Un bambino e tre adolescenti hanno declamato poesie in dialetto davanti alla piazza. Poi le canzoni di Nicola Palladino, i «Fattarille» di Anna Catalano e l’interpretazione di Pina Cupone delle poesie dal nuovo libro di Saverio Metere. Ha condotto la serata Antonella Salvatore.

TERMOLI – Largo Tornola pieno, lunedì sera 27 luglio, per la settima edizione di «’Ma ssère ce parle termelèse», la rassegna ideata e curata da Saverio Metere, architetto, poeta e scrittore, termolese di origine e milanese di adozione.
A condurre la serata la giornalista ANSA Antonella Salvatore e direttrice di myNews.iT. È intervenuto lo storico Antonio D’Ambrosio, mentre il saluto dell’Associazione Di Capua, tra i patrocinatori della serata, l’ha portato il presidente Giovanni Risolo.
Il momento che la piazza aspettava è arrivato presto. Sono saliti un bambino e altri tre adolescenti, hanno declamato poesie in vernacolo e Largo Tornola li ha ascoltati in silenzio, cosa non scontata in una serata d’estate all’aperto. Il termolese in bocca a chi non l’ha imparato in casa: è la ragione per cui questa rassegna, da sette anni, continua a esistere.
Poi Nicola Palladino con la chitarra e le canzoni in dialetto, e Anna Catalano con i suoi “Fattarille”. Prima di cominciare, Anna ha messo le mani avanti: «Scusate se a volte parlo in italiano, perché purtroppo oramáje è accuscì, sò poche i ggènde con cui pòzze parlâ in dïalètte». Una battuta che ha fatto ridere, ma che dice bene qual è il problema.
Ha chiuso Pina Cupone, con l’interpretazione delle poesie tratte dal nuovo libro di Metere, Retrospettiva – Scritti e Poesie in vernacolo dal 1980 ad oggi. Alla fine la parola è passata alla piazza, fuori scaletta: hanno parlato l’avvocato Mimmo Bruno, Luigi Rosati e il cantautore Mario Leny.















