
La missionaria termolese, da Berberati, racconta la sua esperienza dal momento del suo arrivo e le motivazioni dell’istituzione della Ong Kizito. “Siamo nati nel 2002 quando sono arrivata a Berberati e nominata dal Vescovo Direttrice di un Centro Culturale – ha aggiunto -. Insieme a dei collaboratori ho cominciato ad uscire la notte, momento propizio per incontrare i bambini che dormivano per terra davanti ad un magazzino o sui tavoli sporchi del mercato. Abbiamo fatto amicizia, invitati a venire al centro Culturale per giocare, vedere un film, ritrovarsi per raccontare le loro storie di vita. I miei primi collaboratori erano dei giovani papà che hanno vissuto con me questa prima esperienza. Ho proposto a questi giovani di invitare le loro giovani mogli a venire al Centro Culturale per una Formazione. Dopo un anno, due coppie si sono rese disponibili per cominciare ad accogliere dei bambini. Prima 4 Coppie, poi 6, poi 8, poi 10 fino ad arrivare a trenta con ¾ bambini accolti. I primi piccoli accolti sono diventati grandi, 19/20 anni. Di tutti, 8 sono in diverse facoltà universitarie a Bangui, la capitale, altri 5 terminano il Liceo quest’anno, altri hanno imparato un mestiere(falegname, meccanico, calzolaio) e tutti, proprio TUTTI, hanno due ettari di terra coltivabile. I piu piccoli sono alle elementari o Medie o Liceo. In totale sono 120 oltre ai figli naturali di questi genitori. Complessivamente arriviamo a 250 persone. Cinque sono già giovani coppie che si rendono disponibili all’accoglienza. Questo è davvero segno di vita che continua”.
Nonostante la carenza di fondi ed i tanti problemi quotidiani, Suor Elvira non si arrende. “Proprio alcuni giorni fa ho saputo che abbiamo ricevuto il finanziamento dall’ambasciata di Francia in un progetto di soli sei mesi: potremo accogliere 25 ragazzi usciti dalle bande armate al Centro Agricolo e 10 ragazze al Centro di formazione femminile gestito qui a Berberati da noi suore della Carità di Sta Giovanna Antida Thouret. Sono ragazzi e ragazze molto feriti: hanno ferito e ucciso persone con il machete, si portano dentro tanto odio. Riusciremo ad aiutarli almeno un po’?
Mi chiedo dopo questi sei mesi quale prospettiva concreta di vita per ciascuno di loro? Continuiamo a credere nella Provvidenza. Sappiamo di essere come una goccia nell’oceano ma questa goccia non puo’ mancare e con papa Francesco ci sentiamo ripetere :…non lasciatevi RUBARE la Speranza….”.