La seconda mette sotto la lente il bando emanato il 9 maggio per la selezione di 20 contratti di lavoro a tempo determinato e parziale per il profilo istruttore direttivo – categoria D1 – presso i Centri per l’impiego. “Che la materia del lavoro sia troppo sofferente in questo momento e soprattutto nella nostra Regioni, non ci sono dubbi – ha affermato Micaela Fanelli – Che ci sia un forte bisogno di azioni di accompagnamento che puntino a contribuire alleviare il problema, parimenti è acclarato. Ma che questo avvenga dopo oltre un anno dall’insediamento della Giunta De Matteis e con delle procedure fortemente dubbie per numerosi aspetti è difficile da digerire. Il paradosso, infatti, è che per trattare la materia del lavoro si possano fare delle parzialità… fra lavoratori! Siano esse imprese o siano giovani che vogliono cogliere delle opportunità. Notiamo fortissime contraddizioni e potenziali illegittimità. Attendiamo le risposte dell’esecutivo in Consiglio”.
Questo il commento di Micaela Fanelli, che mette in luce le domande dell’interrogazione, riportate di seguito: 1) Quali siano le motivazioni per cui i servizi oggetto del bando del 3 aprile debbano essere aggiudicati tramite gara d’appalto a società e non con Bando di Concorso Pubblico, con evidenti elementi di risparmio per questa amministrazione, visto che le indicazioni prescritte dal previsto capitolato d’oneri del bando sono chiare, estese e tassative e presentano una precisa caratteristica richiesta dell’amministrazione stessa all’aggiudicatario, che non sembrano prevedere null’altro che quello che già, di fatto, avviene presso i CPI della Provincia di Campobasso e viene eseguito dalle figure professionali che operano allo sportello del CPI. Se infatti c’è bisogno di un carico di lavoro ulteriore, potrebbe benissimo essere garantito da personale reclutato e non da società esterna; 2) Perché per la società esterna sono previsti requisiti di esperienza elevatissimi: aver espletato almeno uno delle prestazioni dell’appalto in favore della PA per 3 anni nell’ultimo quinquennio a pena di inammissibilità (art.7, requisiti di partecipazione), laddove tale requisito sarebbe considerabile eventualmente ai fini dell’aggiudicazione del punteggio e non dell’ammissibilità (così come fatto per il bando di reclutamento del personale); 3) Perché nel reclutamento del personale di cui al bando del 9 maggio, il requisito dell’esperienza non solo non è previsto ai fini dell’ammissibilità delle domande ma è stato pressoché azzerato (0,4/0,2 annui su 120 punti) nonostante il Consiglio provinciale abbia espresso il proprio favore in termini di indirizzo, demandando ovviamente i relativi atti ai soggetti interni competenti? 4) Esistono delle motivazioni logiche e, se sì, quali per cui per selezionare una società privata è dato un grande peso al requisito dell’“esperienza” e per selezionare dei lavoratori tale requisito non è praticamente considerato? 5) Si intende eliminare il vizio di legittimità in relazione alla residenza e alla mancanza delle tutele per le categorie protette per i partecipanti alla selezione dei 20 dipendenti D1? Micaela Fanelli e i consiglieri di centrosinistra