Si vota sulla «Riforma Nordio»: separazione delle carriere, due CSM e un’Alta Corte disciplinare.

ROMA – Alle 7:00 di domenica 22 marzo i seggi hanno aperto in tutta Italia e chiuderanno alle 23:00. Gli italiani sono chiamati per la quinta volta nella storia repubblicana a pronunciarsi su una modifica alla Costituzione: si vota sulla revisione del Titolo II e del Titolo IVdella Parte II. Si torna alle urne lunedì 23 marzo fino alle 15:00.
Il quesito referendario.
Sul tavolo c’è la cosiddetta «Riforma Nordio», la legge costituzionale di iniziativa governativa approvata dal Senato della Repubblica il 30 ottobre 2025 e pubblicata lo stesso giorno in Gazzetta Ufficiale. Non è entrata in vigore perché in Parlamento non ha raggiunto i due terzi dei voti. A quel punto, l’art. 138 della Costituzione ha consegnato la parola ai cittadini. Il testo del quesito, fissato con D.P.R. del 7 febbraio 2026 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 31, recita:
«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?»
Cosa prevede la riforma.
La riforma taglia il nodo più discusso della magistratura italiana: giudici e pubblici ministeri non potranno più passare dall’una all’altra funzione nel corso della carriera. Introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, prevede due distinti Consigli Superiori della Magistratura – uno per i giudici, uno per i pm – i cui componenti saranno selezionati per sorteggio, e istituisce un’Alta Corte disciplinare dedicata ai magistrati ordinari.
Come si vota.
Per votare servono documento d’identità valido e tessera elettorale. «SÌ» significa approvare le modifiche alla Costituzione, «NO» significa respingerle. Non è previsto alcun quorum: a differenza dei referendum abrogativi, l’art. 138 non richiede che vada alle urne la maggioranza degli aventi diritto. Vince l’opzione con più voti; le schede bianche e le nulle non entrano nel computo. Non votare non abbassa nessuna soglia — ma riduce il peso di chi vota rispetto al totale.
I quattro referendum che ci hanno preceduto.
Il referendum confermativo è stato usato quattro volte nella storia repubblicana. Il 7 ottobre 2001 si votò per la prima volta sulla riforma del Titolo V, approvata dalla maggioranza di centrosinistra nei governi Prodi, D’Alema e Amato: vinse il SÌ con il 64,2% dei voti, con un’affluenza ferma poco oltre il 34%.
Il 25 e 26 giugno 2006 fu bocciata con il 61% di voti contrari la riforma varata dal governo Berlusconi, su ispirazione della Lega di Bossi con Calderoliministro delle Riforme, detta «devolution»; i votanti raggiunsero il 52%.
Il 4 dicembre 2016 l’affluenza toccò il 65,47% – la più alta mai registrata per un referendum costituzionale – ma la Riforma Renzi-Boschi sul superamento del bicameralismo paritario fu bocciata con oltre il 59% di voti contrari: nella notte tra il 4 e il 5 dicembre, Matteo Renziannunciò le dimissioni da Presidente del Consiglio.
Il 20 e 21 settembre 2020, nonostante la pandemia da COVID-19, il SÌ al taglio dei parlamentari ottenne il 69,96% con un’affluenza del 51,12%: i deputati scesero da 630 a 400, i senatori da 315 a 200. Due vittorie del SÌ, due del NO. Il 2026 è il quinto capitolo.
Gli aventi diritto al voto in Molise.
In Molise gli aventi diritto al voto sono 237.354, di cui 85.659 residenti all’estero. La provincia di Campobasso conta 172.510 elettori, quella di Isernia 64.844. Nei 136 Comuni della regione sono allestite 393 sezioni.
I risultati in diretta
I dati nazionali, del Molise e per Campobasso, Isernia e Termoli – sezioni, elettori iscritti e affluenza aggiornata ora per ora – sono disponibili sul portale istituzionale Eligendo del Ministero dell’Interno:
👉 ITALIA
👉 MOLISE
👉 CAMPOBASSO
👉 ISERNIA
👉 TERMOLI







