VescovoSedeTERMOLI – In seguito alla forte denuncia del nostro vescovo contro il sistema clientelare e delle raccomandazioni che corrompe e inquina il mondo del lavoro, non si può far passare sotto silenzio una conseguenza molto grave di questo sistema: l’assuefazione di tanti giovani a simili consuetudini e l’acquisizione di una mentalità deleteria che impedisce il necessario e radicale cambiamento culturale che umilia chi lotta per questo.
Non di rado si constata un comodo appiattimento, una servile omologazione, da parte degli stessi giovani in cerca di prima occupazione, al regime ricattatorio-clientelare del mondo del lavoro. I giovani devono trovare la forza per ribellarsi, per pretendere il rispetto della giustizia, della legalità, delle norme e dei criteri di selezione, della valorizzazione delle competenze e delle professionalità, per corrette valutazioni.

Ugualmente i giovani sono invitati a prendere consapevolezza che il loro percorso di studi e di formazione non sempre garantisce un adeguato e corrispondente impiego, come non possono trascurare il fatto che il mito del posto fisso (caso mai dietro una scrivania) per tutta la durata dell’età lavorativa, ormai sembra definitivamente tramontato; pur auspicando che l’alternativa non sia una precarietà che impedirebbe qualunque progettualità per il futuro, umiliando la dignità del giovane lavoratore, abbandonato spesso in balìa del nulla. Da questo punto di vista una rivoluzione culturale sarà possibile solo se le nuove generazioni sapranno sottrarsi con coraggio alle lusinghe di sicurezze, privilegi e vie preferenziali, che non devono esistere più.

“Il lavoro ci dà dignità, e tutti noi dobbiamo fare il possibile perché non si perda una generazione di giovani. Una generazione senza lavoro è una sconfitta futura per la patria e per l’umanità.
Dobbiamo lottare contro questo… aiutarci gli uni gli altri a trovare una via di soluzione, di aiuto, di solidarietà”.
Con queste parole, circa due anni fa, Papa Francesco non solo invitava i giovani molisani e abruzzesi a non perdere la speranza ma soprattutto esortava tutti ad assumersi delle responsabilità, a mettere al centro i giovani e a guardarli non come oggetti ma come soggetti attivi e protagonisti del loro futuro.

Investire nel cuore e nell’intelligenza dei giovani significa promuovere e favorire la crescita e lo sviluppo dei singoli e dell’intera nazione.
La società, la Chiesa e le Istituzioni hanno dunque il dovere di attivare processi finalizzati al cambiamento di queste situazioni di precarietà e di suscitare nei giovani il desiderio di spendere le risorse e le competenze acquisite nella valorizzazione del proprio territorio. Una consapevolezza che ha portato il vescovo De Luca già nel 2011 a porre le basi di quello che allora era solo un sogno: “Una Terra Per Giovani”.

Da quelle linee pastorali scaturirono due importanti scelte:

– il potenziamento e il rinnovamento del “Progetto Policoro”, promosso dalla Chiesa Italiana, per orientare i giovani nel mondo del lavoro e accompagnarli all’avvio di imprese attraverso il sostegno economico del “Microcredito” che eroga finanziamenti ai giovani “non bancabili” che hanno un’idea imprenditoriale;
– la costituzione dell’associazione “Un paese Per Giovani” che mira ad aiutare le persone ad inserirsi nel mondo del lavoro, attraverso un accompagnamento personalizzato fino all’incontro con le aziende partner, fornendo al candidato un orientamento, delle occasioni concrete per
mettersi alla prova ed un’educazione al complesso mondo lavorativo.

Questi progetti hanno assunto una connotazione profetica nei confronti di quei giovani che di fronte alla scelta tra essere protagonisti positivi e non esserlo, hanno scelto la via dell’impegno, la via del coraggio.

Centinaia sono le persone accompagnate attraverso percorsi di formazione e di orientamento al lavoro e alla creazione di impresa, nell’ottica della diffusione di sani valori e di una nuova cultura del “lavoro buono”, richiamato nella dottrina sociale della chiesa e nella nostra costituzione.
Giovani da un lato demotivati, rassegnati, alla ricerca di un senso e una strada difficile da individuare, ma dall’altro affamati di verità, autenticità, meritocrazia e di strumenti che favoriscono la creatività e l’innovazione, per poter tornare a sperare e osare.

Questi giovani rappresentano oggi segni di speranza, perché trasformano i loro sogni in gesti concreti, dando opportunità a sé e ad altri. Piccoli segni, a volte invisibili ma mai insignificanti.

ANIMATORI DI POLICORO
Diocesi di Termoli