
Unico accorgimento d’obbligo per i protagonisti che aspirano al potere rimane quella prorompente abilità di esibirsi, d’indubbia derivazione televisiva, forse una delle armi più subdole ma efficaci che consentono di raccogliere voti. Il pubblico non bada tanto alla sostanza, quanto all’apparenza, anzi chiede espressamente di essere illuso. Dammela a bere – sembra voler dire – ma non fare che io me ne accorga. Nel marasma degli appetiti emergenti dall’eccitazione preelettorale potrebbero fare capolino quelle ben note figure che hanno maneggiato a lungo gli strumenti del comando, e tuttora non si rassegnano a demordere. In fondo ancora oggi qualche tremitese rimane addirittura illuso che proprio quelle potrebbero rivelarsi le figure mandate dalla divina Provvidenza. Nonostante i passi maldestri, le sceneggiate, gli allarmi fasulli, i ricatti morali, le minacce di ricorso ad amicizie terrificanti, serpeggia ancora qua e là un’opinione indulgente nei loro confronti, capace addirittura di ricondurne il profilo ad un livello quasi eroico di vittime spodestate.
In fondo anche la politica risulta ormai contaminata da quella sorta di cinismo che caratterizza il sistema commerciale. Il gioco stesso della concorrenza spietata a cui ogni imprenditore deve sottostare senza riguardo per qualsiasi altro principio etico riconduce alla conclusione che solo chi si comporta in maniera disinvolta e trasgressiva viene premiato, mentre gli altri che si fossero attenuti a criteri di responsabilità e correttezza rimangono puniti. Purtroppo la morale, anche nel settore dell’economia, si rivela troppo spesso una colpa da castigare. Assistiamo infatti a qualcosa del genere proprio da parte di commercianti, come pure dei politici, che hanno fatto del concetto di ecologia e difesa dell’ambiente un “prodotto” molto remunerativo. Si vende e si consuma di tutto, anche a livello ideologico e pubblicitario (e quindi politico), dimenticando che il consumo stesso è uno dei principali nemici per la conservazione delle risorse naturali.
Guardiamo ad esempio l’enorme fracasso propagandistico che si è innalzato a fronte del pericolo di ricerche petrolifere nel nostro mare. Se quella minaccia dovesse concretizzarsi, sarebbe certamente una calamità incalcolabile, ma dobbiamo riconoscere che il rischio di vederne l’attuazione rimane al momento di rilevanza piuttosto relativa. L’argomento è tuttavia politicamente ghiotto, specie per l’aggancio psicologico utile ad erigere una cortina nebulosa sugli errori passati creando al tempo stesso un alone di credibilità positiva intorno a personaggi tesi probabilmente a perseguire soltanto la conquista del potere.
Se ci aggiriamo per le nostre amate isole con animo amorevole, spingendoci ad osservare con occhio attento l’incedere dannoso delle anomalie che attaccano la flora, la fauna, il paesaggio meraviglioso, non possiamo trascurare il sospetto fondato che determinati spauracchi fungano principalmente da comodo scudo per occultare l’emergenza concreta di altre rovine. Ma la ragione primaria del declino consiste proprio nel rifiuto di qualunque sacrificio e nella contemporanea dedizione alla cultura incosciente del guadagno con l’arricchimento venale del tutto gratuito.
Nessuno vuole pagare il conto. L’onere rimane sempre più a totale carico della natura. Se un giorno qualcuno volesse accingersi ad emettere una fattura comprendente il costo di tutti i danni da sanare con urgenza immediata, si arriverebbe a cifre di entità colossale sebbene pienamente giustificate. Quel conto è destinato a rimanere senza dubbio insoluto, per cui noi dovremo caricarne l’onere alle generazioni future. I nostri discendenti si ritroveranno in tal modo a condannarci con disprezzo per l’efferatezza di tanti crimini ambientali.
Dalla prolusione sopra esposta si possono rilevare parecchi contenuti utili ad illustrare l’attuale condizione delle Isole Tremiti. Siamo al rendiconto finale di un intermezzo che potrebbe anche preludere alla svolta che i tremitesi onesti attendono da tempo immemorabile.
