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Due artisti, una domanda: cosa resta dell’umano nella città che non si ferma mai? “Percorsi Interiori” – Elisabetta Bacci e Giovanni Pulze in mostra alla Nuova Officina Solare di Termoli dal 23 maggio al 5 giugno 2026.

TERMOLI – Da un lato la quiete geometrica dei templi di Bangkok. Dall’altro l’angelo che cammina tra i grattacieli di New York senza che nessuno lo veda. Sabato 23 maggio 2026 la Nuova Officina Solare di Termoli, in Corso Nazionale numero 12, ha aperto “Percorsi interiori”, doppia personale di Elisabetta Bacci e Giovanni Pulze, con testo critico di Roberto Vidali, direttore della rivista “Juliet”.

Due ricerche distanti per origine – Padova e Trieste, astrazione e figurazione – che convergono su un punto solo: l’uomo contemporaneo ha perso qualcosa, e la pittura può ancora cercarlo.

Elisabetta Bacci lavora con la precisione di chi misura lo spazio prima di abitarlo. Formato quadrato, cicli cromatici, geometrie che derivano dall’osservazione diretta dei templi buddisti tailandesi. Nel ciclo “Siam” il Garuda – ridotto a triangolo essenziale – porta dentro il quadro la stessa tensione spirituale che Bacci ha trovato nei luoghi che ha attraversato. Non decorazione: struttura.

Giovanni Pulze mette un angelo in mezzo al traffico. Città riconoscibili – Salzburg, San Francisco, Trieste, New York – dove figure disumanizzate camminano veloci senza guardarsi. L’Angelo metropolitano di Pulze non salva nessuno: osserva, testimonia, ricorda che l’isolamento non è destino. È una scelta. La pittura mediale che teorizza Gabriele Perretta qui diventa domanda scomoda: fino a quando?

“La gente, in qualche modo disumanizzata, percorre vie, strade, e rappresenta la figura di un angelo… per lui un angelo laico, che ha il potere evocativo di pensare che l’umanità possa avere comunque una speranza per eliminare l’isolamento, per eliminare l’individualismo” Nino Barone, curatore.

Né Bacci né Pulze cercano la sintesi delle neoavanguardie. Si muovono nell’altra direzione – quella di HopperCurrinBalthus e Bacon -dove la diversità è il metodo, non il problema.