Nella sala “Ecclesia Mater” della Curia di Termoli-Larino, l’ingegnere Gianfranco Vitagliano e il sindacalista Giovanni Notaro hanno parlato di chi decide davvero, della crisi della sanità regionale e del lavoro nell’era digitale.

TERMOLI – Sabato 24 ottobre 2026, nella sala “Ecclesia Mater” della Curia della Diocesi di Termoli-Larino, in Piazza Sant’Antonio, si è svolto il secondo incontro del 5° Ciclo di incontri Culturali e di Formazione Politica. Al tavolo dei relatori sedevano un amministratore e un sindacalista.
Ha aperto l’ingegnere Gianfranco Vitagliano, già dirigente e vice direttore del Consorzio di sviluppo industriale della valle del Biferno di Termoli, già consigliere e assessore della Regione Molise. Il titolo della sua relazione era “Il potere – Chi decide davvero? – Potere, tecnica, amministrazione e responsabilità”.
Vitagliano è partito dalla frammentazione del potere: molte materie sono concorrenti e la competenza si divide tra Comune, Provincia, Regione, Stato ed Europa. Sull’Unione Europea è stato netto: «Un’unione di Stati sulla carta, non politica, che ha trasformato l’esercizio della politica non nel disegno del futuro, ma nella elaborazione delle regole: quando deve essere limitata la stazza dei pescherecci, quanti posti deve tenere il pullman. Con questa logica abbiamo tolto all’Italia lo zucchero, abbiamo tolto molti prodotti dell’agricoltura, aprendoci apoditticamente per una finta economia etica a stati che hanno inondato il sistema di prodotti di peggiore qualità a minor costo.» E sullo zucchero: «Noi non facciamo più zucchero ormai da 20 anni, da 30 anni, il 75% del fabbisogno nazionale lo compriamo pagandolo assai dal Brasile, dalla Cina, dal Vietnam, e abbiamo chiuso 19 zuccherifici che davano lavoro ad oltre 100.000 persone, tra quelli che coltivavano la barbabietola, tra quelli che la portano, quelli che la vendono.»
Poi il rapporto tra politica e giustizia: «in natura una delle leggi fondamentali della fisica è questa: che quando una sostanza arretra, perde o volume o peso, qualcun’altra lo piglia.» Quel qualcun altro, secondo il relatore, è la magistratura, che non occupa lo spazio di sua iniziativa: «La politica è debole, il cittadino non difeso rispetto alla politica debole che fa? Ricorre al tribunale amministrativo o al giudice penale perché non ha altre forme per ottenere la diminuzione di una deriva, non ha altre forme per correggere la propria insoddisfazione, quindi chiama in supplenza l’esercizio di un altro potere. L’esempio è l’ospedale di Termoli: da quattro anni il TAR, anche sul ricorso dell’associazione San Timoteo, presieduta da Nicolino nostro, tiene aperto il punto nascite. Quindi noi nasciamo a Termoli per merito del TAR, non per merito della politica.»
Il capitolo più duro è stato quello sulla sanità. Vitagliano ha portato dati sulla pressione fiscale: «noi siamo arrivati al 3,33% di IRAP e IRPEF, cioè paghiamo la tassa più alta d’Italia, più alta d’Italia!» E ancora: «Oggi un pensionato a 27-28.000 euro all’anno, quindi un buon pensionato, voi sapete, paga 1.000 euro tra Comuni, Province e Regioni; un cittadino del Veneto ne paga 233.» Sui tempi di accesso ai servizi ha detto che con tre punti nascita nella regione «quasi il 40% della popolazione è oltre l’ora, cioè porta avanti una gravidanza a rischio.» Quanto alle responsabilità: «Allora, in questa catena, Regione, direzione aziendale, commissario, Stato, chi si prende questa responsabilità? Nessuno!»
La conclusione è stata un appello a ricostruire la catena delle responsabilità: «Il problema sostanziale è quello: bisogna recuperare la catena, come? Facendo uno sforzo di chiarezza sul piano delle responsabilità ed eliminando le zone d’ombra. Quando tu metti troppe persone, troppi enti, troppe situazioni a governare una cosa, tante persone, nessuna persona!» Il cambiamento, ha aggiunto, passa dagli uomini: «Allora è la democrazia che si deve aggiornare, si deve riformare, e se non lo fa… siccome la democrazia si aggiorna attraverso gli uomini che la esercitano, noi li dobbiamo mandare a casa! Cambiare aria, cambiare aria!» Ha ricordato Remo di Giandomenico, secondo cui «quando la situazione è stagnante, quando non si riesce a modificare, quando gli appelli che le persone per bene fanno non producono la modificazione, è meglio buttare giù il palazzo, fare il caos e ricominciare da capo!» Ha chiuso con un richiamo alla partecipazione al voto.
A chiudere è stato Nicola Felice, che è tornato sul ruolo dei commissari: «se uno si va a leggere il decreto di incarico di nomina del commissario, il governo ti dice “tu vai a posto mio e devi fare questo, questo, questo e questo”. E lì che la politica viene meno? Perché se ci fosse stata la capacità del politico non sarebbe venuto il commissario.» Ha annunciato che i direttivi dell’associazione ragioneranno su incontri e convegni specifici su questi argomenti. Sul senso del corso attuale ha detto: «questo ciclo di incontri ha un’altra funzione: è quello di smuovere un pochettino le coscienze e toccare i vari argomenti, con relatori che sono professionisti, professori, storici e giudici».
Nella seconda parte della mattinata ha parlato Giovanni Notaro, segretario della FIM Cisl Molise, segretario generale della Cisl Abruzzo Molise e componente del Consiglio generale e dell’esecutivo della Cisl Nazionale. Il suo tema era “Partecipazione e Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”, cioè come l’innovazione tecnologica sta cambiando produzione e occupazione. «L’intelligenza artificiale non deve rappresentare una minaccia per l’occupazione o un fattore di diseguaglianza, ma uno strumento da governare attraverso la partecipazione attiva dei lavoratori e il rafforzamento della contrattazione, per garantire dignità, sicurezza e centralità alla persona umana», ha dichiarato Notaro, aggiungendo che servono modelli partecipativi in grado di guidare la transizione digitale senza lasciare indietro nessun territorio.





























