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Dalle foto storiche alle voci dei pescatori, un viaggio lungo quasi 150 anni. E nasce la proposta di dedicare la Passeggiata dei Trabucchi a Felice Marinucci, pioniere dimenticato della marineria locale.

“Trabucchi a Termoli” la presentazione del libro di Giovanni De Fanis

TERMOLI – Si è tenuta questa mattina, presso la sala riunioni dell’Ecclesia Mater di Piazza Sant’Antonio, la presentazione in anteprima del volume “Trabucchi a Termoli (1879-2026)”, il nuovo lavoro dello scrittore e giornalista Giovanni De Fanis.

Durante l’incontro l’autore ha illustrato i contenuti di un’opera frutto di una lunga ricerca condotta attraverso documenti, fotografie, testimonianze orali e studi specialistici. Per la prima volta, il libro ricostruisce in modo organico la nascita, la diffusione e l’evoluzione dei trabucchi lungo la costa termolese dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, colmando, come sottolineato dall’autore, “una lacuna nella storiografia locale legata al mare e alle attività della marineria”.

Durante la presentazione, Giovanni De Fanis ha messo in evidenza le criticità dell’attuale legislazione sulle dimensioni di queste storiche strutture. L’autore ha definito senza mezzi termini “una follia” la legge regionale del Molise che consente di costruire trabucchi fino a 240 metri quadrati, ricordando al pubblico come quelli storici, in realtà, “non superavano 20-25 metri quadrati”. Da qui l’auspicio che i comuni, attraverso i propri strumenti urbanistici, possano intervenire per riportarli a una grandezza “più corrispondente alla storia” e al rispetto dei luoghi. Addentrandosi poi nei ricordi e negli aneddoti del passato cittadino, lo scrittore ha descritto il primo trabucco sorto sotto il convento delle suore come “una sorta di casa bottega”, dotato di una scala che permetteva di scendere dall’abitazione direttamente sulla scogliera della Marina di San Pietro.

Nel corso dell’evento ha trovato ampio spazio la proposta di intitolare la Passeggiata dei Trabucchi di Termoli a Felice Marinucci, il marinaio termolese che nel 1879 introdusse per primo in città la pesca con il trabucco, dando origine a una tradizione che avrebbe segnato per oltre un secolo la storia della costa e delle famiglie marinare. L’iniziativa, sostenuta da una raccolta firme che ha già ottenuto centinaia di adesioni, è stata illustrata alla presenza dell’ingegnere Paolo Marinucci, discendente della storica famiglia artefice di questa rivoluzione marittima a Termoli.

Prendendo la parola, Paolo Marinucci ha illustrato la volontà del comitato promotore “di proporre all’amministrazione comunale di intitolare, diciamo di dare un nome al viale dei trabocchi” proprio al pioniere della sua famiglia. Ricordando le antiche radici vastesi e gli immensi sacrifici dei suoi avi, l’ingegnere ha espresso una profonda e commossa gratitudine: “Oggi sto qua grazie al fatto che Felice Marinucci ha avuto di che campare”. Marinucci ha poi condiviso alcuni toccanti aneddoti legati a una tradizione ormai al tramonto, raccontando ad esempio come il trabucco del nonno, distrutto da una mareggiata e ridotto a semplice legna, fu dato via in cambio di “un agnello”. Infine, ha voluto fare chiarezza sulla situazione attuale delle storiche macchine da pesca, precisando che il trabucco di Zio Pasqualino, situato sulla banchinella, è di fatto “l’unico ad oggi funzionante”, in quanto ancora provvisto di antenne e di un argano a motore in grado di alzare e abbassare la rete.