Fra poco più di sessanta giorni la popolazione sarà chiamata alle urne per scegliere i futuri amministratori. Al piccolissimo comune interessato al voto saranno applicate le nuove norme – per certi versi rivoluzionarie – in materia di contenimento delle spese: una drastica riduzione del numero di consiglieri e la soppressione di alcune cariche. Il tempo, come sempre galantuomo, rivelerà con certezza se tutto ciò sarà stato positivo. Nelle Isole Tremiti, come in tutti i comuni con popolazione al di sotto del migliaio di residenti, saranno eletti solo sei consiglieri e, non sussistendo la possibilità di nominare assessori, il Sindaco accentrerà su di sé le competenze che in precedenza spettavano alla Giunta municipale.
Risulta perfino ridicolo considerare come un consesso sociale di pochissime anime possa ridursi a frazionare una possibile compattezza in diversi schieramenti. Al momento si parlerebbe addirittura di quattro liste, sebbene la ragione dovrebbe alfine imporre un parziale ridimensionamento. Ma veniamo ai dettagli.
Particolare attenzione, non scevra di speranze, desta la candidatura di un personaggio al femminile. Si tratta della Signora Annalisa Lisci, spirito ambientalista d’indubbio interesse che si propone come figura emblematica trainante della nuova lista “Punto e a capo”. Gli “altri” parlano di lei soprattutto limitando gli accenti all’attività che la vedrebbe da qualche mese impegnata in prima linea contro le paventate trivellazioni al largo delle Tremiti per la ricerca di idrocarburi. Da parte mia sospetto che si tratti con ogni probabilità di una manovra piuttosto maldestra dei suoi avversari, che tenderebbe a sottacere il complesso d’interventi politici perseguiti dalla donna. Chi la conosce infatti sa bene come si muova nell’articolato disegno mirato con coraggio alla tutela dell’ambiente, della salute, del complessivo benessere di una popolazione stanca di proclami fuorvianti dei soliti tromboni, ma desiderosa piuttosto di sensibili cambiamenti capaci di ridisegnare, con il profilo vitale delle Isole Tremiti, l’intera struttura del relativo modello sociale. Troppo facile da intuire, come dicevo, il sospetto che si voglia ridimensionare la figura di un’avversaria riconducendone il probabile fascino carismatico all’inconcludente fracasso presente nell’area più che mai affollata della quasi totalità dei politici locali. Costoro si adoperano sempre più nel senso univoco, tutti protesi a “farsi belli” con troppo facili attacchi alla spaventosa minaccia suddetta. In fondo, chi potrebbe mai dichiararsi favorevole all’idea di vedere le deliziose Tremiti martoriate dall’aggressione di deturpanti manovre speculative delle società petrolifere? Ma non sono da trascurare, ad esempio, nemmeno ulteriori pericoli ben più concreti rappresentati dalla fattispecie di altre speculazioni economiche camuffate ad arte con l’ incanto illusorio di slogans dalla facile melodia deviante.
Ancora un personaggio “deja vu” fra gli aspiranti alla carica di Sindaco si configura sotto l’arcinota identità di Antonio Fentini. Costui, già vice sindaco in una delle passate giunte, viene ricordato in qualche modo come artefice della caduta di una precedente giunta di Giuseppe Calabrese.
Un’altra lista dovrebbe risultare probabilmente guidata dal vice sindaco uscente Renato Cafiero, figura che gode di molto seguito fra barcaioli e pescatori trovandosi al vertice di una cooperativa marinara. Anche da questo lato, nulla di nuovo sotto il sole, soprattutto se si considera il fatto quanto mai probabile che in detto schieramento dovrebbe collocarsi anche Pinuccio Calabrese, il quale non dispone ormai della facoltà di proporsi come candidato in prima linea per la carica di sindaco.
Le liste con i rispettivi rappresentanti saranno presentate ufficialmente fra circa un mese, per cui risulta giocoforza muoversi nel campo delle ipotesi sia pure avvalorate da voci di qualche attendibilità. Sebbene rimanga prevedibile che il campo dei contendenti vada poi ad assottigliarsi, non va trascurato infine che, nella piccola folla di concorrenti potrebbe andare ad inserirsi anche un professionista foggiano, Antonio Matrella, architetto che altre anticipazioni descrivono forse intenzionato a scendere in campo quale faro guida di una lista civica denominata “si cambia”. Come si vede, il “cambiamento” resta sempre musica ripetitiva più che mai, sebbene gradita per tante orecchie disponibili.
Purché la metamorfosi non si riduca poi alla statica consuetudine di quell’immobilismo conservatore, opportunista nella falsa maschera innovativa, che ho descritto all’inizio di questo articolo.