
E’ quanto dichiara Vittorio Granillo, del coordinamento del sindacato di base. Granillo ha annunciato un’azione legale in difesa dell’operaio, Giovanni Musacchio, sostenendo che “la Fiat, non riuscendo ad avere consensi, passa alla repressione nei confronti degli operai e dei sindacalisti”. “Abbiamo assistito in questi giorni alle azioni di forza da parte dell’azienda – ha proseguito Granillo – che ha dapprima licenziato i delegati Fiom a Melfi e adesso il rappresentante dello Slai Cobas”.
Secondo testimonianze raccolte, l’operaio si era recato in fabbrica a Termoli per il secondo turno di lavoro: “Ma non lo hanno fatto entrare e gli hanno comunicato il licenziamento davanti ai cancelli, preannunciandogli la successiva lettera a casa.
Sempre secondo testimonianze raccolte l’operaio avrebbe usufruito di un permesso per accudire la propria figlia. Un permesso che però terminava alle 14, ed è stato allora che il trentenne ha raggiunto gli altri delegati di Termoli arrivati a Pomigliano d’Arco”.
Giovanni Musacchio è il nipote del noto Stefano Musacchio, l’ex coordinatore dello Slai-Cobas nonchè operaio Fiat oggi in pensione protagonista circa 7 anni fa di un altrettanto eclatante licenziamento. Fu “butatto fuori” dalla Fiat di Termoli per aver appeso all’interno della fabbrica la bandiera della pace in occasione del Family day. Il caso di Musacchio approdò in Parlamento e fu seguito con attenzione dall’allora “leader” della sinistra italiana Fausto Bertinotti. Dopo anni di battaglie giudiziarie, Musacchio ottenne il reintregro il Fiat e l’azienda fu condannata fino in Cassazione.