
E’ evidente che un affare colossale che è la nuova bengodi del terzo millennio non poteva sfuggire alla criminalità organizzata e agli speculatori, piccoli e grandi, di ogni risma. Ciò che sta emergendo in questi giorni sui principali quotidiani nazionali mostra anche a chi non vuole vedere, sentire o capire, che il buco dell’ozono è solo la foglia di fico dietro cui si nascondono operazioni finanziarie, speculazioni e investimenti molto più prosaici. Il Molise è la regione più piccola d’Italia, col più basso tasso di antropizzazione, un elevato numero di micro – comuni al limite della sussistenza, un alta incidenza di persone anziane e una società poco reattiva.
Il motto vivi e lascia vivere è la panacea per chi arriva dall’esterno e propina quasi una torre eolica per km quadrato, invadendo tutti i crinali, la costa, le aree rurali, i siti archeologici, le vallate, gli alvei fluviali, i monti del Matese e ogni altro angolo disponibile. Chi ha un pezzo di terra abbandonato non gli sembra vero di guadagnarci qualche migliaio di euro l’anno, i sindaci festeggiano per i ristori ambientali che rianimano bilanci esangui, qualche piccola impresa locale compartecipa ai lavori di realizzazione e qualche giovane viene anche occupato. Coi tempi che corrono cosa si vuole di più ? Eppure basterebbe la licenza elementare presa alla scuola serale per fare una semplice moltiplicazione.
Se una torre eolica offre 600 mila euro di profitto annuo, 100 torri ne consentono 60 milioni annui e le oltre 3 mila torri che si vorrebbero installare in Molise assicurerebbero introiti per 2 miliardi di euro l’anno. Ma al territorio cosa rimarrebbe di questa somma ? 2 mila euro di fitto a pala eolica al proprietario del fondo per 3 mila torri si arriva a 6 milioni di euro a cui andrebbero aggiunti i ristori ai comuni. Questi con una media di 200 mila euro per 90 comuni farebbero 18 milioni annui. Calcolati i salari di 20 addetti per attività di manutenzione o vigilanza, per un importo di 1 milione di euro, si raggiungerebbero 25 milioni complessivi tra agricoltori, comuni e occupati. Quindi per ricapitolare su due miliardi di profitti, al territorio resterebbero le briciole. Ma allora sorge spontaneo il dubbio. Per chi soffia il vento in Molise ?
Michele Petraroia