussione l’autonomia né il potere di chi ha assunto queste decisioni, ma l’interesse in campo è talmente grande e delicato, che un po’ di saggezza avrebbe consigliato ,comunque, alcuni passaggi di condivisione. Termoli ed il Basso Molise sono da tempo territorio inascoltato e a volte bistrattato, quasi che si dovesse compiere una specie di nemesi, non si sa bene perché e rispetto a che cosa.

Il riordino del Servizio Sanitario Regionale, attuato con la legge n.9 del 2005, prevede lo sviluppo organico sul territorio delle strutture deputate a fornire assistenza ai cittadini e l’istituzione, per tali finalità, dell’ASREM, il cui acronimo vuole appunto dire Azienda Sanitaria Regionale del Molise e non di parte del Molise. L’Atto aziendale dell’ASREM – continua Velardi – del quale oltretutto sono venuto a conoscenza attraverso internet, e successivamente dalla conferenza stampa tenuta dai vertici ASREM, sembra confermare questa visione non equanime del territorio regionale, quasi che fossero in campo peculiarità diverse dei cittadini a seconda del luogo di residenza, mentre gli standard di prestazioni devono essere uguali per tutti, per le città come per i paesi, per la montagna come per la costa. Ma veniamo alle cifre: l’Atto aziendale presenta 1370 posti letto complessivi, dei quali 640 a Campobasso, 480 ad Isernia e i restanti 250 al Basso Molise.

Questi ultimi suddivisi tra Termoli 146 e Larino 104 a fronte di una popolazione residente nel Basso Molise che è esattamente un terzo dell’intera popolazione della regione. Più che una ripartizione è una vera e propria sperequazione, improntata forse dall’invito – potrei dire sarcasticamente – ai cittadini del basso Molise a recarsi a Vasto e Foggia o a confluire tutti in massa a Campobasso ed a Isernia. Nemmeno fra Larino e Termoli, ricadenti entrambi nella stessa fascia territoriale, sono stati adeguatamente distribuiti e coordinati i servizi sanitari, perché i due ospedali e le due sanità (sono tornate ad essere due!) sono state organizzate ognuna per proprio conto. Al di là dei numeri, la Sanità del Basso Molise è in ginocchio. Basterebbe fare un giro nei reparti , parlare con gli addetti ai lavori, raccogliere le lamentele dei pazienti per comprendere l’entità del problema. Al San Timoteo di Termoli, per esempio, le attività chirurgiche, che si sono sempre segnalate per la qualità dei sevizi resi all’utenza, risultano fortemente penalizzate infatti si passa da 32 a 18 posti letto. Anche la Medicina Interna di Termoli è stata ridimensionata passando da 32 a 20 posti letto, nonostante debba assorbire anche l’utenza di Larino e del suo hinterland, atteso la chiusura del reparto di Medicina del Vietri.

Avremmo immaginato che, almeno su queste aspetti basilari, si fosse creato un minimo di coordinamento. Come non evidenziare, poi, i segnali d’allarme da tempo lanciati dal Primario del Pronto Soccorso di Termoli o la situazione del reparto di Ortopedia, che nel periodo estivo vedono triplicate le richieste di intervento per effetto dell’aumento della popolazione. Stupisce che tutti questi segnali non siano stati tenuti in considerazione dalla Direzionale Aziendale, anche perché il personale medico e del comparto, nonostante tutto, e nonostante anche il numero degli addetti diminuiti, opera con grande professionalità ed encomiabile abnegazione, così come stupisce il fatto che nel documento di organizzazione sia prevista l’abolizione di figure dirigenziali amministrative , strategiche per il funzionamento degli ospedale e del territorio. Che dire poi della questione delle liste d’attesa?

A Termoli le prenotazioni per eseguire, per esempio, una ecografia o una endoscopia vanno oltre il 2010, per cui il CUP rifiuta ormai prenotazioni, rinviandole ad ottobre per gli esami da eseguire nel 2011. Ma anche sul fronte della tutela delle stesse strutture si registra una situazione allarmante. L’Ospedale di Termoli è da tempo abbandonato al vandalismo perché privo della adeguata sorveglianza. Ciò comporta evidenti ripercussioni in termini di sicurezza per l’utenza e per il personale senza che la Direzione abbia posto in essere alcun rimedio. Sono solo alcune segnalazioni, ma credo siano sufficienti per affermare che questa situazione, che va anche al di là delle evidenti anomalie di questo Atto Aziendale, è diventata intollerabile.

Questo mio intervento non è finalizzato ad una difesa del particolarismo locale; non ho mai fatto una politica di campanile, per questo comprendo le lagnanze che vengono da altre zone della regione (Agnone, Larino e Venafro). Il problema và oltre, perché è in gioco la tenuta dell’intero sistema sanitario regionale, che per conseguire economie non può causare squilibri territoriali che minano la finalità ultima del servizio e penalizzano direttamente le persone che abitano quel territorio”. Velardi chiede una profonda revisione dell’Atto aziendale e dei metodi di gestione della sanità sinora praticati, assicurando una costante attenzione sui documenti che verranno elaborati e promettendo, sin d’ora, una minuziosa, capillare e costante verifica di ogni attività, col solo scopo di difendere le giuste aspettative della gente del basso Molise.