Dal crollo del viadotto sulla SS16 Adriatica non ci sono ancora risposte. La figlia lo dice chiaro sui social: «Senza un intervento deciso per la rimozione delle macerie, mio padre potrebbe restare lì, invisibile, come se la sua vita non contasse».

BISCEGLIE – Appena saputo del crollo sul fiume Trigno, Angelica Racanati aveva fatto l’unica cosa che poteva fare: scrivere sui social, sperando che qualcuno avesse visto qualcosa. Era il 2 aprile 2026.
«ATTENZIONE – PERSONA SCOMPARSA. Cerchiamo informazioni su RACANATI DOMENICO, 53 ANNI. Non abbiamo più sue notizie da oltre 12 ore. Era in viaggio verso Ortona al momento del crollo del ponte. Viaggiava con FIAT BRAVO, CHAMPAGNE, DH870PB. Chiunque abbia informazioni è pregato di contattare il 112»
Il viadotto Trigno, al km 526,000 della Strada Statale 16 “Adriatica” nel territorio di Montenero di Bisaccia, era ceduto per l’esondazione del fiume, a sua volta causata dalle piogge che da giorni colpivano Abruzzo e Molise.
Le ricerche non si sono mai interrotte. Neanche a Pasqua, domenica 5 aprile: squadre dei Vigili del Fuoco dal Comando di Campobasso e da altri comandi hanno lavorato anche di notte, con la torre fari accesa. Il personale USAR-M (Urban Search And Rescue – Medium) ha perlustrato l’area sotto la campata crollata. Con le unità cinofile del SAGF(Soccorso Alpino della Guardia di Finanza) sono state battute le rive, la foce e il litorale. La Guardia Costiera ha allargato le ricerche in mare con i sommozzatori del nucleo subacqueo. Niente.
Dodici giorni dopo il crollo, Angelica è tornata a scrivere. Questa volta non chiedeva informazioni: chiedeva che si continuasse accelerando le operazioni di ricerca.
«APPELLO PER LA VERITÀ E PER MIO PADRE.
Da giorni viviamo nell’angoscia, sospesi tra speranza e dolore. Le ricerche non hanno ancora dato risposte, ma una cosa è chiara: mio padre è lì, e merita di essere trovato. Secondo una ricostruzione tecnica, il veicolo potrebbe essere ancora intrappolato sotto i detriti del ponte crollato. Questo significa che senza un intervento deciso e rapido per la rimozione delle macerie, mio padre potrebbe restare lì, invisibile, come se la sua vita non contasse. Io non posso accettarlo. Chiedo con forza alle autorità competenti, alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e a tutte le istituzioni coinvolte: accelerate le operazioni. Fate tutto il possibile. Non fermatevi. Non è solo una questione tecnica. È una questione di rispetto. È una questione di dignità. È una questione di umanità. Mio padre non è un numero, non è un caso. È una persona, è una vita, è la mia famiglia. A chi può decidere: vi prego, agite ora. A chi legge: vi chiedo di condividere questo appello, di non far calare il silenzio. Finché non avremo risposte, noi non ci fermeremo. Ridateci mio padre.»
















