A Campobasso non è mancato all’appuntamento il segretario del Pd Pierluigi Bersani, giunto a dare il suo sostegno a Micaela Fanelli e a chiedere che “da queste elezioni amministrative venga un segnale chiaro e forte, che esprima quanto così non si possa andare avanti. I problemi degli italiani non sono quelli che siamo abituati a discutere in un Parlamento sequestrato, dove l’urgenza del paese risulta essere quella del processo su misura _ ha dichiarato Bersani _. E poi ci sono i problemi invece da lasciare e tener lì, coltivandoli perché servano, come quello dell’immigrazione. Occorrono invece riforme urgenti, che mettano al centro il vero problema degli italiani, il lavoro, che è la libertà e la dignità delle persone. Un pacchetto di riforme che comprenda una riforma fiscale che dia spinta al lavoro alleggerendolo e caricando sulle rendite e l’evasione fiscale, e proposte per ridurre il carico della pubblica amministrazione, ma seriamente. Il ‘ghe pensi mi’ non ha risolto nessun problema. E’ per tutti questi motivi che il prossimo voto alle amministrative è un voto per le nostre città, per la Provincia di Campobasso, e per il nostro Paese che ha bisogno di una strada nuova.”
“E così in questa piazza, come in tutte le piazze che ora sono una cosa sola” dice Micaela Fanelli nel suo intervento “noi non abbiamo paura di sostenere che il quadro complessivo sta dicendo solo una cosa: che bisogna creare un capovolgimento. E non lo si vede solo nei dati e nelle statistiche, ma nella vita dei molisani, nei servizi tagliati, nelle piaghe occupazionali, nel pericolo del nucleare, in un territorio che frana e non cresce, che non vogliono difendere, ma trivellare. Nei trasporti ridotti all’osso, nel terremoto che non viene ultimato con la ricostruzione, nell’incapacità di far valere il merito, nelle tasse che arrivano oltre il massimo e nel federalismo che sta diventando un’enorme forbice per tagliare in due l’Italia. Se il quadro complessivo è questo, non si può circoscrivere il discorso alla Provincia, ed è necessaria una classe dirigente onesta e per bene. Che sia credibile, che possa amministrare ponendo fine alla Prima Repubblica che qui ancora persiste, e che abbia un altro passo. Noi questo passo diverso l’abbiamo già e se staremo tutti insieme potremo farcela. Se non ora, quando, adesso!”