A destra Roberto De Lena

UN APPELLO E UNA FIRMA PER NATALE.

TERMOLI – Un sussulto di dignità e di opposizione alle leggi liberticide del governo in tema di diritti dei migranti. Le più grandi organizzazioni sociali presenti in Italia, riunite nel Tavolo Nazionale Asilo, hanno apertamente criticato la circolare di pochi giorni fa del Ministero dell’Interno che imponeva ai progetti Sprar (ora Siproimi) della rete nazionale dell’accoglienza diffusa italiana di non garantire più i servizi per l’integrazione e quindi di espellere dalle proprie strutture i richiedenti asilo e i titolari di protezione umanitaria.

Noi dallo sprar non cacciamo nessuno: con questa netta e decisa presa di posizione prima di ogni altro gruppo si è apertamente schierato contro questo ennesimo atto che produce esclusione sociale il Ciac di Parma, una delle migliori e più importanti associazioni italiane che si occupano di immigrazione; poi anche, appunto, il Tavolo Nazionale Asilo (che mette in rete  A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International, ARCI, ASGI, Avvocato di Strada, Caritas Italiana, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CIR, CNCA, Comunità di S.Egidio, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Mèdicins du Monde Missione Italia, Oxfam Italia, Save The Children, Senza Confine ) e quindi la nota specifica di ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Viene contestata l’illegittimità della circolare ministeriale. Per diverse ragioni: in primo luogo perché interromperebbe percorsi di integrazione già avviati da parte di molti migranti ospiti di strutture di accoglienza; in secondo luogo perché una recente sentenza della Cassazione sancisce la non retroattività delle Legge Salvini; in terzo luogo perché i progetti in scadenza al 31 dicembre, ai quali si dovrebbe applicare la norma in oggetto, in realtà non chiuderanno effettivamente in quella data, ma potranno essere prorogati per altri sei mesi, fino al 30 giugno. Proprio dal Tavolo Nazionale Asilo è giunta una chiamata alla mobilitazione: “Il prossimo 27 dicembre saremo in piazza, davanti le prefetture di tutta Italia per chiedere di ripristinare lo Sprar e garantire a tutti i richiedenti asilo e rifugiati presenti nel nostro Paese una accoglienza dignitosa, nel rispetto della Costituzione” aggiunge la nota firmata dalle principali organizzazioni umanitarie: da Caritas italiana a Sant’Egidio, A buon diritto, Arci, Cnca, ActionAid, Oxfam Italia e molte altre. Tutto ciò sta portando il Ministero a rivedere le proprie posizioni e a fare passi indietro rispetto a delle norme che sanno di disumanità, arrivate per giunta in pieno clima natalizio.

Quanto sta accadendo in queste ore è dunque importante, e rasserena le giornate e i mesi a venire per molti migranti e operatori. Anche le grandi organizzazioni prendono pubblicamente e decisamente posizione contro la deriva autoritaria delle leggi in materia di migrazione ed accoglienza. Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere: questo sta diventando chiaro per settori sempre più larghi di associazionismo. Evidentemente la misura è colma. Ma è necessario andare alla radice del problema. È proprio di queste ore, ad esempio, la notizia di nuovi respingimenti verso la Libia, Paese in guerra e che non rispetta i diritti umani. Inoltre in moltissimi hanno già subito i colpi dei decreti sicurezza e si trovano già al di fuori del circuito dell’accoglienza: si tratta migliaia di persone spinte nell’irregolarità, che vanno ad ingrossare le maglie della povertà e dell’esclusione sociale, dello sfruttamento e degli affari delle mafie nel nostro Paese. Proprio per questo bisogna andare alla radice del problema, e cioè: abolire i decreti sicurezza; chiudere i centri per il rimpatrio; stralciare il memorandum con la Libia; smetterla con i respingimenti; aprire canali regolari di ingresso; mettere a regime i corridoi umanitari; regolarizzare tutti i migranti già presenti nel nostro territorio; adottare misure efficaci per il contrasto allo sfruttamento sessuale e lavorativo; chiudere i grandi centri di accoglienza e pianificare un sistema di accoglienza diffuso, di cui possano beneficiare tutti, anche gli abitanti autoctoni delle  nostre comunità.

Sarebbe necessario, insomma, un cambio di paradigma radicale in materia di migrazione ed accoglienza, che permetta di dare voce ai diritti dei migranti, dignità ai lavoratori del sociale. Che permetta di andare anche oltre lo stesso sistema di accoglienza, immaginando un sistema territoriale di inclusione sociale di cui possano beneficiare tutte le fasce deboli della popolazione, indipendentemente dalla loro provenienza. Che permetta quindi di rimettere al centro del dibattito pubblico nazionale le questioni fondamentali: l’abbandono dei territori e i diritti dei lavoratori, la gestione autoritaria del potere e la distribuzione della ricchezza, la deriva culturale di egoismo sociale a cui stiamo assistendo. Si tratta di questioni che parlano al cuore della democrazia. Questa battaglia di civiltà non riguarda, infatti, solo le persone che viaggiano in cerca di protezione o di un futuro migliore: è di questi giorni la notizia che lavoratori a Prato sono stati multati perché protestavano per non aver ricevuto lo stipendio da mesi. Quelle multe sono il frutto degli stessi decreti sicurezza che negano la libertà ai migranti. Un altro esempio: molti senza tetto italiani non possono accedere al reddito di cittadinanza perché la norma sulla residenza, voluta dal governo gialloverde per escludere dall’accesso al reddito i migranti, ha finito per escludere anche molti di loro. L’attacco ai diritti, universali, comincia sempre dai soggetti più marginali ma poi si estende a tutti. 

Che fare? Continuare ad informare e a tenerci informati, ad esprimere il nostro dissenso, a dare voce a quella parte di società che dice basta, a promuovere gesti di gentilezza e solidarietà quotidiani. Come per esempio mettere una firma e diffondere questo appello, lanciato da cittadini e cittadine, organizzazioni della società civile, enti e sindacati riuniti nella rete Io Accolgo (http://ioaccolgo.it/ ), che chiedono al Parlamento e al Governo di abrogare al più presto i cosiddetti Decreti Salvini e gli accordi Italia-Libia (https://bit.ly/2YA4127). 

Un piccolo ma importante gesto, appunto, di quotidiana solidarietà.

Roberto De Lena, operatore sociale