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TERMOLI _ Sulla raccolta differenziata porta a porta sono pervenute alla redazione, attraverso la rubrica “MyVoice”altri racconti di cittadini che hanno illustrato la loro “odissea” con il nuovo servizio di igiene urbana.

Quella di oggi è l’esperienza di un cittadino alle prese con la fornitura dei bidoni e la documentazione rilasciata dalla società.

Vorrei raccontare, in merito alla tanto annunciata attivazione del servizio di raccolta dei rifiuti domestici secondo la modalità cd. “porta a porta”, a beneficio di chiunque possa averne interesse, un episodio a me recentemente accaduto. Lo scorso 14 gennaio, al rientro presso la

 mia abitazione, ho notato che nell’atrio del condominio erano stati depositati n. 4 contenitori in plastica per la raccolta di varie

  categorie di rifiuti (carta e cartone, vetro e metalli, umido organico e residuo secco – mancava la sola categoria plastica).

 Rientrato in casa mia moglie mi informò che, oltre ai citati contenitori, due impiegati della Società “Teramo Ambiente” avevano provveduto, nel corso della mattinata, al deposito di 8 kit per la raccolta dell’umido, uno per ciascuno dei condomini.

A deposito ultimato, gli stessi addetti avevano, quindi, richiesto la sottoscrizione di un apposito modulo (che allego in copia alla presente) giustificandolo quale notifica dell’avvenuta consegna. Nel valutare il modulo da mia moglie sottoscritto notai, quasi per caso, che lo stesso recava A TERGO importanti precisazioni integrative, non evidenziate all’atto della sottoscrizione.

Le stesse, in particolare, indicavano che, contrariamente a quanto detto all’atto della firma (o meglio non detto!), non si trattava di un semplice modulo di notifica di avvenuta consegna, ma di un vero e proprio contratto di “comodato d’uso gratuito” che impegna il DESTINATARIO/INTESTATARIO DELLA SCHEDA (il sottoscrittore!!) a “custodire e mantenere le attrezzature consegnate con cura e diligenza, a non destinarle ad uso improprio, a non cederne l’uso a terzi né a titolo gratuito né a titolo oneroso”, impegnandolo, altresì, a “restituire l’attrezzatura … a richiesta del comodante” nonché “a conservarle in luogo privato”, assumendone la responsabilità per i “danni che dovessero essere procurati all’attrezzatura o a terzi a causa della violazione delle norme di diligenza nella custodia ovvero nell’uso delle stesse”, ect. ect. ect. …

Tengo a ribadire che trattasi di contenitori che per ovvi motivi sono destinati ad essere depositati in luoghi aperti e, spesso, di libero accesso a chiunque. Tralasciando di approfondire le considerazioni in merito ai kit, consegnati ad uno per tutti benché destinati ad un uso non comune, quel che mi preme con la presente evidenziare è la poca trasparenza del modulo di consegna, nella sua conformazione e, soprattutto, le modalità con le quali, in maniera a dir poco semplicistica, si perviene alla stipula di un contratto per l’esercizio di un servizio pubblico appaltato da una sicuramente rispettabile Amministrazione pubblica. Non si capisce, infatti, per quale motivo si debba andare in giro per abitazioni private cercando di rifilare in tutta fretta un contratto di comodato al primo mal capitato condomino che o per buona fede o per spirito di collaborazione accetta la sottoscrizione, quando sarebbe in realtà più giusto e doveroso evidenziare in modo chiaro il contenuto dell’atto.

Ma lasciate che finisca di raccontare la mia storia… Non potendo accettare l’abuso ho deciso di recarmi presso gli uffici della “Teramo Ambiente” siti in V.le Trieste (come indicato a tergo del più volte citato “modulo di consegna”) per chiedere spiegazioni. Qui giunto una graziosa ed altrettanto agguerrita signorina, molto semplicisticamente mi ha chiarito come, a suo dire, il contratto da mia moglie sottoscritto, in realtà impegnava tutto il condominio.

Non potetti esimermi da porle domande del tipo: ma perché devo essere io ad assumermi l’onere di rincorrere gli inquilini non consenzienti? Perché devo essere io a dover intentare eventuali azioni di rivalsa nei riguardi degli altri condomini nell’ipotesi di danneggiamenti ad opera di chicchessia sugli oggetti comuni? e, soprattutto, perchè non devo essere messo al corrente prima della stipula, IN MODO CHIARO, TRASPARENTE ED ESAUSTIVO di quello che una tale sottoscrizione comporta, sì da essere LIBERO DI SCEGLIERE se contrarre o meno?

Successivamente la stessa graziosa signorina, a fronte delle mie rimostranze, non ha mancato di evidenziarmi che per quanto la riguardava il contratto era bello che concluso e che non aveva alcuna intenzione di restituirmi la copia del modulo in buona fede sottoscritto dalla mia congiunta. A quel punto feci presente che a quelle condizioni non avevo interesse a stipulare il contratto e che ne chiedevo, pertanto, la RESCISSIONE, avendone per legge la facoltà, fermo restando che la Società avrebbe potuto benissimo chiedere la regolarizzazione all’amministratore condominiale.

Dopo vari tentennamenti e chiarimenti telefonici chiesti anche al competente Assessore, la graziosa signorina riconobbe fondate le motivazioni addotte ma che lei non avrebbe provveduto alla restituzione dei moduli firmati se non dietro consegna di altrettanti moduli sottoscritti dal mio amministratore (come dire io non ho tempo da perdere con queste stupidaggini, perfeziona tu il lavoro che avrei dovuto fare io!) … in ogni caso alla fine, dopo tanti peripezie, sono riuscito a pervenire al recupero del mio contratto ed alla stipula di uno nuovo nel rispetto dei canoni previsti. Spero che questo mio racconto possa tornare utile a qualcuno. Per quanto riguarda la Società (che non avrà problemi a rintracciarmi visto che le ho lasciato il mio recapito mobile), resto a sua disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti di cui dovesse necessitare.

Saluti, Angelo N.

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