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L’onorevole Anita Di Giuseppe ha presentato recentemente alla Camera due nuove interrogazioni. La prima, diretta al Ministro della Pubblica Istruzione Gelmini, è relativa agli istituti convittuali e semiconvittuali “i quali, negli ultimi anni – spiega l’esponente dell’IdV – hanno registrato un notevole aumento della domanda da parte delle famiglie che vedono notevoli vantaggi nel sapere i propri figli accolti in strutture capaci di offrire servizi come la scuola, il doposcuola, la mensa, le attività integrative e sportive, il pernottamento. Inoltre essi costituiscono uno strumento per l’aumento del PIL e per garantire occupazione qualificata, fattore quest’ultimo capace peraltro di frenare il processo emigratorio verificatosi nei decenni scorsi”. Ora però, l’articolo 22 dello schema di regolamento recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, prevedendo la riduzione dei rapporti educatore/convittore ed educatore/semiconvittore, “depotenzia – sottolinea il sindaco di Campomarino – una figura professionale (l’educatore) che diverge nettamente da quella dell’insegnante ed è caratterizzata da un’attività complessa ed articolata e capace di offrire ai giovani notevole sostegno nello studio; pertanto, se la classe assegnata ad ogni singolo educatore dovesse crescere, la qualità del lavoro e del contributo pedagogico-educativo verrebbe seriamente compromessa”.

Si invita pertanto il Ministro a valutare l’opportunità di una modifica dell’articolo 22 dello schema di regolamento, al fine di impedire il notevole danno culturale che arrecherebbe la chiusura di numerosi istituti convittuali e seminconvittuali
.

La seconda richiesta invece, chiama in causa il Ministero delle Politiche Sociali guidato dal senatore Sacconi e riguarda la situazione dell’ANPVI (Associazione Nazionale Privi della Vista ed Ipovedenti).

La Di Giuseppe ricorda che questa associazione, attraverso 60 realtà regionali, provinciali e locali che danno servizio a non meno di 20.000 utenti tra soci e fruitori,
svolge rilevanti attività ed iniziative. Considerato che è stato erogato a favore dell’Unione Italiana Ciechi e ad altri enti che promuovono servizi a favore di non vedenti ed ipovedenti un contributo di due milioni di euro, assicurando alla stessa ed alle strutture collegate non meno di 12 milioni di euro, si invita a porre rimedio ad “un inaccettabile atto di discriminazione nei riguardi di una associazione nazionale, l’ANPVI, che, pur operando a favore di una categoria svantaggiata quale quella dei non vedenti ed ipovedenti, si vede decurtati i contributi previsti”.

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1 commento

  1. Meglio fare la calza che scaldare la pòoltrona di “onorevole” a Roma
    Beh, il nostro caro sindaco farebbe bene a seguire un po (solo un po, non tanto) le vicende amministrative di Campomarino, invece di starsene a Roma! Sono 2 anni e mezzo che a Campomarino non si fa niente, anzi si va indietro! Il porticciolo è fermo, o peggio, di quanto ha iniziato a fare il sindaco e lo ha dato ai napoletani, che tutto vogliono fare tranne che spenderci soldi. I consigli comunali non si fanno più. I costruttori per farsi approvare i progetti e le lottizzazioni devono ricorrere agli avvocati. La maggioranza che non esiste più, ecc,ecc,ecc!