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Intervista fantastica ad un politico.
TERMOLI – Il dialogo si svolge tra due persone sedute ai tavolini del bar di fronte a Piazza Monumento. È agosto, le sette di sera. La gente ha già iniziato lo “struscio” quotidiano. Più in là c’è un GAZEBO con giovani che raccolgono le firme per il referendum: No al Tunnel! In particolare, si distinguono gli aderenti al Movimento 5 Stelle, quelli di Termoli Decide e altri simpatizzanti. Il personaggio col quale avviene il dialogo è un pezzo da novanta, è un politico appartenente ad un partito…qualsiasi (tanto sono tutti uguali!). Il suo volto è coperto da una specie di maschera… (i politici ne portano sempre una!). Gli rivolgo domande attinenti i problemi di cui si sta interessando. Il dialogo è schietto e lui, all’inizio, risponde in politically correct.

D . Come mai ha scelto di entrare in politica?
R. Ho pensato che avrei potuto risolvere tanti problemi che affliggono il paese, dalla sanità, all’urbanistica, all’edilizia e… così via.
D. Lei è un politico, perciò percepisce uno stipendio “smisurato” per il lavoro che fa! Lo sa?
R. Lo so, ma fino a quando me lo consentono io lo faccio. D’altra parte lo fanno in tanti …lo faccio anch’io. Grandi vantaggi sociali ed economici. I soldi insomma non mi fanno schifo!
(E qui si comincia a rivelare per quello che è!)
D. E quando prende ogni mese? Mi dica la verità!
R. Non ci sono segreti: è tutto ufficiale! Percepisco circa quindicimila euro. Certo, non mi posso lamentare.
D. E ci mancherebbe altro! Sono tutti soldi di noi contribuenti (sic!). Ma lo sa che c’è gente che non riesce nemmeno ad arrivare a metà mese? Persone che muoiono letteralmente di fame!
R. Mi dispiace molto, per loro! Io faccio quello che posso. Ultimamente ho fatto una visita ad un Ente che ospita persone indigenti. Le assicuro che stanno tutti bene. Meglio di me che sono costretto a lavorare tutti i giorni…Mi creda, li ho quasi invidiati: mangiano, bevono e dormono tranquilli; si godono la vita senza fare niente! Ma chi sta meglio di loro!
(si comincia ad intravedere la sua ipocrisia)
D. Li hai invidiati? E perché non va a stare con loro?
R. Mica sono scemo! Sono un politico mica un martire. Tra il dire e il fare…lo sa, c’è sempre di mezzo il mare… il nostro bel mare. E a me d’estate piace fare i bagni e prendere il sole.
(Ride compiaciuto)
D. Ma come? Non ha detto di aver scelto la politica per risolvere i problemi del popolo? Erano solo belle parole!
R. Sono cose che si “dicono” in periodo elettorale….per essere eletti! Ho scelto questo “mestiere” solo per usufruire di tutti i vantaggi che mi poteva offrire: viaggi, soldi, bella vita… Insomma tutti i benefici di una vita comoda e agiata. Sarò sincero. Mi sono laureato con grande fatica e ho toccato il cielo con un dito quando sono stato eletto. E’ stato come aver vinto al totocalcio! E come me ce ne sono tanti… quasi tutti!
(qui si rivela!)
R. In ottima compagnia! Lo può scrivere tranquillamente. Si, c’è qualcuno che fa finta di lavorare. Ma solo all’inizio. Poi, si adagia e segue il “gregge”.
D. Ma non si vergogna di vivere in questo modo; si… insomma… sfruttando la sua carica illudendo la povera gente?
R. No! Affatto! Il fine giustifica i mezzi! Lo diceva anche il Machiavelli… Il “dovere” di un uomo politico è quello di togliere la poltrona ad un altro. Si, letteralmente: poggiarci sopra il proprio “sedere” appena intravede il momento propizio. E’ quasi una missione: appena traballa, inizia la lotta per la successione!
D. Ma in questo modo lei rinnega tanti anni…secoli di storia. Dal Risorgimento, a tutti i morti e i martiri delle due guerre, la Resistenza, la Costituzione, il ’68, la conquista delle libertà col sangue di tanti lavoratori, i sindacati, Berlinguer, De Gasperi, Pertini, Giovanni XXIII e Papa Francesco e tutti quelli che si sono immolati e hanno sacrificato la vita per dare agli uomini il “diritto di essere liberi”. Di tutto questo non le interessa proprio niente?
R. Niente… quasi niente!
(Si toglie, finalmente, la maschera e mi dice)
R. Ora le faccio io una domanda. Ma lo sa con chi sta parlando?
(Sotto la maschera appare un volto mellifluo e sardonico, rosso in viso, un naso adunco, e con gli occhi socchiusi, finalmente, si scopre e posso fargli l’ultima domanda).
‘A PÓLITICHE
‘A póliteche ‘hè pròprje ‘na shchefézze.
Cia ‘ccidene p’acchiappâ quélla póltróne!
Ce stá chi c’ha giá spise ‘nu meliòne
ch’é fenute, come e l’âte, ‘nda mennézze.
Fâ ‘u póliteche ne’ ‘hé ‘na proféssióne!
Ne pu’ cummétte tutte ‘i néfandézze
sapènne ca ce pònne métte ‘i pèzze
a ‘i prumèsse ch’i fatte ai vótazióne!
‘Nde pu’ ‘renghiî ‘i sacchétte e farla franche!
Ija penzâ ca chi t’ha dáte ‘u vóte
prime stá zitte ma pu’, ‘u si’, ce stanche
pèrde ‘a pacinze e te dá ‘a móstravóte.
Te lève ‘pu’ da sótte ‘lla póltróne
pecchè tu li’ trattáte da cujòne!
E quest’è ‘a cónclusióne!
Chi vo’ fâ politeche ada sapè’
ch’ada penzâ a ‘hisse ma pure a tè.